Claudia Papaleo: "Loreti, il folle buono di Catanzaro che parla con il ferro"

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images Claudia Papaleo: "Loreti, il folle buono di Catanzaro che parla con il ferro"


  09 luglio 2026 09:01

Riceviamo e pubblichiamo

di CLAUDIA PAPALEO

Ogni città custodisce un personaggio fuori dagli schemi. Qualcuno che, agli occhi di molti, appare quasi un visionario. A volte viene definito un sognatore, altre un ostinato. Più semplicemente, un folle.

Ma esistono follie che non distruggono. Follie che costruiscono. A Catanzaro, da anni, un uomo trasforma il ferro in opere monumentali. Cavalli, tori, aquile, lupi, pantere e altre creature prendono vita nel suo laboratorio grazie a un lavoro paziente, fatto di intuizione, tecnica e migliaia di ore di sacrificio. È una follia difficile da spiegare.

Perché serve una mente fuori dal comune per osservare un pezzo di acciaio e immaginare qualcosa che ancora non esiste.

Serve coraggio per continuare a creare senza certezze, senza scorciatoie e senza smettere di credere nella forza dell’arte. La cosa più sorprendente è il luogo in cui tutto questo accade.

Questa storia nasce a PETRUS-ART, uno spazio creativo che prende il nome da Petrusa, luogo che la tradizione lega alle origini della città di Catanzaro. Una coincidenza?Forse. Oppure un segno.

Perché è proprio lì, dove la storia della città affonda le sue radici, che oggi qualcuno continua a immaginare il futuro attraverso il linguaggio universale dell’arte. Le sue opere non raccontano soltanto animali d’acciaio. Raccontano una Calabria che crea, una Catanzaro che sogna, una città che potrebbe scegliere di riconoscere e valorizzare ciò che nasce al proprio interno, trasformandolo in un motivo di identità e di orgoglio. Il mondo non ricorda chi copia. Ricorda chi ha il coraggio di essere diverso.

E forse la vera ricchezza di una comunità non è soltanto ciò che ha ereditato dalla propria storia, ma anche la capacità di riconoscere chi, con passione e ostinazione, continua a scriverne una nuova.

Perché ogni città ha bisogno dei suoi visionari.Ha bisogno di persone capaci di immaginare ciò che ancora non esiste. E forse il compito di una comunità non è chiedersi se siano folli. Ma domandarsi cosa potrebbe diventare quella follia, se decidesse finalmente di crederci. Le città diventano grandi quando smettono di avere paura dei loro folli.

 


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