Cimino: "Rosetta Alberto, Apollonia Nanni: a Taverna per il grande maestro Alessandro Mazzitelli"

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  25 agosto 2026 14:04

 di FRANCO CIMINO

Quando tutti quelli che potevano sono corsi al mare e quanti non hanno potuto recarvisi, anziani soprattutto, si sono tappati in casa per resistere alla violenza di questo caldo, io sono salito su una piccola montagna, fermandomi nella sua bellissima città che ai suoi piedi si posa: Taverna.

Qui ci vengo spesso per altre ragioni, e ci torno volentieri quando aggiuntive ragioni sono piene di letizia e di bontà. Taverna è la mia seconda città delle tre che mi hanno diversamente voluto.

Questa volta ero qui per rispondere all’invito che una gentile signora mi aveva rivolto un mese prima: Apollonia Nanni, che io conoscevo solo per la sua fama di artista, artista molto apprezzata.

Mi invita a partecipare alla presentazione del suo libro dal titolo Forme di un visionario inquieto. Io, colpevole di ignoranza, complice quest’estate anche per me affannosa e non libera da problemi oltre che dagli impegni soliti, non presto molta attenzione.

Il volume è ben confezionato. La sua forma elegante, la sua dimensione abbastanza notevole, i suoi fogli lucidi per dare vivacità alle numerose foto che poi ho scoperto esser lì dentro, mi avevano interessato solo sotto l’aspetto estetico. Sempre colpevole di una strana maleducazione, perché non vorrei tradire la mia cultura, lascio riposare quel bel libro. Tanto, mi sono detto, non essendo molto “grosso”, lo leggerò rapidamente. Scorrono rapidi i giorni e mi trovo, la sera della vigilia dell’evento, ancora in ritardo per il doveroso studio e approfondimento.

Non me ne preoccupo molto, anche perché sono indispettito dalla locandina che avevo visto in quel momento, tra l’altro molto bella ed elegante: trovo il mio nome sotto il titolo assegnatomi di moderatore. Ancora più in alto un solo nome, anzi due: quello delle due protagoniste della serata, Rosetta Alberto e la stessa Apollonia. Mi infastidisco un po’. Sarà l’età, che non si è fermata sulla giovinezza che in me credevo resistente? Moderatore era un ruolo che non mi era mai stato assegnato nei convegni di qualsiasi genere o tema. Sempre relatore oppure chiuso nella formuletta classica: «Intervento di, conclusioni di».

Ho voglia di dire. E tanto. Anche perché non mi presento mai agli incontri su temi specifici o su libri senza che mi sia preparato, studiando.

Il libro però inizio a leggerlo.Ed è bellissimo.Prende e mi coinvolge tutto, anche perché davvero è fatto bene. Pochi testi e molte immagini. Parla di Alessandro Mazzitelli. Mannaggia la mia ignoranza: e chi è?Il titolo poi: Forme di un visionario inquieto. Il titolo mi dice molto e soprattutto del fascino che mi cattura. Visionario. E chi non desidera esserlo? Poi, io in particolare, che cammino sempre con la testa in aria a dare al mio pensiero il cielo che gli manca. «Inquieto». Anche questo mi attrae molto, e per due motivi, che risiedono nella mia cultura e nel mio carattere. Il visionario è per forza un uomo inquieto. È l’inquietudine e il tormento più acceso che fa soffrire vivendo. E fa sognare realizzando.

Nei testi di questo libro quest’uomo inquieto, via via, attraverso anche altre testimonianze presenti, si materializza, lo si incontra. E si inizia a conoscerlo pur se non l’hai mai visto di persona. Divoro il libro, che non contiene, mi pare, alcuna biografia, come se fosse scontato che chiunque lo leggesse avesse notizie della vita dell’artista. Ovvero non ne contiene di notizie biografiche per il fatto che la vita di un grande artista scorre attraverso le sue opere. I suoi sentimenti, i suoi tormenti, le sue ambizioni, le sue aspirazioni, le sue sconfitte. Perché mai un artista vince in vita, essendo la sua stessa creatività motivo di sconfitta sempre, in quanto la creatività del genio si misura sempre e lì si ferma con l’imperfezione e la non compiutezza dell’opera che realizza.

L’artista sa che ciò che crea, per delega di un Dio che lo ispira e lo incarica, non può mai essere perfetto, come anche la creazione divina dimostrerebbe quando ha fatto gli uomini a sua rassomiglianza.Vedo scorrere nel libro le immagini di alcune delle sue importanti opere, in particolare nel susseguirsi di forme e di stili che seguono la maturazione e la crescita di questo artista. Le vedo appunto e conosco la persona che non ho mai conosciuto.

E inizio ad amarlo. Anche se io non ho competenze specifiche per valutare le opere artistiche, specialmente quelle pittoriche e scultoree.Sono un modesto docente che aspira ad essere intellettuale, ma anche sa di essere un uomo che cerca la bellezza e la sa riconoscere. E la ama profondamente di quell’ansia, di quel tumulto che prende anche l’artista quando crea.

La stessa, o simile, che ha preso Mazzitelli nella sua attività creativa.E allora dimentico che ero incaricato di moderare e mi metto a prendere per l’intera notte appunti, che coprono decine di piccoli fogli, per consentirmi di non perdere un solo attimo delle emozioni che mi ha preso la conoscenza di questo grande catanzarese. Fatica inutile, perché arrivato alla sala consiliare, la bellissima sala del Comune, e dopo qualche breve mio pensiero introduttivo, cedo la parola prima ad Apollonia Nanni, pittrice e compagna di vita e allieva del maestro, e poi alla relatrice ufficiale, Rosetta Alberto.

E qui mi incanto nuovamente e ringrazio del ruolo affidatomi. In trenta minuti ascolto, preso, non soltanto una bella relazione in cui c’è il racconto di un uomo eccezionale, ma una vera lezione sull’arte e sulla vita.Sul rapporto che l’arte ha come custode della vita in ogni suo aspetto.Sull’arte e sull’amore. Per la vita, per la natura. Per i luoghi. Per la città.L’amore anche per la sua donna, ininterrottamente a lui accanto per quarantatré anni: lei, Apollonia, che pur mai riconoscendolo, il maestro, è stata, se non musa o anche ispiratrice, di certo sostegno alle sue fatiche e all’empito creativo.

È tanto bella quella lezione di Rosetta Alberto che mi verrebbe voglia di pubblicarla tutta qui di seguito. Tuttavia, spero che possa essere presentata in altre ravvicinate occasioni. Da Taverna a Catanzaro, ad altre città e in particolare nelle scuole, dove l’arte dovrebbe muoversi all’interno di ogni singola aula per poter riempire i cuori dei nostri ragazzi e dare alla loro immaginazione onirica forme espressive.

E chissà se maestri come Alessandro Mazzitelli non riuscissero a stimolare in loro la voglia di creare.

Non certo il dovere di essere grandi come lui o come i più grandi artisti, perché creare, fare poesia, lo possiamo fare tutti. Per quella creatività che è in ciascuno di noi. La creatività che arricchisce. Rafforza la bellezza. La bellezza cerca. La bellezza che ti salva.

In altro momento mi permetterò di offrire alcune sintesi degli interventi di Alberto e di Apollonia Nanni, che a conclusione della serata, per la voce di Tania Romeo e sotto l’egida di Tiziana Calogero, giovane presidente del Consiglio Comunale, ci ha regalato anche alcune poesie dedicate, questa volta però al suo Alessandro. Al suo amore infinito. Per questo anche la serata di Taverna, posso dirlo agevolmente, è stata una serata dell’amore.