
«Ho visto l'orrore e sono vivo per miracolo» ha affermato il sopravvissuto all'eccidio di Amendolara. Una tragedia e una ferita profonda per la nostra regione e per l'intero Paese. Di fronte a quattro vite spezzate in modo così disumano, non si può tacere.
Nel giorno in cui si celebra la Repubblica, fondata sul lavoro, questi drammatici eventi ci mostrano una dolorosa frattura del patto sociale e dei diritti fondamentali della persona. «Come Osservatorio sulle Nuove Povertà monitoriamo da tempo questa vulnerabilità - ha dichiarato il Direttore Belmonte -. Non siamo purtroppo di fronte a un caso isolato, ma alla punta di un iceberg che coinvolge troppi lavoratori invisibili, sfruttati da organizzazioni criminali vecchie e nuove che colpiscono ciclicamente le grandi raccolte agricole del nostro territorio».
Le ultime testimonianze, che parlano di ricatti economici, condizioni abitative degradanti e violenze inaudite verso chi chiedeva semplicemente la regolarizzazione di un contratto, descrivono una realtà di precarietà non più tollerabile. Condividiamo l'accorato appello del Vescovo di Cassano all'Jonio e vicepresidente della CEI, Monsignor Francesco Savino. Non basta, infatti, il cordoglio di circostanza. Serve superare ogni silenzio e quelle zone grigie che permettono al caporalato di radicarsi. Al contempo, il mondo imprenditoriale deve comprendere che la dignità e la tutela del lavoro sono requisiti imprescindibili per la qualità della stessa filiera agroalimentare.
Per queste ragioni, chiediamo con fermezza alle istituzioni competenti, un potenziamento immediato dei controlli sul territorio, intensificando l'azione dell'Ispettorato del Lavoro e delle Forze dell'Ordine con una reale strategia di prevenzione. L'attivazione di un tavolo tecnico istituzionale su larga scala per contrastare, inoltre, il fenomeno dello sfruttamento in modo strutturale e non emergenziale. Una riflessione normativa sui percorsi di inclusione, come l'introduzione di un permesso di soggiorno per attesa occupazione, essenziale per sottrarre all'invisibilità e al ricatto chi subisce la scadenza dei contratti legati ai decreti flussi.
«A nome dell'intero Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà - ha, infine, ricordato il Belmonte - esprimo la mia ferma condanna e di tutti i cittadini di buona volontà. Con la mia voce lancio un grido di dolore e manifesto il dissenso e l'indignazione. Chiedo con forza che in Calabria non ci sia più spazio per il caporalato, non ci siano più ricatti legati al bisogno di lavorare, non ci sia più la vergogna della mancanza di retribuzione. Da parte di nessuno, tanto meno da parte di organizzazioni criminali transnazionali. Il lavoro deve essere dignità, non schiavitù. Dev'essere vita, non morte. Non tollereremo più queste drammatiche situazioni. Mai più stragi».
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