
La Regione Calabria non può più stare a guardare!... Deve intervenire sùbito per guidare e valorizzare sotto un’unica regia e al massimo possibile l’ammirevole gara tra chi realizza le più originali iniziative per la migliore “Calabria Prima Italia”. Un antico proverbio calabrese infatti esorta alla sinergia: “Chi più sa dica, chi più può faccia!”… Sono trascorsi ben 44 anni da quando, nell’aprile 1982, Domenico Lanciano, allora bibliotecario del Comune di Badolato, ha fondato l’associazione informale “Calabria Prima Italia” nel contesto della sezione locale dell’Archeclub d’Italia. Per anni è rimasto solo nel cercare di sensiBilizzare in ogni modo le Istituzioni e gli italiani (i calabresi in particolare) sulla necessità ed utilità di conoscere e valorizzare il fatto storico che proprio in Calabria, 3500 anni fa circa con Re Italo, è nato il nome “Italia” poi diffusosi, duemila anni fa, fino alle Alpi e alle grandi isole vicine; adesso patrimonio della Repubblica italiana.
In quegli anni ottanta e novanta, benché ci fosse una copia in inglese che dormiva dimenticata nella Biblioteca provinciale di Catanzaro, era del tutto sconosciuto il fondamentale libro “Calabria la prima Italia” pubblicato nel lontano 1939 negli USA da Gertrude Slaughter, docente all’Università del Wisconsin. Adesso, grazie alla scoperta e all’interessamento dello stesso Lanciano, lo si può leggere in italiano, edito da Meligrana di Tropea con la traduzione di Sara Cervadoro, calabrese di Roma. Da tale studio della Slaughter è nata l’ispirazione per il grande e costoso volume di Editalia dal medesimo titolo nel 1999, poi distribuito a puntate dal quotidiano “Gazzetta del Sud” in formato economico.
Gli studi prodotti da docenti universitari e da appassionati senza cattedra, come Enzo Gatti nel 1975, sono rimasti nella ristretta cerchia dei cultori della materia senza che ci fosse qualcuno in grado di diffondere tali temi così importanti non soltanto per la conoscenza ma anche per i risvolti turistici, economici e di immagine. Così come cercava di incitare Armin Wolf (1935-2025) il quale dalla Germania si è trasferito addirittura a Squillace per studiare meglio Odisseo cioè Ulisse, rendendo storicamente l’Istmo di Catanzaro il centro del mondo omerico al tempo della guerra di Troia, attorno al 1250 avanti Cristo secondo alcuni o tra il 1194 e il 1184 secondo altri.
Negli ultimi anni, anteriormente e specialmente dopo la prima “Festa del nome Italia” fallita a Lamezia Terme il 18 giugno 2022 e dopo quella realizzata assai solennemente a Davoli il 21 giugno 2023, nel solstizio d’estate, alcuni, tra individui e associazioni, si stanno adoperando per evidenziare e valorizzare storia ed altri aspetti legati alla cosiddetta “Prima Italia”. Ad esempio, Massimo Tigani Sava ha pubblicato libri sulla antica e attuale viticoltura in Calabria che era chiamata proprio “Enotria” (terra del vino) ben 16 generazioni prima della stessa guerra di Troia. Nel 2023 è nato a Lamezia Terme il premio “Re Italo – Terra dei Feaci” per iniziativa di Giuseppe Campisi. E, sempre a Lamezia Terme, la rivista “Lamezia Storica” (diretta da Vincenzo Villella) ha pubblicato numerosi servizi sulla “Prima Italia”.
A Reggio Calabria esiste dal 1983 un Club Unesco intitolato a Re Italo, fondato dall’architetto Alberto Gioffré. E su Re Italo scrivono romanzi alcuni autori, come Felice Càmpora di Amantea oppure Oreste Kessel Pace di Palmi; mentre a Trebisacce si scava ancora per studiare un sito enotrio di particolare importanza; ma non è abbastanza perché le Università sono ancora troppo timide, anche se producono volumi e studi che però restano prevalentemente nella ristretta cerchia degli addetti ai lavori.
Pochi chilometri più a nord, valicato il confine calabrese, troviamo il vino “Re Italo” della cantina della famiglia Latronico a Nuova Siri (MT), mentre a Cosenza “Qual’Italy” di Enzo Serra distilla l’amaro “Re Italo” e altri iquori intestati ad antichi personaggi bruzi. Ed anche a Cirò esiste un vino “Re Italo” della Cantina Zito che ha un successo internazionale, specialmente negli USA. C’è tutto un risveglio per la più antica identità e civiltà della Calabria pure come “Mater Italiae” (“Calabria madre d’Italia” titolo dato recentemente ad un suo libro dall’avv. Giovanni Balletta di Catanzaro); mentre il filosofo Salvatore Mongiardo di Sant’Andrea dello Ionio (CZ) è ritenuto uno dei maggiori conoscitori della “Prima Italia” e di Pitagora. E c’è la Biblioteca Pubblica di Davoli che si è appena gemellata con Corfino d’Abruzzo dove (tra il 91 e l’88 a. C.) il nome Italia è stato inciso sulle monete e consacrato dal sangue della guerra sociale dei popoli italici contro Roma.
A volte, però, tante iniziative non riescono nemmeno ad essere annotate dai mess-media; mentre altre, enunciate con entusiasmo, si perdono dopo qualche tentativo non sostenuto da alcuno (come chi propone di realizzare una statua di Re Italo alla cittadella regionale di Germaneto oppure davanti all’aeroporto di Lamezia Terme). Intanto, nei prossimi giorni a Tiriolo nell’imminente 20 e 21 giugno (proprio nel solstizio d’estate) si celebra, a cura della Pro Loco con il patrocinio del Comune e la collaborazione della asd Calabriando CZ, la prima “Festa dell’Istmo Prima Italia” con conseguente “Premio Istmo Prima Italia” a ben 29 tra enti e personaggi; mentre l’agenzia “Sognare insieme viaggi” di Angela Donato di Soverato sta organizzando molto lodevolmente manifestazioni itineranti nell’Istmo di Catanzaro (dal 17 al 23 giugno) intitolate “Where Italy Begins” (Dove è nata l’Italia) con evidente apertura e partecipazione internazionale, pure con eventi enogastronomici che ricordano i “sissizi” di Re Italo allora imitati in tutto il Mediterraneo. Manca una cosa, assai essenziale: l’ente Regione dovrebbe prendere le redini di tale grande risveglio, coordinarlo e trasformarlo in brillante “pil” socio-economico-culturale tale da rendere di nuovo la Calabria al centro del Mediterraneo come lo era ai tempi di Re Italo e di Ulisse.
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