
Storie di vita che arrivano dritte al cuore e che lasciano il segno. Istituzioni e testimoni hanno incontrato i ragazzi dell’istituto comprensivo “Perri-Pitagora-Don Milani” a Lamezia Terme nell’ambito del progetto “Chiediti se sono felice”, ideato da Alfonso Toscano, presidente dell’associazione “Il dono” e da Annamaria Stanganelli, già Garante regionale della Salute. Il progetto, giunto alla sua quarta tappa, è stato realizzato in collaborazione con la Polizia di Stato, la Questura di Catanzaro e la Prefettura di Catanzaro e ha come finalità la sensibilizzazione sui temi del bullismo, dell’inclusione, della violenza di genere, della legalità, attraverso una formula vincente che coniuga aspetti tecnici e racconti di vita vissuta.

L’incontro con le classi terze, moderato dalla giornalista Letizia Varano, si è aperto con l’esecuzione di un brano musicale da parte degli studenti Emanuele Vescio, Enrico Cuiuli, Valentina Piacente, Giuseppe Barba Castagnaro. A seguire, ha preso la parola il dirigente scolastico Giuseppe De Vita che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa e delle finalità del progetto. Spazio, poi, all’intervento del prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa che ha evidenziato la vicinanza ai territori e la rilevanza del progetto nell’ambito di un’azione orientata alla prevenzione prima che alla repressione.
Emozionante la visione del video con le parole di Annalisa Insardà in un elogio alla fragilità e alla vulnerabilità che diventano luoghi di resilienza e di riscatto. Nel suo intervento, Toscano ha, quindi, illustrato gli obiettivi del progetto e il suo impegno nel raccontare le storie degli eroi invisibili.

Molto apprezzati i contributi del vice questore del commissariato di Polizia di Lamezia Terme Concetta Gangemi e dell’ispettore Antonio Villella che, con un linguaggio chiaro e accessibile, hanno trattato i temi del bullismo e del cyberbullismo, invitando ripetutamente i ragazzi a denunciare gli episodi legati a questo tipo di condotte, a non isolarsi e a fidarsi delle istituzioni.
Spazio, quindi, alle testimonianze, a partire da quella particolarmente toccante di Maria Raso Catrambone, mamma di Michele Ruffino, il giovane aspirante pasticciere morto suicida 8 anni fa, perché vittima di bullismo. Un racconto drammatico quello della mamma sull’indifferenza delle istituzioni nei confronti di suo figlio, sia prima che dopo la sua morte. Un invito a non girarsi dall’altra parte e a non arrendersi all’ingiustizia.
Ha toccato le corde del cuore anche il racconto di Alessia Raso, studentessa ipovedente, che ha espresso con grande dolcezza la sua gioia di vivere e il suo desiderio di essere vista e accolta.
Dopo l’intermezzo di danza a cura del corpo di ballo “Sismo”, è arrivata come un pugno allo stomaco la testimonianza di Maria Elisabeth Rosanò, orfana di femminicidio, che ha raccontato la tragica morte della madre da parte del padre, la sua condizione di orfana e poi il suo riscatto con la decisione di mettersi a servizio delle donne vittime di violenza. Nel corso dell’incontro ha trovato spazio anche la storia di Stefano Angotti e del suo panificio, sventrato da un’esplosione per mano della criminalità organizzata. Un atto di prevaricazione che non ha fermato la sua attività e i suoi sogni. Si è soffermata, invece, sull’attività e le finalità della Fondazione Trame, impegnata nella diffusione della cultura della legalità, la giornalista Maria Francesca Gentile. Illuminante la testimonianza della giovane sociologa Maila Ricca, vittima di bullismo, e della sua mamma Nila Ricciardi. Maila ha raccontato gli ostacoli che ha incontrato a scuola per la sua disabilità e la sua voglia di studiare e realizzarsi, grazie alla quale ha superato ogni pregiudizio.
L’incontro si è concluso con l’esecuzione di un brano da parte dei docenti di musica Rosa D’Audino e Giuseppe Rotella e con i saluti della studentessa Giulia Cittadino e delle professoresse Elena Quattrone e Giovanna Giampà, in qualità di referenti alla legalità e al bullismo.
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