Catanzaro, Tallini: “Non dovevo essere arrestato e processato, ma lo Stato mi ha dato solo una pacca sulle spalle”
20 settembre 2026 08:34di DOMENICO TALLINI*
Non dovevo essere arrestato e non dovevo essere processato per il semplice fatto che non ho commesso alcun reato. La mia è stata un’ingiusta detenzione. Lo hanno stabilito, a vario titolo, ben quattro pronunciamenti (tribunale del riesame, Cassazione, GUP, Corte d’appello) e ora anche la Corte d’appello di Catanzaro lo ha nuovamente riconosciuto, accogliendo la mia richiesta di riparazione, con il parere favorevole del Procuratore Generale, sia pure entro discutibili limiti che sembrano mirare a minimizzare i gravissimi danni subiti.
Lo Stato mi ha dato solo una pacca sulle spalle. Come se mi avesse detto: si, con te abbiamo sbagliato, abbiamo fatto patire a te e alla tua famiglia un inferno durato 1385 giorni, abbiamo consentito che ti sbattessero su tutte le prime pagine e su tutti i tg nazionali come un mostro, ti abbiamo stroncato una carriera politica, ti abbiamo sottoposto ad una gogna mediatica senza fine, ma ora scordiamoci il passato.
Leggendo le motivazioni dell’ordinanza con cui viene accettata la richiesta di riparazione, mi viene da rabbrividire nel passaggio in cui si afferma che le mie dimissioni da Presidente del Consiglio Regionale, presentate al momento in cui sono stato posto ai domiciliari, non sono riconducibili all’inchiesta giudiziaria, ma sono il frutto di una scelta autonoma e personale.
Quindi, secondo la Corte d’appello, davanti a quella terribile gogna mediatica nazionale, avrei dovuto rimanere al mio posto, paralizzare l’istituzione per chissà quanti mesi, dare dimostrazione di arroganza e attaccamento alla poltrona.
Senza contare che avrei continuato a concedere alla Procura la possibilità
- dopo che il tribunale del riesame aveva annullato la misura cautelare- di continuare a sostenere la tesi della reiterazione del reato.
Mi sono dimesso invece per potermi difendere liberamente e per non arrecare un danno all’istituzione che ho servito sempre con onore e dignità. Ora mi sento dire che è stata una scelta personale che niente aveva a che fare con l’inchiesta.
La Corte d’appello non ha inteso valutare un aspetto che io invece ritengo centrale: con quella ingiusta detenzione – e forse era davvero questo il vero obiettivo dell’inchiesta – è stata spezzata un’esperienza politica, decapitata un’intera classe dirigente che faceva capo alle mie posizioni, privato di rappresentanza istituzionale migliaia di elettori. Oggi lo dicono anche cittadini che non sono mai stati miei elettori: “non è certamente un caso se Catanzaro da quel momento ha subito continui scippi di funzioni e tanti finanziamenti destinati al Capoluogo sono stati dirottati verso altre città.” Nuovo ospedale docet!
Il mio rispetto nei confronti della magistratura è aumentato. Grazie a giudici terzi, e quindi disinteressati all’obiettivo di annientarmi politicamente, è emersa la verità e sono potuto tornare a testa alta tra la mia gente e recuperare la fiducia anche di coloro che avevano nutrito qualche dubbio sull’onda del clamore mediatico.
Io credo però che l’istituto della riparazione per ingiusta detenzione debba essere ripensato e riscritto. Non può continuare ad essere una pacca sulle spalle, un risarcimento “un tanto al chilo” alle indicibili sofferenze subite, ma deve essere un convinto e dignitoso atto riparatorio di uno Stato democratico che riconosce di avere.
*Già presidente del consiglio regionale
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