
di SETTIMIO PAONE
C’è un filo sempre più sottile che lega gli equilibri geopolitici internazionali alla quotidianità dei lavoratori italiani. E oggi quel filo sembra tendersi fino al punto di rottura. Il protrarsi del conflitto in Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz hanno generato uno shock energetico che si sta rapidamente riversando sulle economie reali, colpendo in maniera diretta anche il mondo del lavoro.
A lanciare l’allarme sono le Segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, che in una comunicazione ufficiale indirizzata ad Asstel chiedono la convocazione urgente dell’osservatorio contrattuale sul lavoro agile. Una richiesta che non ha il sapore della formalità, ma quello della necessità. Dietro le parole istituzionali emerge con forza la voce dei lavoratori. Una voce che parla di bollette sempre più alte, di costi di trasporto insostenibili, di un potere d’acquisto che si assottiglia giorno dopo giorno. In questo scenario, il lavoro agile torna ad essere non solo uno strumento organizzativo, ma una vera e propria ancora di salvezza.
Non si tratta più, come sottolineano i sindacati, di una misura di welfare o di conciliazione dei tempi di vita. Oggi lo smart working rappresenta una risposta concreta ad una crisi che rischia di travolgere migliaia di famiglie. Ridurre gli spostamenti significa abbattere i costi, ma anche contribuire, indirettamente, a contenere la domanda energetica in un momento storico estremamente delicato.
I lavoratori chiedono risposte. Chiedono strumenti adeguati per affrontare una fase che non era prevedibile e che, proprio per questo, richiede interventi rapidi e mirati. La memoria torna inevitabilmente agli anni della pandemia, quando il settore delle telecomunicazioni seppe farsi trovare pronto, diventando uno dei pilastri della tenuta del Paese grazie alla diffusione del lavoro da remoto.
Oggi, però, il contesto è diverso e forse ancora più complesso.
Non c’è un’emergenza sanitaria, ma una crisi energetica globale che rischia di avere effetti duraturi. E allora il timore, tra i lavoratori, è che si arrivi in ritardo, che le decisioni non siano all’altezza della rapidità con cui la situazione evolve. La richiesta di convocazione urgente dell’osservatorio sul lavoro agile è, in questo senso, un segnale chiaro: serve un confronto immediato, serve aggiornare gli strumenti contrattuali, serve soprattutto ascoltare chi ogni giorno vive sulla propria pelle le conseguenze di questa crisi. Perché dietro i numeri e le analisi economiche ci sono persone. Famiglie. Lavoratori che chiedono solo di poter continuare a svolgere il proprio lavoro senza essere schiacciati da costi sempre più insostenibili. E il tempo, questa volta, non è un alleato.
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