Conidi Ridola: "Catanzaro, amare una città significa anche saperla amare"

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  24 ottobre 2026 08:04

di MARIA CLAUDIA CONIDI* 

Nei giorni scorsi Nino Campo ha affidato ai social una lettera aperta al sindaco Nicola Fiorita, invitandolo a promuovere un Consiglio comunale aperto, nel quale poter illustrare il suo Progetto Strategico Territoriale Catanzaro Oltre. Un progetto ambizioso, concepito per ripensare il futuro della città e immaginarla come una piccola, ma autorevole e ricca, capitale mediterranea. All'appello al sindaco, rimasto finora senza risposta, Campo ha fatto seguire un messaggio rivolto ai propri amici e conoscenti: l'invito a partecipare a una serie di incontri pubblici, senza appartenenze politiche né impegni personali, per discutere del futuro di Catanzaro e raccogliere proposte e suggerimenti. Non un'iniziativa elettorale, precisa, né un tentativo di tornare sulla scena politica, ma la volontà di provocare un confronto che costringa la città a interrogarsi su ciò che vuole diventare.

Ho trovato questa proposta interessante, perché ritengo che Catanzaro abbia bisogno di idee e di persone capaci di elaborarle, anche al di fuori degli abituali circuiti politici. Nino Campo è una personalità particolare, un uomo di cultura, musica, viaggi e comunicazione, che ha dimostrato nel tempo una capacità di guardare oltre i confini locali, anche attraverso la sua esperienza editoriale con Blue Calabria. Non conosco nel dettaglio tutti i contenuti del suo progetto e non intendo esprimere giudizi senza averli approfonditi. Credo, tuttavia, che meriti di essere ascoltato.
Le idee non devono essere giudicate in base a chi le propone, né accantonate perché provengono da chi non ha vinto le elezioni. Catanzaro continua a fare i conti con problemi strutturali: viabilità difficile, parcheggi insufficienti, centro storico in sofferenza e attività commerciali che chiudono. L'isola pedonale, da sola, non può risolvere difficoltà che richiedono una strategia complessiva. Servono progettazione, collegamenti efficienti e una visione capace di andare oltre il singolo mandato amministrativo. Basta guardare a Potenza e Perugia, dove scale mobili, ascensori e altri sistemi di mobilità meccanizzata aiutano a superare dislivelli importanti e a raggiungere il centro senza dipendere esclusivamente dalle automobili. Non si tratta di copiare modelli, ma di studiare soluzioni che tengano conto della conformazione del nostro territorio.

Catanzaro, con i suoi diversi livelli e la sua struttura arroccata, dovrebbe proprio per questo stimolare l'intelligenza progettuale. Si potrebbe valutare un sistema integrato di collegamenti verticali, considerando anche le potenzialità paesaggistiche del viadotto Morandi e la possibilità di realizzare ascensori panoramici e percorsi accessibili, previa verifica della fattibilità tecnica ed economica. Idee da sottoporre a studi seri, non promesse da affidare alla propaganda.La città dispone già di una funicolare e di impianti di mobilità verticale. Occorre chiedersi come integrarli e valorizzarli all'interno di un disegno organico, che migliori gli spostamenti, riduca le difficoltà del traffico e renda Catanzaro più accessibile a residenti e visitatori.Ma c'è un aspetto che mi sta particolarmente a cuore.

Amare Catanzaro non significa soltanto gustarne il morzello, esaltarne la cucina o andare allo stadio a tifare per i nostri amati giallorossi. Tutto questo appartiene alla nostra identità e alle nostre tradizioni. Ma amare una città significa anche desiderare che cresca, che migliori, che conquisti una dignità urbana e una riconoscibilità che vadano oltre il folklore. Ricordo come, talvolta, persino nei bollettini meteorologici Catanzaro sembrasse scomparire, confusa in riferimenti geografici più generici. E quando viene nominata in televisione, troppo spesso la sua identità sembra ridursi alla caricatura dell'accento, anziché alle sue potenzialità culturali, professionali e territoriali.

Catanzaro può aspirare a essere qualcosa di più. Non necessariamente una metropoli, né una città che rinneghi la propria storia, ma un capoluogo capace di offrire servizi, mobilità, opportunità e una migliore qualità della vita. Un centro che sappia rappresentare anche l'ambizione di un Sud che non vuole limitarsi a raccontare i propri problemi, ma intende affrontarli con idee e progetti concreti.
Per questo mi auguro che il sindaco Fiorita voglia raccogliere l'invito di Campo, consentendo al progetto Catanzaro Oltre di essere illustrato e discusso pubblicamente. Non per condividerlo a priori, ma per valutarne la fattibilità e confrontarlo con altre possibili soluzioni. Se una proposta presenta limiti, il confronto deve farli emergere. Se contiene intuizioni utili, la città deve poterle riconoscere. È questo il senso di una politica che sappia ascoltare anche al di fuori dei propri confini. Il futuro di Catanzaro non può esaurirsi nella manutenzione del presente. Amarla significa avere il coraggio di immaginarla migliore, progettando oggi ciò che potrà renderla più vivibile domani. Non per noi soltanto, ma per chi verrà dopo di noi.

*Avvocato