
Al Teatro Comunale il convegno “Liberi dal gioco d’azzardo”, promosso dall’Associazione Il Mantello. I dati illustrati dall’avvocato Roberta Ussia: spesa record, tassazione più bassa rispetto ad altri settori e ricadute sociali sempre più gravi
29 aprile 2026 14:41Una cifra più di ogni altra ha attraversato il convegno di Soverato come un pugno nello stomaco: 165 miliardi di euro. È il volume del gioco d’azzardo in Italia richiamato nel corso dell’incontro “Liberi dal gioco d’azzardo”, ospitato presso il Teatro Comunale e organizzato da Alfredo Costo dell’Associazione Il Mantello, con la partecipazione degli studenti dell’ITT Malafarina e del Liceo linguistico dell’Istituto Maria Ausiliatrice.
Un appuntamento già svolto, ma destinato a lasciare una traccia nel dibattito pubblico locale e regionale. Non solo per la presenza di numerose autorità — tra cui S.E. il Prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa, il consigliere regionale Ernesto Alecci, il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Soverato, capitano Gianluca Girardo, e il comandante della Guardia di Finanza di Soverato, Pierpaolo Friolo — ma soprattutto per la forza dei numeri portati all’attenzione della platea.
Il quadro nazionale, del resto, conferma la gravità del fenomeno: secondo i dati diffusi da Libera e rilanciati dall’ANSA, nel 2025 il gioco d’azzardo in Italia ha superato i 165 miliardi di euro, con una crescita di circa il 5% rispetto all’anno precedente.
A mettere in fila le cifre, durante il convegno, è stata l’avvocato Roberta Ussia, che ha proposto un confronto con altri Paesi europei. In Italia, ha ricordato, si arriverebbe a una spesa media di circa 2.800 euro per abitante, neonati compresi. In Germania, secondo i dati richiamati nel corso dei lavori, il volume sarebbe intorno ai 15 miliardi, con una spesa media di circa 200 euro per abitante; in Francia circa 15 miliardi, con una spesa media intorno ai 220 euro; in Spagna circa 11 miliardi, sempre con una media di circa 220 euro.
Il nodo, secondo Ussia, non è soltanto sociale, ma anche economico e fiscale. «Mentre la tassazione sui lavoratori parte da percentuali ben più alte e può arrivare a livelli molto pesanti sui redditi maggiori, nell’azzardo siamo intorno all’8,5%», ha affermato l’avvocato, denunciando quella che ha definito una evidente sproporzione. «Perché lasciare gli italiani a disperdere stipendi e patrimoni fino a farli arrivare a 165 miliardi, mentre in altri Paesi europei si gioca ma con cifre enormemente inferiori? Non possiamo più stare fermi davanti a questa evidenza: la politica deve fare assolutamente un cambio di passo».
Il ragionamento posto da Ussia è stato netto: quei 165 miliardi, se indirizzati verso l’economia reale, potrebbero sostenere consumi, imprese, lavoro, stabilità familiare e coesione sociale. «Mentre molte attività commerciali chiudono e il Paese mostra segnali di declino economico, assistiamo a una dispersione di denaro che impoverisce famiglie e territori», ha osservato. Da qui l’interrogativo rivolto anche al mondo produttivo: «Perché Confindustria, Confcommercio e le associazioni di categoria non sollevano con forza questo problema? Quanti benefici potrebbe generare nell’economia reale una spesa di 165 miliardi? Quanti posti di lavoro potrebbero nascere?».
«La Calabria non può restare spettatrice di fronte a questi numeri – ha affermato Ussia. - Il punto è politico, economico e morale: possiamo continuare ad accettare che una quantità così impressionante di denaro finisca nel circuito dell’azzardo, mentre territori come la Calabria chiedono lavoro, infrastrutture e dignità? Non si tratta di proibire in modo cieco, ma di ristabilire una gerarchia di valori. Prima vengono le persone, le famiglie, i territori, l’economia reale. Poi tutto il resto. Per questo serve un cambio di passo immediato: nella tassazione, nei controlli, nella prevenzione e nella responsabilità della politica».
Nel corso dell’incontro è stato ricordato anche un altro dato allarmante: sarebbero circa 20 milioni gli italiani coinvolti direttamente o indirettamente nel fenomeno, con circa 2 milioni di giocatori compulsivi. Numeri che trasformano l’azzardo da questione individuale a emergenza collettiva, familiare, sanitaria ed economica.
Sul versante normativo è intervenuto l’avvocato Arturo Bova, che ha richiamato la necessità di riportare al centro del dibattito politico calabrese la legge regionale n. 9 del 2018, dedicata alla prevenzione e al contrasto della ’ndrangheta e alla promozione della legalità. All’interno di quella cornice, il tema del gioco d’azzardo patologico assume un rilievo specifico, anche attraverso strumenti come il distanziometro e la regolamentazione degli orari di apertura delle sale gioco e dei centri scommesse. La stessa normativa regionale è stata poi modificata dalla legge regionale n. 53 del 2022, intervenuta sull’articolo 16 relativo alle limitazioni orarie.
Bova ha sottolineato la necessità di rendere realmente operative misure pensate per tutelare soprattutto le fasce più vulnerabili: minori, anziani, persone fragili, famiglie già esposte a difficoltà economiche. In questi giorni, è stato ricordato, anche il consigliere regionale Enzo Bruno ha parlato di una legge progressivamente “svuotata”, chiedendo interventi rapidi davanti a un fenomeno sempre più allarmante. Secondo quanto riportato dal Corriere della Calabria, Bruno ha richiamato proprio le criticità applicative legate a strumenti come distanziometro, orari di apertura e logo “No Slot”.
La psicologa Maria Rita Notaro, in servizio presso il SerD di Soverato, ha invece portato l’attenzione sul percorso di cura del giocatore patologico. Un percorso complesso, spesso segnato da ricadute, fragilità relazionali, senso di vergogna e difficoltà nel riconoscere la dipendenza. Il gioco, è emerso, non colpisce solo chi scommette: travolge famiglie, rapporti affettivi, lavoro, fiducia, patrimonio personale e dignità.
Particolarmente toccante l’intervento di padre Piero Puglisi, che ha raccontato testimonianze drammatiche raccolte nel tempo, tra cui quella di genitori maltrattati da un figlio dipendente dall’azzardo, poi purtroppo scomparso. Il sacerdote ha invitato i ragazzi a non voltarsi dall’altra parte e a segnalare situazioni a rischio alle persone competenti e alle forze dell’ordine. Il punto, ha lasciato intendere, non è giudicare, ma salvare vite e riportare al centro l’umanità delle persone.
Il consigliere regionale Ernesto Alecci ha richiamato anche la propria esperienza da sindaco di Soverato e ha raccolto l’appello arrivato dai presenti affinché la Regione Calabria torni a intervenire con decisione sulla materia. Il Prefetto Castrese De Rosa, rivolgendosi in particolare ai giovani, ha insistito sulla necessità di fare rete e sul valore del rispetto delle regole. Nelle ultime settimane, è stato ricordato, si sono intensificati i controlli su diversi fronti legati alle devianze, dall’alcol alla droga; ma dal convegno è emersa con chiarezza anche l’esigenza di un maggiore controllo sul rapporto tra minori e gioco d’azzardo.
A rendere ancora più concreta la discussione è stata la testimonianza di un giocatore in trattamento presso il SerD di Soverato. Il suo racconto ha mostrato agli studenti la spirale della dipendenza: bugie, inganni, ricerca continua di denaro, isolamento, perdita progressiva del controllo. Una testimonianza emotiva e commovente, utile proprio perché capace di trasformare i numeri in una storia, e la statistica in volto umano.
Il messaggio finale del convegno è stato condiviso: famiglie, scuola, istituzioni, forze dell’ordine, servizi sanitari e classe dirigente devono fare un passo in più. Non basta parlare di divieti. Occorre prevenire, intercettare i segnali, riconoscere le anomalie nella gestione del denaro familiare, intervenire prima che la dipendenza distrugga persone e relazioni. Perché dietro i 165 miliardi giocati non ci sono soltanto entrate fiscali o statistiche nazionali: ci sono stipendi dispersi, patrimoni consumati, attività economiche impoverite, famiglie spezzate.
Ed è proprio da Soverato che arriva una domanda destinata a pesare nel dibattito pubblico: può un Paese permettersi di considerare normale un sistema in cui una quota così enorme di ricchezza privata viene assorbita dall’azzardo, mentre l’economia reale arretra e intere comunità faticano a reggere il peso della crisi?
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