
di GIANCARLO SPADANUDA
L'articolo di Sergio Dragone su Catanzaro "senza ambizione",perchè si fa "superare" da Cosenza e Reggio Calabria,pone qualche riflessione.
Sorvolo sui luoghi comuni di massomafia, malaffare, ecc… di cui tutti parlano e quasi nessuno fa niente, nonchè sugli indicatori statistici nazionali che pongono Catanzaro quasi agli ultimi posti. Tant’è vero che in certi convegni, ove sono più numerosi quelli seduti al tavolo della “presidenza” che gli ascoltatori, si parla di tutto lo scibile umano: dal coccodrillo africano, al gatto mammone, a Topolino, evitando, però, solo di affrontare la tragica realtà locale. Alcune Associazioni fanno quello che sanno fare: fiumi e fiumi di parole senza senso, con riferimento ai gloriosi passati catanzaresi che si perdono nella storia, senza idee nuove e proposte operative coraggiose.
Certi cosiddetti “intellettuali” pur di apparire qualche secondo in TV, continuano a presentare libri che nessuno mai leggerà, perché illeggibili. Il rapporto con la realtà “ugly” (brutta, deforme e sgradevole), così come (ingiustamente) è stata definita Catanzaro da un noto giornalista della BBC, è un immobile rapporto di contemplazione che offre unicamente un serena coscienza di non-essere. La vita del catanzarese medio sembra allora non trovare altra via di liberazione se non quella del sesso e del denaro; ma neppure il sesso ha il potere di liberarlo dall’alienazione e dal culto feticistico del denaro; non gli resta altro che affrontare la presenza costante della disperazione nella normale condizione di vita: la domenica a vedere la partita di calcio allo stadio o dinanzi alla TV-spazzatura.
I giovani perbene catanzaresi non ne possono proprio più: sono saturi, anche se è vero che di tutta l’erba non si può fare un fascio. E se ne vanno; fuggono “dall’inferno calabrese”: è ripresa l’emigrazione, non solo intellettuale, come decine e decine di anni fa. Essi, beffati, non hanno avuto, nemmeno stavolta, la loro nemesi storica.
Se poi a tuttto si aggiunge certa politica marcia perchè intrisa di clientelismi ,il quadro è completo.E' vero che alcuni leader sono caratterizzati da mancanza di scrupoii,di responsabilità,di sensi di colpa,con grave tendenza alla menzogna,alla manipolazione,al cinismo. IL servilismo è prepotentemente imperante.
Ben venganoi dunque articoli come quello di Dragone: sono una stimolo per questa città. Se è vero che gli uomini non le case fanno la città, è anche vero, reciprocamente, che la città è maestra dell’uomo”.
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