
di ENNIO CURCIO
È di questi giorni la "provocazione" apparsa sui social di un nostro concittadino, Nunzio Loreti, scultore dell'acciaio di grande sensibilità e potenza espressiva, che colloca "virtualmente" due sue sculture a Napoli. La prima, esibita in piazza Plebiscito, una delle più belle del mondo, che raffigura quasi una sorta di "cavallo di Troia" imbizzarrito; la seconda scultura esposta nella galleria Umberto I, che raffigura un toro in procinto di caricare, sbuffando sul terreno. Due capolavori in acciaio lavorato e cesellato a mano. Una tecnica raffinata, figlia anche degli insegnamenti e dell'ispirazione del nostro compianto conterraneo Saverio Rotundo, in arte "u ciaciu", la cui storia artistica non fu sempre costellata di riconoscimenti, anzi.
Vale la pena, a tal proposito, ricordare un anedoto giudiziario paradossale! Erano gli anni '90 ed in prossimità di un terrapieno, adiacente via Lucrezia della Valle di Catanzaro, il Maestro "u ciaciu" aveva posizionato, forse "parcheggiandole" perché nessuno ancora le apprezzava, delle sue opere in ferro battuto.Alcune erano di una potenza espressiva dirompente, come l'uomo immerso in una vasca da bagno piena di escrementi, che oggi potremmo definire di grande attualità, visti i tanti "criminali" che governano il mondo senza regole e senza scrupoli, pùr di arricchirsi con guerre e nemici da sconfiggere dietro ogni angolo, a scapito dell'umanità intera.
Ebbene, il "Maestro" venne inquisito prima e processato poi, per inquinamento ambientale, avendo depositato le sue opere in ferro, su un terreno privo dei requisiti per scaricare materiale ferroso. Insomma, le sue opere furono considerate al pari della spazzatura,si proprio così! Il processo andò avanti per qualche udienza e nonostante la richiesta di condanna, il Giudice lo assolse perché riconobbe, primo tra tutti, che quelle erano opere d'arte, altro che rifiuti ferrosi. Il giovane Giudice dell'epoca era Giuseppe Spadaro, oggi per fortuna rientrato a Catanzaro per ricoprire il prestigioso ruolo di Presidente del Tribunale distrettuale il quale, non solo non esitó a ribaltare l'ipotesi accusatorio, assolvendo "u ciaciu", ma scrisse nero su bianco che l'imputato era un artista, altro che un fuorilegge. In quel caso la fortuna volle che s'incontrassero due "artisti", seppur in discipline ben diverse, ma animati entrambi da grande sensibilità e competenza.
Questa storia vera dovrebbe essere un monito per evitare che si consumi la diaspora di un grande artista come Nuccio Loreti, perché oltre che dalla legge si può essere condannati anche dal "tribunale" dell'indifferenza cittadina e per questo non ci potrà essere alcun Giudice a "salvarlo". Ritonando, a questo punto della nostra riflessione, alla "provocazione" di Nuccio Loreti sulla sua pagina Facebook in cui, avvalendosi dell'intelligenza artificiale, ha collocato virtualmente, le sue due sculture, il cavallo ed il toro, nei bellissimi siti napoletani, anziché nella nostra amata Catanzaro.
Un "gioco" che nasconde l'isolamento e le frustazioni dei tanti "veri" artisti che vivono in una realtà catanzarese sempre prodiga per gli "ospiti", il Parco Michele Traversa ne è un esempio perché ricco anche di tante sculture di artisti di ogni parte del mondo e, invece, per nulla generosa con i propri "figli" migliori.Speriamo che queste poche righe di riflessione stimolino "qualcuno" affinché si eviti ancora, tristemente, l'avverarsi del famoso brocardo latino: "nessuno è profeta in patria".
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