Crotone, Fili Meridiani ricorda Don Giovanni Giudice, sacerdote e intellettuale arbëresh

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Don Giovanni Giudice

Una vita dedicata alla fede, alla lingua e alla memoria dell'Arbëria.

  12 ottobre 2026 10:41

Sacerdote, insegnante, intellettuale e instancabile custode della cultura arbëreshe, Don Giovanni Giudice (1939-2024) è stato una delle figure più significative dell'Arbëria crotonese, protagonista di un lungo percorso di ricerca, studio e valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale delle nostre comunità.

L'ultimo dei gangaliani. Così possiamo ricordare questo sacerdote che, raccogliendo l'eredità culturale e intellettuale di Giuseppe Gangale, dedicò gran parte della sua vita alla salvaguardia dell'arbëresh parlato a San Nicola dell'Alto, Pallagorio e Carfizzi. Giuseppe Gangale (1898–1978), intellettuale, linguista e studioso calabrese fu tra i massimi studiosi della lingua e della cultura arbëreshe nel ‘900, con una intesa attività di ricerca sul campo. Un'eredità culturale che oggi trova un importante punto di riferimento anche nel Fondo Giuseppe Gangale dell'Università della Calabria, patrimonio documentario prezioso per ricostruire il lavoro di ricerca, la visione e l'impegno di uno dei protagonisti della storia linguistica dell'Arbëria.

Per lungo tempo Don Giovanni Giudice esercitò il suo ministero sacerdotale a San Nicola dell'Alto (Shën Kolli), dove seppe intrecciare profondamente fede, lingua e identità.

Il suo impegno si colloca in una stagione importante per la storia religiosa delle comunità arbëreshe. Già nel 1968, monsignor Giovanni Stamati, vescovo dell'Eparchia di Lungro, sancì ufficialmente l'adozione della lingua arbëreshe nella Divina Liturgia, segnando una tappa fondamentale nel riconoscimento dell'albanese nella vita liturgica delle comunità arbëreshe di rito bizantino.

A San Nicola dell'Alto, comunità di rito latino, Don Giovanni contribuì a dare alla lingua madre uno spazio anche nella celebrazione della Messa. Introdusse preghiere e canti arbëreshë, recuperando anche i componimenti religiosi di Giulio Variboba, poeta del '700 originario di Mbuzati - San Giorgio Albanesi, e reinterpreti in musica magistralmente dal cantore arbëresh Peppini Siciliani.

Ma l'impegno di Don Giovanni andò ben oltre i confini di San Nicola dell'Alto.

Durante gli anni di insegnamento al Liceo Classico Pitagora di Crotone, dove fu docente di Filosofia e Storia, fu tra i pionieri dei corsi di lingua arbëreshe in città. Portò l'arbëresh tra i banchi di scuola, insegnandone non soltanto le parole e le strutture linguistiche, ma anche i canti della tradizione.

Un'esperienza particolarmente significativa perché aprì la conoscenza della lingua e della cultura arbëreshe anche agli studenti non arbëresh, trasformando l'insegnamento in un'occasione di incontro, conoscenza e dialogo tra comunità.

In un periodo in cui la tutela delle lingue minoritarie non godeva ancora dell'attenzione di oggi, Don Giovanni aveva già compreso quanto fosse importante far uscire l'arbëresh dai soli confini dei paesi d'origine, per renderlo patrimonio culturale condiviso.

Accanto all'attività sacerdotale e didattica, portò avanti un'intensa opera di ricerca linguistica e storica, raccogliendo parole, racconti, espressioni e particolarità fonetiche dell'arbëresh delle tre comunità crotonesi.

Dedicò inoltre importanti scritti alla storia di San Nicola dell'Alto, ricostruendone vicende, tradizioni e memoria collettiva, con l'intento di preservare e tramandare alle generazioni future le radici della propria comunità.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo:
- Il sangue nostro sparso, dedicato alla storia delle comunità greco-albanesi del Crotonese,
- Burraghet e Horys – Le favole di Hora, una raccolta che restituisce il valore della tradizione orale e del patrimonio narrativo arbëresh,
- Llulle e bubukje con Giuseppe Gangale.
-
Per paradigmata ad gracae-arberiscae grammaticae Conatus,  un tentativo  di analisi e strutturazione della grammatica arbëreshe, mettendo in relazione e confrontando i suoi paradigmi con i modelli della grammatica greca. 

- Il saggio storico S. Nicola Dell'Alto nelle «Nelazioni ad Limina» dei vescovi di Umbriatico, nella storia della Calabria, del Regno di Napoli e dell'Italia. Ulteriori contributi di ricerca. 

- Shin Mikelli Shi Koll con ricerche storiche sulla sua San Nicola dell’Alto.

 

Ettore Bonanno, presidente di Fili Meridiani APS, ricorda Don Giovanni Giudice nel giorno del suo 87° anniversario della nascita:

«Don Giovanni non si limitò a studiare l'arbërisht: lo portò in chiesa, nelle scuole, nei libri e nella vita delle persone.

Ricordarlo oggi, nel giorno in cui avrebbe compiuto 87 anni, è prima di tutto un atto di riconoscenza verso un uomo che ha dedicato la propria vita alla nostra lingua e alla nostra cultura.

Con la sua scomparsa, nel 2024, l'Arbëria ha perso un importante punto di riferimento culturale e spirituale, uno degli ultimi testimoni di quella stagione di impegno intellettuale che aveva visto in Giuseppe Gangale uno dei suoi protagonisti.

La sua eredità continua però a vivere nelle parole, nei racconti e nei canti che ha contribuito a custodire e tramandare.

Nel cimitero di San Nicola dell'Alto, dove riposa, nella sua lapide c’è una frase in arbërisht, è incisa una frase in arbërisht, tratta dal Vangelo secondo Giovanni (14,6): “U jam udha, vyrteta e gjoga”, “Io sono la via, la verità e la vita”. Un segno che racconta il legame profondo tra la sua fede e la lingua dei suoi padri.

Ricordare Don Giovanni significa anche riflettere sulla responsabilità che abbiamo oggi nei confronti della nostra lingua. Non basta conservarla nei libri o celebrarla nelle occasioni ufficiali. Occorre continuare a parlarla, insegnarla, cantarla e trasmetterla ai più giovani. Perché una lingua vive finché c'è una comunità che continua a riconoscersi in essa. Inoltre come Fili Meridiani siamo particolarmente orgogliosi di avere nella nostra squadra sua nipote, Chiara Giudice, che ci aiuta a tenere in vita e condividere la memoria di Don Giovanni."