
di FRANCO CIMINO
Che io ami queste città con la stessa intensità con cui si amano i figli, questo è risaputo ormai da tutti. E non me ne vanto affatto, perché questo amore è di quello più antico e classico, procura dolore quando non è ricambiato. No, non mi riferisco alle strade, al mare, ai colli, ai monti, al cielo, al vento, alla spiaggia, ai boschi e alle pinete, del suo territorio. Non mi riferisco neppure al mio rapporto, il più stretto con lei, quello che intreccia e quasi fonde la mia storia personale con la storia, almeno quella legata al tempo della mia vita, della città.
Mi riferisco ad altre forme di ingratitudine e di riconoscenza. Ad altro tipo di non ricambiato amore. Questi hanno nomi, cognomi, visi, persone, fatti avvenimenti, cronache ormai divenuta storia, se pensiamo al 20º anniversario, mio personale con quello della mia città riguardante la mia mancata elezione a Sindaco per un pugno di voti. E per le ragioni, in parte molto brutte, che questo risultato hanno determinato.
Ma veniamo a noi. Questa città mi irrita, non la Città, quasi mi offende, quando i soliti quattro o dieci o venti, mai di più, ad ogni occasione straordinaria, umana, territoriale o climatica, o nelle ricorrenze più importanti, riguardanti sia la storia della città sua personalità illustri che l’hanno servita, si ergono a giudici, a difensori, sostenitori delle grandi imprese, con ciò dimenticando, volutamente loro stessi per farcelo dimenticare, che prima di quella ricorrenza o di quel fatto loro non c’erano. Loro non hanno celebrato, non hanno difeso, non hanno sostenuto, quei fatti e quelle personalità.
Ora che sono ridiventati tutti dotti ed istruiti su personalità importanti dimenticano che sulle stesse ignoravano tutto. E quel poco che venivano a conoscere lo snobbavano. Lo ritenevano, al pari del fenomeno o della personalità, di poco conto. Almeno poco interessante alla loro altezza culturale e personale. Porto ad esempio, per non farla come al solito lunga, due elementi o circostanze.
La prima: sono stati celebrati in Italia e nel mondo gli anniversari straordinari della nascita e di alcuni fatti della vita di Mattia Preti. Il Ministero della cultura per questi due eventi aveva promosso iniziative e contribuito finanziariamente per quelle delle degli enti territoriali, dalla regione ai comuni interessati, il capoluogo innanzitutto. Anche in quell’occasione i soliti quattro, dieci o venti che avevano scambiato il cognome per il sostantivo di una figura religiosa, hanno pontificato a lungo.
Di Mattia Preti e di quello che avrebbe potuto rappresentare per l’intera regione non ne hanno mai più parlato. E non fatto alcunché, anche se molti di loro hanno continuato a ricoprire cariche istituzionali molto importanti. Poi sono arrivati i nuovi belli, freschi freschi, gli uomini dalla cultura libresca e scolastica, e ci hanno fatto credere che da quel momento avremmo parlato soltanto con la Divina Commedia in mano. Ma anch’essi, afferrati buoni incarichi, sono spariti. Altri, invece, ritornano nelle buone occasioni.
L’altro fenomeno storico culturale è quello attuale. Stanno suonando, domani otto gennaio, i vent’anni dalla morte di Mimmo Rotella, il famoso artista, dagli studiosi e critici definito in modo diverso. In molti modi. Ma io che sono un ignorante l’ho ripropongo come l’artista del dipinto che si fa sculture e della scultura che si fa dipinto. Ovvero, come poi è stato per un altro grande catanzarese ormai dimenticato, su altri terreni artistici e della creatività,“ U Ciaciu“, il creatore, Rotella, dello strappo. Che non è soltanto nel gesto tecnico dei manifesti affissi sui muri, ma in quello dello schema rigido in cui la cultura tiene ingabbiata l’umanità che vorrebbe liberarsi e non lo fa.
Ma lasciamo stare qui la mia supponenza e presunzione di sapere ciò che non so, anche di Mimmo Rotella. Mi diverte, però arrabbiandomi, la guerra che si è scatenata in questi giorni( dopo aver fatto passare senza enfasi neppure, quello dei cent’anni dalla nascita) al ventennale cadutoci come un fulmine, tra i rotelliani purissimi, quelli sfumati e quelli d’occasione. I rotelliani sinceri e quelli opportunisti. Uno scontro come sempre duro, come sempre stupidi. Come sempre inutile.
A costoro voglio ricordare una sola cosa. Anzi due. Facciamo tre va. La prima riguarda una persona ancora bella e giovane. Vive a Milano e nonostante alcune problematiche di salute, per fortuna non gravi, è non solo uno dei più grandi conoscitori e critici anche del grande maestro, ma quel figlio “ artisticamente adottato, che di Rotella è stato anche l’assistente più vicino nel corso di almeno trent’anni della sua vita. Si chiama Piero Mascitti. È di Catanzaro e ama Catanzaro. Uomo di grande generosità, si è sempre dichiarato disponibile nel corso di questi vent’anni a portare tutto ciò che era possibile di Rotella a nel capoluogo, esperienza, testimonianze, cultura, qualche quadro. Domande: “chi mai lo ha contattato, chi mai gli ha dato un incarico di questo genere? Chi mai lo ha chiamato per venire a fare anche nelle nostre scuole qualche lezione sul maestro? Ovvero di organizzare periodicamente dei convegni studi su quella grande figura?
A Catanzaro vive, per lunghi anni ignorato, scoperto soltanto negli ultimi per la sua grande generosità nel donare le sue opere alle città da lui molto amate, un grande artista, grande quanto la sua umiltà e generosità. Il suo nome ormai conosciuto, Luigi Verrino. Scultore di suo, molto apprezzato, anche nel resto dell’Italia. profondo conoscitore dell’arte pittorica, specialmente contemporanea é uno dei più grandi collezionisti di opere d’arte di quadri. Della pittura contemporanea, soprattutto. Uno dei collezionisti più forti, in Italia, eh, non a Poggibonsi. Quanti sanno tra tutti questi grandi celebranti che Luigi Verrino è stato, da Milano fino a Catanzaro, un amico intimo di Mimmo Rotella?
Di lui Verrino potrebbe raccontare non solo della sua arte di cui possono parlare anche altri, se preparati davvero. Ma della vita personale, della sensibilità e dell’umanità del grande maestro, del suo vero attaccamento a Catanzaro. Del suo immenso amore per la madre, sarta-artista, da cui ha appreso le tecniche con cui ha perfezionato il suo genio artistico. Verrino potrebbe di dire di fatti e altri aneddoti che arricchirebbero la conoscenza del genio catanzarese. Chi sa, tra i novelli rotelliani che Verrino possiede molti quadri di Rotella. E quadri tra i più importanti della sua intensa produzione artistica. Quadri che non ha mai voluto vendere. Neppure ai prezzi elevati che gli appassionati e collezionisti del maestro del “ decollare”, diffusi in Europa e in Italia, gli proponevano? La maggior parte di questi dipinti il maestro li ha realizzati a casa Verrino, aggiungendo alla sua rinomata firma qualche dedica personale.
Quanti, tra chi ha l’onestà di dire e di essere, che tra i cultori e sostenitori della Catanzaro di Rotella, vi è quel sindaco sul cui spessore culturale molto si è cattivante ironizzato. É Sergio Abramo. Fu lui, sostenuto e incoraggiato da amici veri e conoscitori autentici di Rotella, che qui cito con affetto, Mario Foglietti, Nuccio Marullo,Sergio Dragone, che non solo lo hanno invitato più volte e più volte ricevuto a Catanzaro, quanto hanno organizzato i solenni funerali del Maestro, che per amore della città ha deciso di essere sepolto nel nostro cimitero. Funerali davvero “ imponenti” e solenni, che per capacità organizzativa, ricorderebbero soltanto quelli riservati da Milano a Silvio Berlusconi.
Io li ricordo bene perché vi ho partecipato, in una città deserta di partecipazione sua popolare che di esponenti dell’arte e della cultura. Non c’era nessuno, insomma. Dietro quel feretro, e quella elegantissima auto che lo trasportava, c’erano soltanto il sindaco,la moglie e la figlia, Piero Mascitti, e pochissimi altri di cui ricorderei i visi ma non i nomi. Io c’ero. E di questo funerale ho scritto e parlato. Contento e deluso. Contento per la solennità riservategli. Deluso perché la Città àlancora una volta non c’era. Ricordo che il percorso, che da palazzo De Nobilo fino al cimitero, era stato chiuso al traffico. Addirittura, per quel tempo del l’ultimo viaggio, era stata invertita la circolazione nel senso di marcia.
Ricordo anche che la Giunta Comunale aveva deliberato che il maestro venisse seppellito in uno spazio a lui dedicato, quello riservato alle personalità più importanti della storia di Catanzaro. Si disse allora, che quella tomba, posta proprio all’ingresso del cimitero antico, sulla sinistra entrando, fosse provvisoria e che in futuro venisse sostituita, in uno spazio più ampio, da una dimora permanente quasi monumentale.
Si sapeva di questo? Chi se n’è ricordato? E negli anni, chi ha sollecitato che questa promessa venisse attuata. Basterebbe andare al cimitero e vedere lo stato di abbandono in cui si trova la tomba di Rotella per capire tutto ciò che qui non è detto. E chiudo adesso la mia riflessione, perché davvero altre parole ed altri concetti stancherebbero pure me. Solo una domanda, vale soprattutto per me: “ Ma la vogliamo smettere con questo teatrino continuo della bugia e dell’ipocrisia e vogliamo finalmente assumerci tutti le nostre responsabilità nei confronti della città più bella del mondo? E dai su, che il tempo è finto e le parole si sono consumate!”
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