
Nel bicentenario della morte del Prof. Avv. Giuseppe Raffaelli (Catanzaro, 20 febbraio 1750 – Napoli, 26 febbraio 1826), eminente giurista catanzarese, nasce l’Associazione per gli Studi di Diritto e Procedura penale a lui intitolata. L’Associazione si è costituita a Catanzaro, davanti al notaio dott. Mario Sculco, i soci fondatori sono tutti giuristi catanzaresi. Assume la carica di presidente Marco Grande; la vicepresidente è Adele Manno, il segretario è Pietro Funaro, il tesoriere è Luca Tinello; assumono il ruolo di consiglieri: Paolo Carnuccio, Costanza Santimone, Andrea Romeo e Natalina Raffaelli (discendente della famiglia del Raffaelli).
L’Associazione “Giuseppe Raffaelli” ha come finalità quella di promuovere la cultura giuridica – anche in prospettiva storico-normativa –, il pensiero (quanto mai attuale) dello Studioso, la ricerca scientifica e la formazione in campo giuridico, con particolare riguardo al Diritto e alla Procedura penale. A questi fini e con questo spirito, l’Associazione intende favorire il dialogo, il confronto e la collaborazione tra studiosi, esperti, professionisti e istituzioni. Potranno rivestire la qualifica di socio: avvocati, docenti universitari, magistrati, notai, laureati in giurisprudenza.
Giuseppe Raffaelli, eminente giurista catanzarese, è noto per aver difeso, sul finire del 1700 presso la Gran Vicaría di Napoli, con passione e competenza, l’imputata Cecilia Faragò nell’ultimo processo penale per stregoneria celebratosi nel Regno delle Due Sicilie. Dopo quel caso giudiziario e grazie all’opera del giurista, il reato di «Stregoneria e impiego di arti magiche» fu definitivamente abrogato nella Monarchia Borbonica e quindi non furono più celebrati procedimenti penali per questo specifico delitto. La memoria difensiva di Raffaelli, scritta per quel giudizio, è attualmente oggetto di analisi scientifica da parte degli studiosi, anche oltreoceano. Raffaelli, infatti, non fu soltanto un avvocato ma anche un fine studioso delle Scienze penalistiche: scrisse la Nomotesia penale, un Trattato di Diritto penale pubblicato in cinque volumi tra il 1820 e il 1826, riguardanti la Paranomia (I-II), la Prevenzione (III) e le Pene (IV-V). Raffaelli concepì il suo trattato come «la Scienza, che insegna a’ Governi di dettare a’ lor Popoli le buone leggi sopra i delitti, e le pene» (Nomotesia penale, I, Napoli 1824, p. 1). Ebbe il grande merito di essere il successore di Cesare Beccaria nell’insegnamento accademico delle Scienze pubblicistiche presso l’Università di Brera nei primi del 1800 (Cattedra di Pratica civile e criminale e Diritto municipale), lasciando un’impronta indelebile nella storia degli studi del Diritto moderno. Tra i prestigiosi incarichi ricoperti, si indicano: quello di membro della Commissione Legislativa (1806) e poi della Commissione Feudale a Napoli (1807), fu Procuratore generale presso la Corte di Cassazione del Regno delle Due Sicilie – di recentissima istituzione (1808), fu membro della Commissione per la stesura del Codice penale e del Codice di procedura penale dopo la Restaurazione. In ultimo, prima di ritirarsi a vita privata, fu Consigliere soprannumerario della Corte suprema di giustizia (1817).
La figura di Raffaelli, oltre ad essere un vero e proprio punto di riferimento per la cultura giuridica penalistica (accademica e forense), è anche un forte marcatore identitario della città di Catanzaro. L’Associazione Raffaelli ha già in programma una serie di attività, che presto verranno rese pubbliche.
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