Dragone: "Maurizio Gori, quando non fece toccare palla a Gianni Rivera"

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  22 maggio 2026 12:17

di SERGIO DRAGONE

Tutti giustamente accostano la figura di Maurizio Gori, la “formica atomica” del Catanzaro anni Settanta ed eroe della prima storica promozione, al magico traversone che il 27 giugno del 1971 innescò il colpo di testa vincente di Angelo Mammì contro il Bari.

Ma ci sono altri due singolari episodi, poco conosciuti, legati a questo eccezionale atleta, per nulla condizionato dai suoi 163 centimetri di altezza.

Il primo avviene il 5 giugno allo stadio di Firenze dove, per motivi di ordine pubblico (in Calabria divampa la cosiddetta guerra per il Capoluogo), si gioca il derby di ritorno tra Reggina e Catanzaro. Maurizio è il rigorista designato e Gianni Seghedoni, l’allenatore dei giallorossi, al 35’ gli affida l’enorme responsabilità di calciare il penalty che permette di raggiungere il pareggio e di proseguire l’inseguimento alle prime.

Il secondo episodio è ancora più singolare. E’ il 23 gennaio del 1972, primo campionato di serie A per il Catanzaro, e al “Militare” arriva il Milan di Gianni Rivera. Tra i tanti big in campo ci sono Fabio Cudicini, il famoso “ragno nero”, Roberto Rosato, Romeo Benetti, Albertino Bigon e un giovane Tato Sabadini.

Seghedoni è ossessionato dal golden boy che, con la sua cristallina classe, è in grado di vincere da solo le partite. Occorre fermarlo a tutti i costi. Il tecnico giallorosso, specialista nel cambio dei ruoli, tira fuori dal cilindro la soluzione: sarà proprio Gori a marcare Rivera. Non dovrà togliergli gli occhi addosso nemmeno per un attimo, deve seguirlo anche sotto la doccia. Maurizio prova a protestare: “Mister, ma io sono un attaccante!” “Proprio per questo, con la tua velocità lo puoi anticipare sistematicamente”. Ed è quello che accade. Gianni l’”abatino” non tocca letteralmente palla e il Catanzaro chiude con un sorprendente pareggio 0-0.

Maurizio è volato via, con la sua leggerezza e il suo talento, proprio nei giorni in cui il suo e nostro Catanzaro è arrivato nuovamente ad un passo dal sogno. Ciao, piccolo grande eroe.


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