
di FRANCO CIMINO
Italo Cubello, io, giovane democristiano e poi giovane segretario provinciale del partito, l’ho sempre visto così: una figura elegante, nell’abito come nella persona. Sempre giovane nell’aspetto, magro, longilineo, con la pelle tipica del Meridionale, i capelli castani, folti e portati all’indietro, senza scriminatura, e gli occhi scuri.
Pacato nei modi come nelle parole, parlava sempre con voce leggera, mai tonante, tanto da apparire esattamente per ciò che era: una persona mite e serena. Disponibile all’ascolto nello stesso modo in cui si porgeva nel dialogo, offrendo sempre attenzione e rispetto. E, in ogni circostanza, metteva a disposizione degli altri la sua intelligenza e la sua generosità. Lo ricordo giovane sindaco e poi, per lungo tempo, sindaco di Gimigliano. Lo stesso stile, lo stesso portamento che mantenne anche nel suo lungo ruolo di consigliere provinciale e poi di assessore dell’ente provincia, quando essere consigliere o assessore significava esercitare una funzione importante e di grande peso politico, paragonabile a quella che oggi ricoprono consiglieri e assessori regionali.
Italo ha sempre fatto politica. La vita lo ha accompagnato fino a quella che oggi possiamo definire una lunga e serena vecchiaia, ma lui è rimasto politico nell’animo fino all’ultimo. E politico nel senso più nobile del termine. In quella nobile concezione per cui fare politica significava fare la Politica: autentico servizio alla gente; lo spazio nel quale trovare soluzioni ai problemi; il laboratorio delle idee e l’officina della progettualità per opere e visioni alte. Quelle che si ispirano a una concezione elevata della società, del territorio e delle istituzioni, considerate sempre strumenti di democrazia e di partecipazione autentica alle decisioni che riguardano le comunità e i cittadini.
Calabrese fino al midollo, nella sua idea della politica non vi era mai nulla di settario o campanilistico, nonostante il suo sconfinato amore per Gimigliano, il paese che tanto ha amato e fedelmente servito e dal quale non si è mai allontanato, neppure quando le opportunità di una più ampia carriera politica gli avrebbero consigliato di trasferirsi a Catanzaro. Era un uomo dalle idee ferme e dalle convinzioni profondissime. Le sosteneva con forza, ma mai con arroganza. La prepotenza non gli apparteneva. Sempre disponibile al confronto, considerava il dialogo uno strumento di crescita delle proprie posizioni attraverso l’incontro con idee diverse.
Da qui derivavano la sua naturale inclinazione alla moderazione e la sua capacità di mediazione. Moderazione nella forma del dialogo e nel metodo con cui sosteneva le proprie idee. Mediazione come ricerca della sintesi migliore, quella capace di produrre le soluzioni più efficaci e, soprattutto, il consenso più ampio possibile per sostenerle.
Democristiano convinto e appassionato. Potrei dire fedele, come si è fedeli nell’amore autentico verso le persone e, nel suo caso, verso il proprio partito. Non lo abbandonò mai e ne soffrì profondamente quando la Democrazia Cristiana scomparve dalla scena politica. Continuò a fare politica in altri ambiti, ma sempre da democristiano: nelle idee, nel metodo e nel cuore. Amava i giovani. Li seguiva, li sosteneva, li stimava e li rispettava. E di questo ho avuto più di una prova. Quando ero delegato provinciale del Movimento Giovanile e mi recavo a Gimigliano, trovavo sempre giovani in sezione, pochi o molti che fossero. Così come nelle assemblee provinciali e regionali dedicate alle problematiche giovanili.
Ebbi ulteriore conferma di questo suo legame con il mondo dei giovani quando, da segretario provinciale della Democrazia Cristiana, lo trovavo sempre disponibile non soltanto a sostenere me, giovane segretario, ma anche tutti gli altri ragazzi che con passione servivano il più grande partito della storia democratica del Paese. Potrei continuare a parlare della sua bontà e della sua gentilezza, del garbo con cui si rivolgeva agli altri, dell’educazione che possedeva e del rispetto che nutriva verso le istituzioni e verso chi le rappresentava.
Ma posso fermarmi qui, ricorrendo a una vecchia espressione: «Italo Cubello, basta il nome e appare immediatamente l’immagine. E, se lo pronunci bene, ti ritorna alla mente anche la sua storia personale. Una storia fatta di grandi valori e di bellezza».
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797