
Riceviamo e pubblichiamo la riflessione dell'associazione Dar Assalam ODV di Catanzaro sul dibattito in corso: "Dalla propaganda agli strumenti concreti, la scuola sia presidio di coesione sociale".
Il dibattito che in questi giorni vede al centro della discussione politica e mediatica la presenza degli studenti stranieri nelle scuole italiane, richiamato anche dagli interventi delle più alte cariche istituzionali e religiose, rischia di smarrire il senso profondo dell'istituzione scolastica. Come associazione Dar Assalam ODV di Catanzaro, quotidianamente impegnata nella tutela dei diritti e nell'accompagnamento delle persone con background migratorio, riteniamo fondamentale riportare l'attenzione sui principi guida del nostro ordinamento e sui bisogni effettivi delle famiglie.
La nostra Costituzione traccia una rotta chiarissima: "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita." (Cost., art. 34) Questo principio non è un semplice adempimento formale, ma il pilastro su cui si fonda l'uguaglianza sociale (Articolo 3) e la pari dignità di ogni persona. La scuola non è soltanto il luogo dell'apprendimento nozionistico, ma costituisce il principale presidio di cittadinanza, integrazione e coesione sociale del nostro Paese. È nelle aule che si costruisce la comunità di domani e dove l'inclusione diventa pratica quotidiana tra pari.
Non dobbiamo dimenticare che la scuola forma i medici, gli avvocati, gli insegnanti e i politici di domani. Che abbiano origini italiane o straniere, saranno chiamati a lavorare insieme, ad affrontare i problemi e a prendere decisioni per il futuro del Paese. È una realtà che vediamo già consolidata nel Regno Unito, negli Stati Uniti e, oggi, anche in Germania. Riconoscere il valore della scuola non significa ignorare le criticità. Il problema dell'inserimento e dell'apprendimento linguistico esiste ed è concreto, ma la prospettiva con cui va affrontato deve essere di natura educativa e sociale, non ideologica. Oggi ci troviamo purtroppo di fronte a situazioni in cui bambini e giovani studenti si trovano a dover fare da interpreti e traduttori per i propri genitori, arrivando a mediare la comunicazione con gli insegnanti, i medici o gli uffici pubblici. Questa dinamica, se da un lato dimostra la straordinaria capacità di apprendimento dei più piccoli e il lavoro efficace già in atto nelle scuole, dall'altro attribuisce loro un carico di responsabilità adulto che rischia di alterare i ruoli familiari ed emotivi. Un'effettiva gestione di queste sfide non si ottiene con annunci o contrapposizioni politiche, ma con risorse, strumenti e coordinamento. Le criticità legate alla lingua e all'integrazione non si risolvono creando barriere, bensì rafforzando la rete di supporto attorno alla scuola. In questo contesto, le Associazioni e le realtà del Terzo Settore rappresentano una risorsa fondamentale già presente sul territorio. Lo Stato e le istituzioni locali dovrebbero valorizzare e strutturare la collaborazione con gli enti del Terzo Settore, fornendo loro strumenti operativi, riconoscimento e risorse per attivare percorsi continuativi di mediazione linguistica e culturale nelle scuole, organizzare corsi di lingua italiana per adulti e genitori favorendone l'autonomia, e creare spazi di supporto allo studio pomeridiano e di aggregazione interculturale.
Solo trasformando i temi dell'immigrazione e della scuola da terreno di scontro politico a cantiere di politiche sociali concrete si garantisce il rispetto della Costituzione e si costruisce una società realmente inclusiva per tutti.
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