Commercialisti catanzaresi alle urne: intervista a Salvatore Passafaro che guida la lista "Ordine in Prospettiva"

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  10 gennaio 2026 14:44

 I commercialisti di Catanzaro si preparano alla chiamata alle urne per il rinnovo degli organismi fissata per i giorni 15 e 16 prossimi. Un adempimento importante all’insegna del rinnovamento e del rafforzamento della categoria.

Sull’evento abbiamo intervistato il dott. Salvatore Passafaro candidato alla Presidenza e che è stato responsabile  dei “giovani commercialisti” catanzaresi. Passafaro è alla guida della lista “Ordine in Prospettiva”.

Perché ha deciso di candidarsi alla guida dell’Ordine?

“Ho deciso di candidarmi perché ritengo sia arrivato il momento in cui una nuova generazione si assuma responsabilità istituzionali, mettendo a disposizione della categoria il patrimonio di idee, competenze ed energia maturato nel tempo. Il mio percorso è iniziato anni fa con l’esperienza da Presidente dei Giovani Commercialisti di Catanzaro. Un ruolo che mi ha permesso di conoscere a fondo le esigenze dei colleghi e di costruire relazioni solide. Da allora si è sviluppata una rete fatta sia di professionisti più giovani, oggi pronti a dare il proprio contributo, sia di colleghi con maggiore esperienza, con i quali negli anni si è instaurato un confronto serio, continuo e costruttivo. A questo si aggiunge un rapporto di collaborazione positivo e rispettoso con la Presidente dell’Ordine e con i Consigli che si sono succeduti negli ultimi due mandati. È un percorso di crescita e continuità che oggi, in modo naturale e responsabile, mi porta a mettere la mia disponibilità, la mia esperienza professionale e il mio metodo al servizio dell’Ordine.” 

La sua candidatura, per via dell’età, viene letta da molti come un segnale di rinnovamento e di rottura con alcuni schemi.

“Ho 44 anni ed è naturale che la mia candidatura venga letta anche in questa chiave. Personalmente considero il rinnovamento non come una rottura, ma come la naturale evoluzione di un’istituzione che è in buona salute e gode di credibilità. Un Ordine professionale cresce quando è capace di valorizzare l’esperienza accumulata nel tempo e, allo stesso tempo, di formare nuove figure in grado non solo di svolgere il ruolo professionale, ma anche di assumere responsabilità istituzionali. La mia candidatura va letta proprio in questo senso: come la dimostrazione che l’Ordine di Catanzaro ha al suo interno competenze, professionalità ed energie in grado di assumere ruoli di governo con consapevolezza e spirito di servizio. Questo assume un significato ancora più forte in una regione come la nostra, segnata da una costante migrazione giovanile: dimostrare che qui è possibile crescere, assumere ruoli di responsabilità e contribuire allo sviluppo della comunità professionale è, a mio avviso, un messaggio importante anche per il futuro della categoria.”

Lei non è solo in questa avventura: ha formato una lista di candidati al Consiglio dell’Ordine. Quali criteri sono stati utilizzati?

"La lista è stata costruita nel tempo ed è la sintesi di un gruppo più ampio, con cui esiste da tempo un confronto costante. È stata pensata per garantire, da un lato, continuità, grazie alla presenza di consiglieri uscenti, e dall’altro rinnovamento, con la candidatura di colleghi più giovani ma già in possesso di esperienze significative in ambito ordinistico, associativo e sindacale. Un altro elemento centrale è la presenza femminile e la rappresentanza territoriale: non ci siamo limitati a rispettare il minimo previsto dalla normativa sulla parità di genere e allo stesso tempo, abbiamo garantito una rappresentanza equilibrata di tutti i territori dell’Ordine, individuando per ciascuna area un candidato di riferimento.  Da questo punto di vista, è l’unica lista in grado di coniugare continuità ed esperienza con rinnovamento, attenzione al genere e radicamento territoriale. È stato un lavoro lungo e condiviso, ma sono convinto che rappresenti la migliore squadra possibile per guidare l’Ordine". 

La presenza di consiglieri uscenti fa sì che la sua sia una lista in continuità con la precedente esperienza?

“La presenza di consiglieri uscenti rende evidente che la nostra è una lista che si pone anche in continuità con l’esperienza precedente. Ed è giusto dirlo con chiarezza: la continuità è un valore, perché un’istituzione per essere stabile e credibile ha bisogno di affidabilità e di memoria istituzionale. Il lavoro svolto dalla Presidente uscente Rosa Petitto, così come quello di tutti gli ex Presidenti, è stato importante e va riconosciuto. Siamo professionisti e, indipendentemente dal ruolo che ricopriamo, lavoriamo con serietà e responsabilità: proseguire il lavoro avviato da un collega è sempre un punto di forza, non una debolezza. Allo stesso tempo, la presenza in lista di colleghi di esperienza insieme a professionisti più giovani consente di creare un equilibrio solido sotto ogni profilo, capace di tenere insieme competenza, visione e capacità di affrontare il cambiamento. È questo l’equilibrio che serve oggi all’Ordine: continuità come base di affidabilità e rinnovamento come capacità di visione. Non si costruisce il futuro azzerando o criticando il passato, ma valorizzandolo e portandolo un passo più avanti.”

È un tema già citato, ma quale attenzione è riservata ai giovani professionisti?

“Nella mia lista è presente una rappresentanza significativa di giovani colleghi e colleghe. Si tratta di professionisti che hanno già maturato esperienze importanti, sia in ruoli istituzionali sia all’interno di associazioni di categoria e organizzazioni sindacali. Molti di loro fanno vita ordinistica a tutti i livelli e hanno contatti regionali e nazionali. Nel programma è prevista una rideterminazione della quota di iscrizione per i più giovani, con l’obiettivo di offrire un aiuto concreto nella fase di avvio della professione, insieme alla possibilità di accedere a strumenti fondamentali come banche dati e software. All’inizio del percorso professionale è essenziale sentirsi parte di una comunità. L’idea è proprio questa: formare nuovi professionisti non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche istituzionale, mostrandogli un percorso di crescita reale che sono in grado di percorrere da soli.

Non serve creare “riserve naturali” o categorie protette. I giovani sono colleghi che vivono più di altri il presente ed è nel presente che devono poter assumere ruoli e responsabilità. Non attraverso forme di cooptazione o promesse, ma offrendo formazione, opportunità e la possibilità concreta di mettersi alla prova, esattamente come stiamo cercando di fare oggi.”

Nel programma ricorre più volte il concetto di pluralismo. Cosa significa concretamente per l’Ordine?

“Sì, è un concetto introdotto nel programma perché l’Ordine deve essere di tutti. È vero che esistono ruoli formali, con funzioni e responsabilità ben definite, ma questo non deve escludere la possibilità di creare spazi reali di partecipazione per tutti i colleghi che desiderano contribuire in modo attivo. Il pluralismo, per come lo intendiamo, significa valorizzare competenze, sensibilità ed esperienze diverse, soprattutto di quei colleghi che hanno conoscenze specifiche e vogliono metterle a disposizione della comunità professionale. Proprio per questo, nel programma sono previsti diversi ‘luoghi’ di confronto e partecipazione, pensati per rendere l’Ordine più aperto e inclusivo. Un esempio concreto è il riconoscimento del ruolo dei sindacati di categoria, che potranno contribuire con il loro patrimonio di idee, esperienza e capacità di proposta attraverso la partecipazione al tavolo della formazione. Lo stesso approccio è previsto per il Comitato Pari Opportunità, che potrà offrire un contributo stabile e strutturato su temi fondamentali come inclusione, conciliazione dei tempi di vita e formazione (anche questo un concetto nuovo) e contrasto alle discriminazioni. In questo modo l’Ordine diventa una casa comune, capace di ascoltare e coinvolgere, non un luogo chiuso o autoreferenziale, ma uno spazio in cui il pluralismo si traduce in partecipazione concreta e qualità delle decisioni.”

Uno dei temi più sentiti è il rapporto con gli Enti. La categoria spesso lamenta scarsa considerazione da parte, ad esempio dell’Agenzia delle Entrate e pare che tra le varie proposte elettorali ci sia sempre quella di migliorarne i rapporti. Lei ha previsto qualcosa di specifico?

“Questo è un tema molto sentito e sul quale è importante fare chiarezza. I rapporti con l’Agenzia delle Entrate, così come con gli altri Enti, si sviluppano su due livelli distinti. Il primo è quello nazionale, che riguarda convenzioni e accordi organizzativi formali finalizzati a migliorare il dialogo e la collaborazione. Su questo fronte il Presidente nazionale Elbano De Nuccio ha recentemente compiuto passi significativi: dall’attivazione sperimentale di sportelli dedicati ai Commercialisti, al Civis di seconda istanza, fino alla condivisione di parte del patrimonio informativo dell’Agenzia. Misure che, ovviamente, avranno ricadute positive.

Il secondo livello è quello locale, dove il ruolo dell’Ordine territoriale è quello di favorire relazioni operative, confronto costante e collaborazione concreta. In questa direzione, il mio programma prevede l’istituzione di una commissione permanente per i rapporti con gli Enti, composta e soprattutto presieduta da colleghi di comprovata esperienza. Questa commissione avrà il compito di monitorare in modo continuativo le criticità, raccogliere le istanze degli iscritti e affiancare il Consiglio dell’Ordine nell’individuare iniziative e azioni utili a rendere più efficace il rapporto tra professionisti ed Enti, nell’interesse della categoria e del corretto funzionamento del sistema. Non si può pensare di rapportarci alle altre istituzioni facendo leva su rapporti personali, serve al contrario creare strutture con ruoli ben precisi e che operino in modo trasparente.”

Lei è un commercialista in attività. In che modo questa esperienza quotidiana incide sulla sua visione dell’Ordine e perché è importante votare?

“Io vivo quotidianamente dell’attività del mio studio, faccio il commercialista “classico” e considero questo un punto di forza. Mi consente di percepire e vivere in modo diretto le difficoltà operative, le responsabilità, le scadenze, il rapporto con i clienti e con gli Enti, senza filtri e senza mediazioni.

Questo incide profondamente sulla mia visione dell’Ordine: un’istituzione che, nel tutelare la fede pubblica, deve anche essere concreta, utile e vicina ai colleghi, capace di semplificare e non di appesantire, di accompagnare la professione nei cambiamenti e non di limitarsi a regolamentare.

Vivere la professione ogni giorno significa sapere cosa serve davvero: formazione applicabile, servizi efficienti, tempi certi, ascolto reale.

È importante votare per me e per la mia lista perché è proprio da questa esperienza quotidiana che nasce il mio metodo e l’idea di un Ordine che lavori al fianco dei professionisti, che non li guardi dall’alto, ma sullo stesso piano, perché conosce e condivide le loro stesse sfide.”

 


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