Conidi Ridola: "Collaboratori di studio legale, il rapporto fiduciario non può diventare un lasciapassare"

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images Conidi Ridola: "Collaboratori di studio legale, il rapporto fiduciario non può diventare un lasciapassare"


  20 luglio 2026 15:31

di M. CLAUDIA CONIDI RIDOLA*

 

La moderna professione forense non può più fare a meno di collaboratori amministrativi qualificati. Segretarie e segretari di studio rappresentano oggi un supporto essenziale nella gestione dei depositi telematici, delle comunicazioni, delle notifiche, delle scadenze e dell'intera organizzazione dello studio, consentendo all'avvocato di dedicarsi alla sua funzione primaria: studiare le controversie, predisporre le strategie difensive e redigere gli atti.

È proprio questa centralità del collaboratore che impone una riflessione sul rapporto fiduciario, elemento essenziale del lavoro svolto all'interno di uno studio legale.

L'esperienza dello smart working, diffusasi durante la pandemia da Covid-19, ha dimostrato come molte attività possano essere svolte anche da remoto. Tuttavia, il lavoro fuori dallo studio ha inevitabilmente ampliato la disponibilità di documenti, fascicoli digitali, comunicazioni riservate, banche dati e informazioni coperte dal segreto professionale.

È proprio per la delicatezza di tali mansioni che sarebbe auspicabile, al momento dell'assunzione di un collaboratore, acquisire adeguate referenze sui precedenti rapporti di lavoro. Non si tratta di diffidare preventivamente di chi si candida, ma di adottare una normale regola di prudenza. Verificare, nel rispetto della normativa vigente e della riservatezza, il percorso professionale del candidato e le sue qualità umane e professionali costituisce una forma di tutela per lo studio, per il professionista e, soprattutto, per i clienti. In una professione fondata sulla fiducia, anche la scelta dei collaboratori dovrebbe essere ispirata alla massima attenzione.

La fiducia concessa dal dominus non può essere interpretata come un lasciapassare per acquisire informazioni ulteriori rispetto a quelle strettamente necessarie allo svolgimento delle proprie mansioni. Né può giustificare la conservazione di documenti, l'archiviazione di messaggi, la copiatura di dati, l'utilizzo di informazioni riservate o, peggio ancora, contatti diretti con i clienti dello studio per finalità estranee al rapporto di lavoro.

Il collaboratore è tenuto a operare nell'esclusivo interesse dello studio e nel rigoroso rispetto degli obblighi di riservatezza e di lealtà. Qualunque comportamento diretto ad appropriarsi del patrimonio informativo dello studio, a divulgarlo o a farne un uso personale rappresenta una gravissima violazione del vincolo fiduciario.

Se tali condotte vengono accertate, esse possono giustificare il licenziamento per giusta causa e comportare ulteriori conseguenze sotto il profilo civile, disciplinare e, nei casi previsti dalla legge, anche penale, potendo venire in rilievo fattispecie quali la violazione del segreto professionale, il trattamento illecito di dati personali, la diffusione abusiva di informazioni riservate, la diffamazione o altri illeciti configurabili in relazione alle concrete circostanze.

Naturalmente, ogni eventuale responsabilità deve essere accertata nelle sedi competenti e nel pieno rispetto dei principi costituzionali di presunzione di innocenza e del diritto di difesa. Ciò non attenua, tuttavia, la necessità che ogni professionista mantenga alta l'attenzione nella selezione, nella formazione e nel controllo dei propri collaboratori.

La tecnologia costituisce una straordinaria opportunità per l'avvocatura, ma rende ancora più prezioso il patrimonio informativo custodito negli studi legali. Fascicoli telematici, comunicazioni elettroniche, banche dati e strategie difensive rappresentano il cuore dell'attività professionale e meritano la massima tutela.

La fiducia è il fondamento di ogni collaborazione. Ma la fiducia, per sua natura, deve essere meritata ogni giorno, tanto dal professionista quanto da chi lavora al suo fianco. Chi tradisce quella fiducia non danneggia soltanto il dominus che gli ha aperto le porte dello studio: mette in pericolo i diritti dei clienti, compromette il prestigio della professione forense e lede uno dei principi più alti dell'avvocatura, quello della riservatezza.

Per questo motivo, gli studi legali sono chiamati oggi a coniugare fiducia e prudenza: scegliere con attenzione i propri collaboratori, verificarne il percorso professionale, organizzare adeguati sistemi di controllo e pretendere il rigoroso rispetto dei doveri di lealtà e riservatezza. Solo così sarà possibile preservare quel patrimonio immateriale che costituisce la vera ricchezza di ogni studio legale: la fiducia dei propri clienti.

*Avvocato


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