
di FRANCO CIMINO
Oggi Quirino Ledda, il sardo-calabrese che in questa regione, da sindacalista dei contadini e da consigliere regionale del Partito Comunista, ha condotto grandi battaglie per la difesa dei lavoratori, dei diritti umani e civili dei cittadini e per la crescita della Calabria, finalmente libera dal sottosviluppo e dall’arretratezza, torna idealmente in città. Torna nella città che scelse come sua: Catanzaro.
La città che egli ha tanto amato, profondamente conosciuto e difeso da tante forme di violenza: dalla speculazione edilizia al danneggiamento del territorio, fino a una politica che sempre più si allontanava dalle istituzioni e dalla morale. La città per la quale non solo ha combattuto grandi battaglie in difesa delle sue potenzialità, ma alla quale ha anche restituito beni e valori che altrimenti sarebbero andati perduti.
Ne cito soltanto uno, forse il più importante, per il quale anch’io, per onorarne la memoria, mi sono impegnato affinché diventasse il luogo che lui stesso desiderava: uno spazio ampio destinato agli studi universitari e alle più alte discipline artistiche, dal Conservatorio alle Accademie delle arti. Mi riferisco allo storico e monumentale edificio noto nella nostra storia cittadina come l’ex Ospedale Militare, oggi divenuto, per precisa volontà dell’allora procuratore, sede della Procura della Repubblica.
Senza le sue dettagliate ricerche storico-anagrafiche, che dimostrarono come quell’immobile fosse proprietà del Comune, quel grandissimo palazzo non sarebbe mai tornato nella piena disponibilità della città. Mi fermo a questo esempio, senza ricordare le tante altre battaglie combattute in difesa dei luoghi storici.
Oggi torna in città questo grande comunista. Torna, non so da dove, con il suo nome e con la sua anima. Non so se dalla sua Sardegna, dove forse sarà arrivato in volo il giorno stesso della sua dipartita, oppure dall’alto del cielo, dove certamente si trova una persona buona e giusta, che ha operato sempre con sacrificio e rinunce al servizio della gente, soprattutto della povera gente.
Per tutta questa giornata sarà qui con noi. E vi resterà per sempre, ancora più fermamente di quanto già lo custodiscano i nostri ricordi. Resterà affinché i giovani del futuro possano avere di lui una memoria viva e solida, capace di diventare esempio di una nuova pedagogia civile: una pedagogia che, dalla solidarietà e dall’amore per la vita, conduca alle battaglie per la pace, per la non violenza, per la democrazia e per la giustizia.
Stamattina, per meritoria decisione del Comune di Catanzaro, sarà intitolato a lui il Palazzetto dello Sport del Corvo, una delle realtà periferiche più esposte ai rischi dell’emarginazione e del distacco territoriale. Un gesto che richiama il bisogno di un’unità autentica della città, capace di rompere con la vecchia logica della periferizzazione e dell’abbandono urbanistico.
Condivido pienamente questa decisione dell’amministrazione comunale. Scegliere il Palazzetto dello Sport e il quartiere Corvo significa incarnare pienamente i principi e i valori nei quali Quirino Ledda ha sempre creduto: i giovani come risorsa fondamentale per la democrazia e per le istituzioni; la formazione di una forte coscienza civile da trasformare in coscienza politica, necessaria alla città per ritrovare vitalità democratica e forza istituzionale.
Corvo, la periferia da riscattare, proteggere e risanare. La periferia che lui stesso aveva scelto come luogo di residenza, pur essendo consigliere regionale e vicepresidente del Consiglio regionale. Abitava infatti in uno di quei palazzi anonimi e informi di cui parlavo prima. E da quel palazzo e da quel quartiere non si allontanò mai, neppure quando una bomba ad alto potenziale esplose davanti alla sua porta di casa, provocando un incendio che avrebbe potuto avere conseguenze gravissime, oltre al trauma mai del tutto superato da chi vi abitava, in particolare dalla moglie e dai figli.
Quirino Ledda torna a Catanzaro anche come politico comunista. Un comunista che non ha mai edulcorato, secondo le mode della cosiddetta democratizzazione del Partito Comunista o della conversione moderata dei comunisti, la propria ideologia e la propria posizione politica.
Bella e nobile, pertanto, anche la decisione dell’alleanza partitica Verdi e Sinistra, eredi di quella tradizione politica, di intitolargli la nuova sede: quella bella, seppur piccola, situata proprio nel centro della città, a pochi passi dal corso dove gli piaceva passeggiare brevemente e intrattenersi con i compagni di partito e con i cittadini per discutere dei problemi politici della città.
Questa giornata è tutta per Quirino Ledda. Una giornata di festa per lui, ricordato in modo così solenne, e per la città, che dimostra sensibilità e memoria nei confronti dei suoi cittadini più meritevoli.
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