







di IACOPO PARISI
Manifesti cinematografici, volti familiari, colori accesi, immagini strappate, coperte e reinventate. C'è qualcosa di immediatamente riconoscibile e, allo stesso tempo, sorprendente nelle opere di Mimmo Rotella. Non serve necessariamente essere appassionati d'arte contemporanea per lasciarsi incuriosire dal suo linguaggio, fatto di riferimenti al cinema, alla pubblicità e alla cultura popolare. È proprio questa capacità di parlare a pubblici differenti, attraversando epoche e generazioni, uno degli aspetti più affascinanti di “Mimmo Rotella. Monumentale”, la grande mostra che ha aperto le sue porte al Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro, riportando nella città natale dell'artista una parte significativa della sua produzione.
Venticinque opere di grandi e grandissime dimensioni, distribuite lungo un percorso di otto sale, accompagnano il visitatore alla scoperta della ricerca artistica del maestro catanzarese, attraverso lavori realizzati dagli anni Ottanta fino al 2005. L'esposizione, curata dal critico d'arte Alberto Fiz e realizzata dal Comune di Catanzaro in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, rende omaggio all'artista a vent'anni dalla sua scomparsa, proponendo un percorso che mette in evidenza la sua straordinaria capacità di trasformare immagini quotidiane in opere d'arte.
A colpire, fin dall'ingresso, è soprattutto la dimensione delle opere, alcune delle quali occupano intere pareti, imponendosi allo sguardo con una forza visiva difficilmente trascurabile. È il caso di Pan Am, una sovrapittura su tela del 1986 che si estende per cinque metri. Ma la monumentalità richiamata dal titolo non riguarda soltanto le proporzioni. Le immagini sembrano quasi uscire dai propri confini, modificando il rapporto con chi le osserva e trasformando la visita in un'esperienza immersiva, nella quale lo spettatore non si limita a guardare un quadro, ma si confronta con una presenza visiva capace di dominare lo spazio.
Il cinema, in particolare, occupa un posto centrale nel percorso espositivo. Dai manifesti western alle immagini di A Star Is Born e Il trionfo di Tarzan, fino ai grandi décollage su lamiera come Matrix e Shaolin, Rotella recupera personaggi e rappresentazioni appartenenti all'immaginario collettivo e li restituisce sotto una veste completamente nuova. Le immagini pubblicitarie, nate per attirare l'attenzione e destinate a essere sostituite nel giro di poco tempo, acquistano così una nuova vita, diventando opere capaci di attraversare i decenni.
Ed è forse proprio qui che emerge con maggiore evidenza il carattere universale della sua arte. I visitatori più grandi possono riconoscere protagonisti e atmosfere del cinema di un tempo, ritrovando immagini legate ai propri ricordi, mentre i più giovani possono lasciarsi conquistare da un linguaggio visivo che, per certi aspetti, appare ancora estremamente contemporaneo. Le sovrapposizioni, i colori, le immagini frammentate e i continui richiami alla cultura popolare sembrano dialogare anche con la comunicazione di oggi, fatta di stimoli immediati, riferimenti visivi e messaggi che si susseguono rapidamente. Un'arte che non richiede necessariamente conoscenze specialistiche per essere apprezzata, ma che può incuriosire, divertire e sorprendere già al primo sguardo.
Del resto, la ricerca di Rotella nasce proprio dall'osservazione della vita quotidiana. Già negli anni Cinquanta l'artista aveva individuato nei muri delle città una sorta di museo a cielo aperto, riconoscendo nei manifesti pubblicitari e nelle immagini affisse per strada un potenziale espressivo fino ad allora poco esplorato. Da questa intuizione prende forma il celebre décollage, la tecnica che lo ha reso famoso a livello internazionale: attraverso lo strappo e la sovrapposizione dei manifesti, Rotella modifica immagini già esistenti, facendo emergere frammenti, dettagli e significati inattesi. Quello che normalmente viene considerato materiale effimero, destinato a deteriorarsi o a scomparire, diventa così materia artistica.
Il risultato è un percorso che alterna composizioni vivacissime ad altre più essenziali, nelle quali anche ciò che viene nascosto o cancellato assume un significato. Rotella non si limita a riprodurre immagini, ma le mette continuamente in discussione, giocando con la loro riconoscibilità e invitando il pubblico a osservare ciò che normalmente passa inosservato. Un approccio che conserva una sorprendente attualità, soprattutto in un'epoca nella quale le immagini occupano una parte sempre più importante della quotidianità.
A valorizzare ulteriormente l'esposizione è la cornice del Complesso Monumentale del San Giovanni. L'identità storica e architettonica dell'edificio incontra la forza di opere nate da un linguaggio profondamente legato alla modernità, dando vita a un contrasto particolarmente suggestivo. Le otto sale accompagnano il visitatore attraverso temi e sperimentazioni differenti, lasciando alle grandi composizioni lo spazio necessario per esprimere tutta la loro forza. Ma “Mimmo Rotella. Monumentale” rappresenta anche qualcosa di più di una semplice occasione espositiva. Per Catanzaro significa ritrovare uno dei suoi figli più illustri, un artista nato nel capoluogo calabrese nel 1918 e diventato protagonista della scena artistica internazionale, capace di costruire un linguaggio originale partendo proprio da ciò che tutti avevano davanti agli occhi. Un patrimonio culturale che la città è chiamata non soltanto a celebrare, ma anche a conoscere e valorizzare.
La mostra, visitabile gratuitamente fino al 7 gennaio 2027, offre dunque l'opportunità di scoprire o riscoprire Mimmo Rotella anche a chi non frequenta abitualmente musei ed esposizioni. Perché, al di là delle tecniche e delle interpretazioni artistiche, nelle sue opere c'è un universo fatto di cinema, volti, colori e immagini che appartengono alla memoria di tutti.
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