Crac Facile Ristrutturare, 128 milioni di passivo: tra le persone offese un avvocato catanzarese

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Alessandro Ferrara

  27 ottobre 2026 12:41

C’è anche un professionista catanzarese tra le persone offese nel procedimento penale sul dissesto di Facile Ristrutturare s.p.a. È l’avvocato Alessandro Ferrara - esperto in crisi d’impresa e sovraindebitamento - che ha scelto di non restare a guardare. Dopo essersi opposto all’omologa del concordato preventivo chiedendo l’apertura della liquidazione giudiziale della società, seguirà da protagonista il procedimento che si aprirà il 17 novembre 2026 davanti al Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Roma, dott. Livio Sabatini. 

La società romana, attiva nel settore delle ristrutturazioni edilizie, è stata ammessa al concordato preventivo con decreto del Tribunale di Roma del 13 marzo 2025. Il passivo concordatario è stimato dalla Procura in almeno 128 milioni di euro. La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata il 6 ottobre dal pubblico ministero Lorenzo Del Giudice.

“Ho deciso di espormi in prima persona perché dietro questa vicenda ci sono migliaia di famiglie, piccole imprese e risparmiatori che hanno dato fiducia a un marchio molto conosciuto, sponsorizzato anche sulle TV nazionali”, dichiara l’avv. Ferrara. “Conosco il valore delle regole e del processo, e proprio per questo credo che chi ha subito un danno abbia il diritto di far sentire la propria voce nelle sedi giudiziarie. Lo faccio per me, ma anche perché nessuno debba sentirsi solo davanti a numeri di questa portata”. Davanti al Tribunale di Roma sarà assistito dall’avvocato Ottavio Porto.

Gli imputati sono sette. Si tratta di Giovanni Amato e Loris Cherubini, indicati come amministratori di fatto e soci della controllante Renovars s.p.a., oggi agli arresti domiciliari. Ci sono poi Giovanni Di Ieso, Alessandro Luccitti e Giovanni Tiscione, che negli anni si sono succeduti in ruoli di amministrazione e procura. Luccitti è attualmente sottoposto all’interdittiva che gli vieta di amministrare imprese. Completano l’elenco Elena Lapi e Hind Mansour, indicate come stabili collaboratrici rispettivamente di Cherubini e di Amato.

Secondo l’ipotesi accusatoria, tra il gennaio 2021 e il febbraio 2025 dalla società sarebbero usciti verso la controllante Renovars circa 12,75 milioni di euro. La Procura la descrive come il motore finanziario del gruppo, in crisi di liquidità già dal 2023. Altri 3 milioni circa sarebbero andati a Cherubini, a fronte di fatture che l’accusa ritiene relative a operazioni inesistenti. Oltre 4,3 milioni sarebbero confluiti ad Amato attraverso la sua GA Holding s.r.l. Agli imputati si contesta anche di non aver chiesto il rimborso di crediti fiscali per circa 10 milioni.

Con risorse aziendali, secondo l’accusa, sarebbero stati pagati inoltre il leasing di tre auto di lusso a uso personale e l’acquisto di orologi di pregio. Le stesse risorse avrebbero finanziato, per quasi 1,9 milioni, le ristrutturazioni di immobili riconducibili a Cherubini a Roma e a Porto Ercole. La Procura contesta infine il bilancio 2023: tra le rimanenze sarebbero state iscritte commesse prive di un contratto efficace, così da attribuire alla società attività inesistenti e ottenere l’apertura del concordato.

Ai soli Amato e Cherubini è contestato anche l’autoriciclaggio. I proventi della bancarotta sarebbero stati reimpiegati in un immobile di pregio a Roma, in una struttura alberghiera a Terracina, in un diamante, in un orologio da 45 mila euro e in tre imbarcazioni destinate anche al noleggio.

“L’udienza preliminare è un passaggio decisivo”, spiega poi l’avv. Ottavio Porto, che assiste Ferrara. “È in quella sede, prima che si chiudano gli accertamenti sulla costituzione delle parti, che chi ritiene di aver subito un danno può chiedere di costituirsi parte civile: passato quel momento, nel processo penale non sarà più possibile farlo.”

L’udienza si terrà alle ore 10 nell’aula GUP 7 della Città Giudiziaria di piazzale Clodio, Edificio A, primo piano. Quelle descritte sono ipotesi accusatorie ancora da vagliare in giudizio, e tutti gli imputati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva.

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