
di FILIPPO CUTRUPI
Nella Chiesa Matrice di Cinquefrondi, gremita in ogni ordine di posto, la Calabria si è stretta in un abbraccio collettivo per dare l’ultimo saluto a Michele Albanese. Un silenzio carico di commozione ha attraversato le navate, rotto soltanto dal suono delle preghiere e dal pianto composto di una comunità che ha voluto esserci, tutta, fino all’ultimo istante.
«Con la tua voce continua a insegnarci che il coraggio può essere mite e la verità, anche sotto scorta, non cammina mai sola».
Sono parole tratte da una poesia di Pino De Masi, referente di Libera nella Piana e amico fraterno di Michele. Con questi versi il vescovo Giuseppe Alberti ha scelto di chiudere la sua omelia, consegnando alla comunità un messaggio di speranza e responsabilità.
«La vita di Michele – ha detto durante la celebrazione – non è stata soltanto un’esistenza vissuta, ma una testimonianza donata. E le testimonianze vere non si spengono con la morte: continuano a camminare sulle gambe di chi resta». Parole profonde, capaci di trasformare il dolore in impegno. Il presule lo ha definito “l’artista della penna”.
Accanto all’altare, la presenza di Luigi Ciotti ha dato ulteriore forza a un momento già denso di significato. «La memoria non è un rito, è una responsabilità», ha ricordato don Ciotti, invitando tutti – soprattutto i più giovani – a non restare spettatori, ma a scegliere ogni giorno da che parte stare. E a continuare a credere che Michele non sia morto, ma viva nel ricordo di chi crede nei valori della libertà e della giustizia.
Tra i banchi, insieme ai familiari – la moglie Melania e le due adorate figlie – e ai tanti cittadini comuni, erano presenti numerosi testimoni di giustizia, tra cui Gaetano Saffioti, oltre a rappresentanti delle istituzioni. C’era il questore di Messina, Salvatore Lo Rosa, già questore della provincia di Reggio Calabria, accompagnato dal vicario della questora Diego Trotta, amico di Michele, segno della vicinanza concreta dello Stato. Presenti anche il magistrato Federico Cafiero De Raho, l’ex procuratore Dino Petralia e il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo. Una partecipazione che ha assunto il valore di un messaggio chiaro: la lotta per la giustizia non è solitaria, ma condivisa.
Fuori dalla chiesa, la piazza era un mosaico di volti e silenzi. Non solo dolore, ma anche una promessa: quella di custodire la memoria di Michele e di farne seme di futuro. La Calabria lo ha salutato così, con lacrime sincere e con la consapevolezza che il suo esempio continuerà a camminare nelle scelte quotidiane di chi crede nella legalità e nella dignità della propria terra.
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