Domenico Piraina sul furto al MuMe: “Non capisco chi abbia potuto sottrarre opere talmente conosciute”

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Una riflessione col direttore della Cultura di Milano sulla vulnerabilità dei musei italiani

  17 agosto 2026 20:32

di GIOVANNA BERGANTIN

Il furto delle tavole di Antonello da Messina al MuMe ha colpito profondamente il mondo dell’arte. Domenico Piraina, direttore della Cultura e di Palazzo Reale di Milano, non nasconde la sua sorpresa di fronte a un’azione che, alla luce delle notizie di stampa, appare priva di logica. «Non capisco chi abbia potuto idearlo. Quando si sottraggono opere così note, o si è sprovveduti oppure si agisce su commissione di un mitomane. Il fatto che alcune tavole siano state abbandonate mi fa pensare. Sono opere talmente conosciute che non c’è possibilità di rivenderle». Lo abbiamo raggiunto in qualità di manager culturale ed esperto di sistemi museali, per raccogliere la sua opinione su un furto che ha scosso il Ferragosto italiano e riportato al centro il tema della tutela dei capolavori artistici.

Piraina si attiene ai dati disponibili, ma sottolinea un aspetto spesso trascurato: la particolare natura delle opere rubate. «Sono tavole di legno, delicate, soggette a variazioni di umidità. Si possono spaccare. Non sono tele che si avvolgono facilmente. Al di là del furto, sono esposte a rischi enormi». Le informazioni diffuse finora parlano di sistemi di sicurezza attivi, allarmi e custodi presenti. Piraina non entra nel merito delle indagini, ma riflette sul quadro generale. «Da ciò che leggo, il museo è dotato di impianti e procedure di controllo. Eppure i ladri sono riusciti a fare il colpo. È la dimostrazione che la sicurezza non è mai un sistema perfetto. Per chi dirige un museo, il furto è un’ansia costante».

La sua esperienza, maturata in oltre mille mostre, gli permette di contestualizzare il tema. «La protezione esterna, i muri protetti, gli impianti di allarme ben funzionanti, i sistemi di videosorveglianza, le teche blindate con allarmi interni vicini alle opere sono elementi essenziali. Ma spesso non bastano. Basta guardare cosa è accaduto al Louvre nel 2025, quando una banda travestita da operai edili ha rubato otto gioielli storici in sette minuti fuggendo con un piano studiato nei dettagli. Oppure i furti messi a segno in diversi musei del Nord Europa, dove gruppi organizzati sono riusciti a neutralizzare sistemi avanzati o a sfruttare momenti di transizione del personale».

A questi rischi si aggiunge una frontiera nuova, quella digitale. Piraina cita l’attacco informatico agli Uffizi, dove un gruppo hacker ha tentato di violare i sistemi amministrativi e di prenotazione, colpendo server e reti interne. «L’attacco è stato contenuto, ma ha mostrato che un museo può essere vulnerabile anche quando le sale sono perfettamente protette. La sicurezza oggi riguarda non solo le teche blindate, ma anche la difesa dei sistemi informatici che gestiscono opere, dati e flussi di visitatori. La nuova frontiera sarà la difesa dagli hacker che attaccano i computer. Bisogna attrezzarsi anche per questi nuovi rischi».

Sul destino delle opere sottratte, Piraina è ottimista. «Ho piena fiducia nell’attività degli inquirenti e del Nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Hanno appena recuperato tre opere della Fondazione Magnani Rocca, trafugate a marzo, tra cui Cézanne, Renoir e Matisse per un valore complessivo di oltre nove milioni di euro. Certo, prima si rintracciano meglio è. Le prime ore sono importanti. Ma non credo che i ladri possano farla franca. Sono opere conosciute, non c’è possibilità di rivenderle. Verranno recuperate».

Le opere d’arte, per Piraina, sono beni universali. «Sono opere che non diventano mai proprietà di nessuno perché appartengono a tutti. Il Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte sono frammenti identitari della cultura dell’umanità». Il direttore Piraina ci riporta alla sua visione del museo come spazio vivo, sensoriale e partecipativo, - espressa più volte anche nel volume Museologia e percezione scritto con Maurizio Vanni- che non viene messa in discussione dal furto. «Anzi, un’idea che si rafforza. Più le opere sono conosciute, più è difficile sottrarle e venderle. Bisogna stare attenti alle opere nascoste, perché è più facile trafugarle. I musei hanno il compito di custodire le opere d’arte, patrimonio dell’umanità, per consegnarle a chi viene dopo. Quando il pubblico percepisce il valore dell’opera, la tutela diventa collettiva».