Disabilità e inclusione a Lamezia, il Vescovo Parisi: “Una Chiesa che ascolta, accompagna e crea relazioni”

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  27 giugno 2026 21:57

Vogliamo essere una Chiesa che ascolta prima di rispondere, che accompagna prima di indicare una strada e che soprattutto mette in relazione persone, parrocchie, associazioni, istituzioni. Troppo spesso i bisogni restano nascosti, le famiglie non sanno a chi rivolgersi, le associazioni lavorano con generosità ma senza conoscersi tra loro, le comunità parrocchiali desiderano aiutare ma non sanno come farlo”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere l’incontro su “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nell’ambito della II Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità.

L’incontro, aperto dalla testimonianza della famiglia Sirianni che ha raccontato la sua esperienza con due ragazzi, Manuel e Daniel affetti da autismo, è stato un momento che, fortemente voluto dal Vescovo, ha rappresentato l’occasione per avviare anche un dialogo tra istituzioni, associazioni e famiglie.

“Stasera – ha detto Oceania Sirianni - voglio trasmettere un messaggio di speranza. Gestire due bambini che non riescono a comunicare non è semplice, ma la fede ci ha aiutato. La nostra fede, infatti, è diventata un dialogo ed una richiesta continua a Dio perché aprire il cuore al Signore dà sicuramente dei risultati, con i tempi del Signore”. Quindi, ha raccontato di come, anno per anno, grazie anche alle persone che hanno incontrato in questo loro percorso di vita, tante sono state le scoperte: “Ci siamo resi conto – ha detto Oceania - che c’era qualche cosa che andava oltre: l’apparenza è qualcosa che inganna ed al di là di quello che vediamo c’è altro. Noi eravamo convinti che in questi bambini c’era dell’altro”.

Ed è stato così, grazie anche alla perseveranza di mamma Oceania e di papà Franco che Manuel e Daniel scoprono quelli che nel Vangelo sono indicati come i talenti: Daniel grazie alla sua propensione per i numeri ed alla sua memoria (ricorda date indicando anche il giorno della settimana di eventi che lo hanno particolarmente colpito) grazie ad un insegnante “scopre” la sua capacità di memorizzare note musicali e riprodurre melodie; Manuel, invece, anche lui grazie ad un’assistente che ha l’intuizione di fornirlo di un pc, “comprende” che la sua strada è la scrittura. A sedici anni pubblica il suo primo libro “Un bambino irraggiungibile” che è un’autobiografia in cui si racconta.

“Le sue frasi – ricorda Oceania - sono situazioni chevive ogni giorno: ‘Amare – ha scritto - è una cosa molto profonda che ti strazia se l’altro soffre’ ed ‘io so cosa significa amare e lo sanno tutti i ragazzi autistici. L’anima non ha parole, è puro spirito che vede sente ascolta ama prova emozioni’”. Ma non solo. Manuel ha anche una fede profonda che esprime in una preghiera a Gesù dove, tra e altre cose, ringrazia il Signore per la sua famiglia e, scrive, “per non avermi abbandonato”.

Di “responsabilità condivisa” perché “nessuna istituzione può affrontare alcune situazioni da sola” ha parlato Romano Pesavento, presidente nazionale del Cnddu (coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani), ricordando che “oggi è la società a dover eliminare gli ostacoli che limitano. Si tratta di costruire le condizioni – ha aggiunto - affinchè un diritto possa essere riconosciuto. La scuola forma cittadini, persone capaci di convivere nella diversità e la scuola inclusiva non produce benefici per alcuni studenti ma costruisce quella cultura della pace e la corresponsabilità educativa. Parlare di inclusione è parlare di una realtà complessa e la scelta della Diocesi di Lamezia di dedicare una giornata insieme alle persone con disabilità assume un significato che va oltre perché chiama la società civile ad una responsabilità”.

Per Emanuela Cristiano, referente diocesana per la catechesi alle persone con disabilità, “spesso quando si parla di disabilità si rischia di concentrarsi sui limiti, sui bisogni o sui servizi necessari che sono aspetti importanti ma non sufficienti. Prima della disabilità – ha affermato – c’è una persona. Finalmente da qualche anno il termine ‘persona con disabilità’ ha sostituito termini come disabili, diversamente abili e via dicendo. Parlare oggi di ‘progetto di vita’ significa riconoscere che ogni persona ha il diritto di immaginare e costruire il proprio futuro, di compiere scelte, di sviluppare le proprie capacità e di partecipare pienamente alla vita della comunità. Non si tratta semplicemente di garantire assistenza o protezione. Si tratta di accompagnare ogni persona affinchè possa esprimere la propria identità e vivere delle relazioni, sentendosi parte attiva della società e della Chiesa” con lo scopo di “abbattere le barriere, non solo architettoniche e creare contesti in cui si possono esprimere. Anche la comunità cristiana è chiamata a rispondere su questo tema. Ogni persona nelle parrocchie deve sentirsi accolta: la catechesi inclusiva non è una catechesi speciale, ma è quella che si lascia plasmare dall’incontro delle diversità di ciascuno ed è capace di farsi coinvolgere. La dignità della persona ha un valore – ha concluso Cristiano – ed accompagnare una persona nel proprio percorso significa che quella persona ha un valore. Come Chiesa di Lamezia abbiamo intrapreso questo percorso stiamo creando situazioni e l’auspicio è che situazioni come queste rappresentino per tutti veri e propri punti di partenza”.

A portare i saluti della città, il sindaco, Mario Murone, che si è rivolto ai presenti definendoli “attori veri della vita di questa giornata ma, soprattutto, della nostra quotidianità” e l’assessore alle Politiche Sociali, Domenico Gianturco secondo il quale una comunità si riconosce dalla capacità di includere” sottolineando la necessità di “creare una rete sempre più forte, capace di creare diritti”, annunciando che “nelle prossime settimane come assessorato predisporremmo varie attività comprese nel settore del welfare. Insieme a loro anche l’assessore alla Cultura, Annalisa Spinelli.


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