Dai venti della Sardegna ai Calanchi del Marchesato: Nicola Mette porta in Calabria “Vientu e Maistrali”

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images Dai venti della Sardegna ai Calanchi del Marchesato: Nicola Mette porta in Calabria “Vientu e Maistrali”


  12 agosto 2026 12:58

Da tempo la performance art rappresenta per Nicola Mette uno strumento di provocazione e di riflessione collettiva. Una pratica attraverso la quale il corpo entra in relazione con il territorio, la memoria e le trasformazioni sociali, trasformando il paesaggio in uno spazio di confronto.

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Vientu e Maistrali rappresenta una nuova tappa della ricerca iniziata con Bentu Estu, progetto concepito originariamente in Sardegna. Non una nuova opera separata, ma la migrazione di una stessa ricerca artistica verso un'altra geografia del Mediterraneo.
La ricerca di Mette sarà infatti presentata  alla mostra della performance/azione Bentu Estu, inserita nel programma del Cleto Festival, a cura di Pedro M. Rocha, in programma il 19, 20 e 21 agosto 2026.

A Barumini il corpo dialogava con le pietre millenarie della civiltà nuragica. Nei Calanchi del Marchesato, invece, incontra una terra modellata dal tempo, dal vento e dall'erosione. Due territori differenti che diventano parte di un'unica riflessione sul rapporto tra memoria, paesaggio e trasformazione.
È proprio questa dimensione arcaica e primordiale del territorio calabrese ad aver attirato Pier Paolo Pasolini, che scelse questi luoghi come scenario del suo Vangelo secondo Matteo, riconoscendovi una forza capace di evocare una dimensione originaria del Mediterraneo.

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Oggi quello stesso paesaggio è attraversato da nuove trasformazioni.
Calabria, Sardegna e Sicilia sono al centro di importanti processi energetici e infrastrutturali che stanno modificando il rapporto tra comunità, territorio e paesaggio. In questo scenario il Tyrrhenian Link, il grande collegamento elettrico sottomarino tra Sardegna, Sicilia e penisola italiana, diventa per l'artista un'immagine emblematica di una nuova geografia energetica del Mediterraneo.
Il vento, elemento centrale già nel titolo, diventa così una metafora ambivalente: forza naturale, elemento di connessione tra territori e culture, ma anche energia capace di trasformare profondamente i luoghi.
Nei Calanchi, un gruppo di volontari si dispone lungo i crinali.
I loro corpi nudi, dipinti di bianco, emergono dal paesaggio come apparizioni. Le braccia aperte possono evocare pale eoliche, figure rituali, monumenti arcaici. Le striature rosse che attraversano i corpi introducono invece una dimensione di vulnerabilità: ferite, confini, cicatrici, trasformazioni.

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I performer diventano contemporaneamente corpo, paesaggio e memoria.
Sono presenze umane che assumono la forma del territorio e che, attraverso la propria vulnerabilità, testimoniano ciò che può essere perduto quando un paesaggio viene trasformato irreversibilmente.
La performance non intende opporsi al progresso né offrire risposte semplici a questioni complesse. Al contrario, pone una domanda: che cosa accade quando il paesaggio viene considerato esclusivamente in funzione della sua utilità?
E ancora: che cosa perdiamo quando il valore di un luogo viene misurato soltanto attraverso la sua capacità di produrre energia, profitto o sviluppo?

Nei Calanchi del Marchesato queste domande si incontrano con la memoria cinematografica di Pasolini, con la fragilità dell'argilla e con la presenza dei corpi. I corpi diventano così monumenti effimeri.

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Non monumenti destinati a durare, ma presenze temporanee che per pochi istanti restituiscono al paesaggio una voce.
Con Vientu e Maistrali, Nicola Mette continua una ricerca iniziata in Sardegna e la porta oltre i confini dell'isola, costruendo una geografia artistica che collega Sardegna, Calabria e Sicilia attraverso il corpo e il paesaggio.
Il Mediterraneo diventa così non uno spazio geografico che separa, ma un territorio comune attraversato da memorie, venti, infrastrutture, energie e trasformazioni.

La performance art non si limita a rappresentare la realtà: la attraversa, la mette in discussione e la rende esperienza condivisa.
Nicola Mette non si limita a protestare. Evoca.
Evoca la memoria del Mediterraneo, le sue ferite e le sue trasformazioni.
E invita a guardare il territorio non come una superficie disponibile all'uso, ma come un organismo vivente, custode di storie, identità e appartenenze.
Perché ogni paesaggio conserva una memoria.
E ogni memoria, prima o poi, chiede di essere ascoltata.

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GLI APPUNTAMENTI
BENTU ESTU
Mostra della Performance/Azione
Cleto Festival
Cleto (CS), Calabria
19 / 20 / 21 agosto 2026
A cura di Pedro M. Rocha
VIENTU E MAISTRALI
Performance/Azione
Calanchi del Marchesato, Crotone (KR)
23 agosto 2026
A cura di Pedro M. Rocha