
di DOMENICO LANCIANO
Fin da quando il compositore Gaetano Emanuele Calì (Catania 1885 –Siracusa 1936) musicò d’impeto i versi scritti nel 1910 da Giovanni Formisano (Catania 1878-1962), la celebre canzone “E vui durmìti
ancòra” (E voi dormìte ancòra) è sempre stata eseguita in Italia e ovunque nel mondo ci fosse un emigrato siciliano. E, da un po’ di tempo a questa parte, si sono intensificate le sue interpretazioni da parte di parecchi cantanti più o meno noti fino al famoso tenòre Andrea Bocelli o al trio “Il Volo”.
Particolarmente suggestiva, poi, la versione di Simona Sciacca che sta riscuotendo un crescente successo tramite i “social” dov’è possibile trovare tante altre esecuzioni, tutte molto toccànti. Vale, quindi, la pena riportare i versi tradotti dalla lingua siciliana di Formisano alla lingua italiana attuale, per capirne meglio il significato e la simbologìa.
"Il sole è già spuntato in mezzo al mare / e voi dolcezza mia dormite ancora, / gli uccelli sono stanchi di cantare / e infreddoliti vi aspettano qua fuori, / sopra il vostro balcone sono poggiati / e aspettano quando voi vi affacciate! / I fiori senza di voi non possono stare / sono quasi tutti appassiti, / ognuno di essi non vuole sbocciare / se prima non si apre il balcone, / dentro il bocciolo sono nascosti, / e
aspettano quando vi affacciate! / Lasciate stare, non dormite più, / che in mezzo a loro dentro questo vicolo / ci sono pure io, che vi aspetto, / per vedere il vostro bellissimo viso, / passo qui fuori tutte le notti, / aspettando solo quando vi affacciate".
Finora, in 116 anni di vita, su tale canzone di successo è stato scritto di tutto e di più. Certo è che gli aggraziati e paradossali versi (animati da una assai struggente melodia) fanno breccia sia nei cuori che nelle menti. E l’Università delle Generazioni di Badolato (considerato che il poeta Giovanni Palmisano ha sempre affrontato, in chiave satirica, i grandi temi sociali del suo tempo) sostiene che i suoi versi fossero stati dedicati ad una “Italia bella ma inutile” specialmente riguardo la “que-stione meridionale” vista da un siciliano colto nella Catania del 1910.
Si sa (ed è inutile nasconderlo) ogni espressione intellettuale, volenti o nolenti, rispecchia sempre in qualche modo (marcato o velato) la situazione politico-sociale del momento in cui viene creata. A
confermare la critica socio-politica di “E voi dormite ancora” pare sia pure questa notevole ripresa delle interpretazioni della canzone. Forse pensando alle generazioni che invocano tutte le Istituzioni (locali, regionali, nazionali, europee e globali) affinché si sveglino dal lungo torpòre e che, in particolare, pensino alla pace e alle giovani generazioni specialmente a coloro i quali sono costretti ad emigrare all’estero quasi in massa (come accadeva attorno al 1910 e poi dagli anni cinquanta).
Insomma, secondo tale lettùra, pare che l’innamorato della canzone (il quale sollecita con garbo ma ripetutamente l’amata a svegliarsi da un sonno lungo e ingiustificato) possa simboleggiare proprio il popolo italiano. Questi, pur amando proprio assai la troppo mitizzata Italia del Risorgimento, si dice ormai spazientito dalle troppe “nottate di attesa” per vederla finalmente apparire nel suo splendore e a proprio favore. Probabilmente questa è una canzone di amore e di lotta insieme. Quasi
sicuramente un chiaro messaggio (da non trascurare assolutamente) di santa pazienza che sta per finire! Una situazione presente ai tempi dell’Autore nel 1910 (ad appena 50 anni dall’Unità d’Italia che tradiva il Sud e le Isole) e che non è praticamente dissimile dallo stato delle cose attuali e, stante il metodo collaudato, quasi sicuramente future.
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