Catanzaro, si conclude al Seminario San Pio X "Chiesa e aree interne": il focus sul futuro

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Catanzaro, si conclude al Seminario San Pio X  "Chiesa e aree interne": il focus sul futuro


  24 febbraio 2026 15:26

di GAETANO MARCO GIAIMO

Il Seminario San Pio X di Catanzaro ha vissuto due giorni intensi di focus su un tema di scottante attualità: l'Istituto Teologico "San Francesco di Paola" ha infatti voluto dar vita a "Chiesa e aree interne. Leggere il territorio per liberare le risorse", iniziativa che ha coinvolto realtà del territorio, docenti e operatori pastorali per dar vita a una riflessione teologica sulle zone periferiche del nostro Paese. I lavori si sono conclusi questa mattina con la sessione che ha visto la moderazione del prof. Massimo Serio, segretario dell’Istituto teologico Calabro, che, con tre tagli differenti, ha cercato di trovare le risposte che la Chiesa può fornire in questo ambito.

dc469612-b36d-4a2a-b99b-be0b8f6ec072_photo_5832186244031515858_w_watermark.webp

Dopo la benedizione iniziale da parte di Mons. Stefano Rega, Vescovo della diocesi di San Marco Argentano-Scalea, Don Michele Munno, Direttore dell'Istituto teologico Calabro, ha voluto portare il proprio saluto: "Il proprium della teologia non consiste nel sovrapporre il linguaggio ai problemi ma nel non lasciarsi sovrastare dalla realtà per discernere la presenza di Dio", ha ribadito Don Munno, "la riflessione che stiamo portando avanti è un esercizio ecclesiale ma è anche il modo concreto di manifestare il nostro essere Chiesa sul territorio". Anche il Prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, ha dato il suo contributo, rimarcando che "la fede che ci portiamo dentro deve accompagnarci nel nostro cammino".

Spazio poi agli interventi del tavolo dei relatori. Il primo a intervenire è stato il Prof. Francesco Vespasiano, Docente di Sociologia presso il dipartimento DEMM dell’Università del Sannio: con un taglio molto sociologico, il professore ha fornito un'importante dissertazione su cosa siano le aree interne, come siano suddivise sul territorio nazionale e quanta popolazione sia coinvolta al loro interno. "Con la Strategia Nazionale delle Aree Interne sono arrivati diversi fondi per questi territori ma spesso le risorse non vengono spese nella loro totalità perché si rimane invischiati nella trappola dello sviluppo. Le aree interne non sono solo costituite da risorse umane, culturali e patrimoniali, c'è grandezza produttiva in queste zone. C'è però una grande frattura dei rapporti intergenerazionali e oggi assistiamo al fenomeno dei genitori che abbandonano le loro case per seguire i figli che vanno al nord o all'estero. Politica, economia e comunità sono i tre pilastri su cui ci si deve basare per far sì che le aree interne non rimangano cristallizzate nel passato ma possano svilupparsi".

Maria Angela Ambrogio, direttrice dalla Caritas di Reggio Calabria, ha presentato le istanze antropologiche che si sono presentate nel corso di alcuni progetti nell'area del Reggino. Dopo una citazione all'illustre antropologo Vito Teti, la direttrice ha sottolineato che "chiunque, se accompagnato con gli strumenti adeguati, può trasformare il suo problema in un progetto di vita. Molti giovani fuggono perché sconfitti dall'asfissia delle opportunità e dal peso del clientelismo. Nelle nostre aree ci sono luoghi unici, c'è un patrimonio culturale e identitario costituito da tradizioni millenarie. Serve una programmazione di lungo periodo e far sì che il welfare, da riparativo, diventi generativo". 

Proprio sul tema della generatività delle aree interne invece si è soffermato don Walter Magnoni, Docente di Etica sociale presso la facoltà di Economia dell’Università Cattolica. Il suo intervento, molto tecnico dal punto di vista socioeconomico, ha voluto tirare un po' le somme di quanto discusso in questi due giorni: "Le sfide da affrontare riguardano il rapporto intergenerazionale e il secondo welfare, per rigenerare il senso di comunità. Senza la forza dei legami non è possibile azione ecclesiale. La mia proposta si muove su quattro verbi: desiderare, mettere al mondo, prendersi cura e lasciare andare. Se noi nelle zone più lontane mandiamo solo preti problematici, come possiamo aiutarle?". Su quest'ultima osservazione, l'aula è esplosa in un lungo e caloroso applauso, sottolineando come l'intervento di don Magnoni abbia colpito nel segno.

Dopo una serie di domande, dunque, si è conclusa anche quest'ultima sessione di un'iniziativa che, come è stato ribadito più volte dagli organizzatori, vuole configurare un nuovo modo di essere Chiesa nel territorio, con l'aiuto di studiosi e pastorali: non un doveroso atto finale, dunque, ma un impegno ben preciso per attenzionare, in futuro, tutto ciò che lega Chiesa e società all'interno della visione e progettazione dell'Istituto Teologico.


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy . Chiudendo questo banner, o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.