
E' una riflessione sul senso della pena, ma anche sulla dignità del detenuto e sulle concrete possibilità di riscatto sociale. Carcere e rivalsa e setntimenti quale amore, generosità e solidarietà. C'è tutto questo e tanto altro tra le paine di "Se fioriscono le spine". Eppure se chiedi all'autore, Glauco Giostra, professore emerito di diritto penale all’Università La Sapienza di Roma, da dove nasce il libro, scomoda Sciascia "A chi gli faceva questa domanda non sapeva rispondere: e se non sapeva rispondere lui figuriamoci io".
"Eppure - spiega il professore - ci sono esperienze, ontatti, studi depositati nella memoria che poi trovano un filo conduttore per un'ispirazione monentanea. Per me scrivere è naturale. Non voglio mandare alcun messaggio: ho imparato che un romanzo ti tiene lo specchio davanti all'anima e ognuno ci vede quello che ritiene di più. Ognuno a seconda del suo vissuto, della sua sensibilità ci si ritrova".
E così trovi Antonio e il Muto : generosità e solidarietà: quegli stessi sentimenti che dovrebbero più generalmente riguardare la società in cui si vorrebbe vivere.
Antonio, il protagonista, entra in carcere a 20 anni, perché si è reso colpevole dell’omicidio del padre: per lui, inizia una lunga detenzione. E c'è, il Muto, a cui lo accomuna un’identica matrice dei crimini commessi, Antonio una volta uscito, nonostante le buone intenzioni e gli sforzi per riprendere una vita onesta, ricade per disperazione e per mancanza di alternative nel crimine: ma è proprio durante una di queste imprese che Antonio conosce Aurora, vittima di un tentativo di rapina destinato a concludersi con la violenza sessuale ai suoi danni.
Con uno stratagemma, e con la solidarietà del Muto, Antonio riesce a portare in salvo la donna, sacrificando se stesso e l’amico, e così rientrando in quel carcere da cui era uscito ripromettendosi di non farvi ritorno. Ma per lui entrare in carcere è diverso: perché c'è lei Aurora. la ragione per cambiare davvero, e per impegnarsi in un percorso di rinnovamento e di rieducazione.
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