Cimino: “Questa nostra città che piange dopo che i negozi chiudono e tutti questi letterati che si disperano pere le librerie..."

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images Cimino: “Questa nostra città che piange dopo che i negozi chiudono e tutti questi letterati che si disperano pere le librerie..."


  13 settembre 2026 12:38

di FRANCO CIMINO

Ho scritto e detto tanto in questi susseguiti molti mesi. Fiumi impetuosi di parole che hanno stancato la mia mano e il mio cuore e questa mia mente che avanti negli anni non si vuol dare una calmata. Ho parlato e scritto del dolore del mondo, tra lutti, distruzioni, fame e povertà. E dell’odio che ha cancellato paesi negando il loro diritto ad avere uno Stato sulla terra dei padri. E non ho scritto, pur pensandola intensamente e mai abbandonandola, della mia Città. Era anche per rimuovere un dolore aggiuntivo per la condizione in cui è stata portata e non confondere i miei pensieri e le mie parole con quei marosi di odio velenoso e di egoismi feroci, che questa brutta politica, che vorrebbe autoconservarsi, le ha rovinato addosso. Anche con la montagna di cemento e ferro che le divorato la terra, su cui si muoveva la sua bellezza ancora resistente alla cattiveria dei “ladri” di territorio.
Ma oggi mi muovo un po’ da questo atteggiamento per dire del fastidio che provo dinanzi a reiterati ed estesi atteggiamenti di sterile conformismo, dietro i quali si cela una certa ipocrisia e quella furbizia che tende a strumentalizzare le difficoltà che insorgono attraverso i piccoli e grandi problemi che nascono ancora nella nostra città.

E allora osservo, leggo e dico, in sintesi.

Chiudono i cinema e quanti li hanno lasciati vuoti per anni, senza esserci andati mai neppure una volta, protestano contro la chiusura dei cinema. Magari non vanno più neppure alle multisala del centro commerciale qui vicino o a quello di Lamezia, a due passi.

Chiudono i negozi sul corso, in particolare, e gridano allo scandalo gli stessi che sul corso neppure scendono e in quei negozi non hanno mai comprato neppure un calzino.

Chiudono trattorie e ristoranti, sempre nella parte storica della città, e quelli che vanno a mangiare, spesso, nelle trattorie e nei ristoranti lungo la nostra costa, da Sellia fino a Soverato, e mai hanno consumato un pasto, in questi anni, nei luoghi della ristorazione a due passi da casa loro, attaccano non so chi per la chiusura di quei luoghi.

Sono sparite, negli anni in cui ancora esistevano i giornali di carta che altrove venivano venduti, tante edicole. E i catanzaresi che non leggevano neppure un giornale locale, neppure un fumetto o quelle riviste patinate, diciamo, con le foto hard negli anni in cui venivano vendute sotto il banco perché non si potevano esporre, li ho visti lamentarsi di quelle improvvise scomparse e di quelle saracinesche abbassate sui chioschi, già modesti di loro.

Adesso, in questi giorni, è venuto il turno delle librerie.

Ce n’erano almeno altre quattro prima di questi ultimi dieci anni. Dal corso fino alla prima parte alta della città, vivevano aspettando, alcune, anche l’inizio dell’anno scolastico per fare qualche soldino e riuscire, pur con difficoltà, a reggere l’intero anno.

Una alla volta hanno chiuso i battenti.

E nessuno ha detto una parola.

Libri, cartelle, penne, zaini, diari, colori, righe, compassi: meglio acquistarli altrove.

Hanno chiuso altre librerie. Silenzio assoluto.

Neppure quando hanno chiuso due importantissime librerie, la Giuditta, in Galleria Mancuso, e la Mauro, sul corso, in pieno centro, si è levata una voce. Tutti in silenzio, specialmente quando al posto di quelle librerie nascevano attività molto più redditizie.

Adesso chiude un’altra libreria storica, nota anche per la passione del proprietario che, rimettendoci di tasca propria, l’ha tenuta aperta per tanti anni, pur se quasi sempre vuota.

Era pure bella: ampia, moderna, comoda, con quelle grandi vetrine che illuminavano di sera quella strada altrimenti buia che da via Indipendenza porta al mitico rione Milano, proprio davanti alla stazione principale della vecchia Calabro-Lucana, oggi stazione più importante della cosiddetta metropolitana.

Chiude questa importante libreria del buon Sestito, che l’ha tenuta aperta anche con la forza della sua passione letteraria e della sua vasta cultura.

E quanti non ci sono entrati negli anni passati neppure per curiosità o per salutare, oggi gridano allo scandalo e, come al solito, vorrebbero incolpare il governo ladro che, se piove, è responsabile anche delle buche sulle strade.

Che strana questa città. Davvero strana…

E che belli e buoni sono i novelli rivoluzionari della domenica mattina, mentre si recano al pranzo rosso di mammà.