
E’ dipendente dell’ASP Catanzaro ed ha subito un ingiusto trasferimento al punto che lo stesso è stato correttamente disapplicato, a seguito di ricorso dell’Avv. Francesco Pitaro, dal Tribunale del Lavoro di Catanzaro.
Ma non finisce qui. A causa del trasferimento la dipendente subisce una crisi emotiva, per lo stress e la tensione alla stessa causati, ed è costretta ad assentarsi dal lavoro per malattia. L’ASP Catanzaro, nonostante la malattia psichiatrica della dipendente, che le consente anche di non stare reclusa in casa, già vessata da un ingiusto trasferimento, mette alle calcagna della dipendente un’agenzia di investigazione che la pedina e la fotografa e la videoriprende per ben 30 giorni. In buona sostanza l’ASP Catanzaro ha pedinato per ben trenta giorni la dipendente ignara entrando, pertanto, nella vita privata della ignara e incolpevole dipendente.
Quest’ultima ha, pertanto, agito, con l’Avv. Francesco Pitaro, dinanzi il Tribunale del Lavoro di Catanzaro al fine di ottenere il risarcimento degli ingiusti danni, derivantile dalla lesione della propria sfera privata e familiare e privacy e riservatezza. Nell’atto l’Avv. Francesco Pitaro ha infatti dedotto che “Lo svolgimento del pedinamento, da parte dell’ASP Catanzaro, attraverso l’agenzia di investigazione, senza alcun sospetto, senza incarico, senza indicazione degli inesistenti sospetti, ha determinato un ingiusto e ossessivo controllo sulla vita privata della dipendente con modalità che sono manifestamente eccessive e senza procedere ad un corretto bilanciamento degli interessi subordinando l’interesse della dipendente alla tutela della propria vita privata e familiare all’interesse, che non è dato capire quale sia, dell’ASP Catanzaro che ha illegalmente mortificato la dignità umana dell’incolpevole e ignara lavoratrice. Tutto ciò, che è già di per sé evidentemente grave, lo è ancor di più se solo si pensa che l’ossessivo pedinamento svolto dall’ASP Catanzaro si è sviluppato per il periodo enorme di ben TRENTA GIORNI duranti i quali la povera dipendente è stata continuativamente osservata e pedinata e seguita in ogni sua attività e frequentazione” Si legge, inoltre, nel ricorso che “la povera e incolpevole e ignara dipendente è stata sottoposta ad un continuo e ininterrotto pedinamento per ben 30 giorni, con acquisizione di materiale fotografico, frugando nella vita privata della ignara lavoratrice e sottoponendola a una misura enormemente invasiva a cui non sono sottoposti da parte degli organi inquirenti e dall’Autorità Giudiziaria nemmeno i più incalliti criminali”.
La dipendente, pertanto, che ha già depositato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro e alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Calabria, ha chiesto la condanna dell’ASP Catanzaro al risarcimento degli ingiusti danni morali e non patrimoniali e da ingiusto pedinamento e alla sfera privata e riservatezza per l’importo di euro 250.000,00.
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