
di ENNIO CURCIO
In queste ore si approverà in parlamento il cosidetto "decreto sicurezza", per cercare di arginare i fenomeni di criminalità in crescente aumento. Uno strumento, quello dei decreti del governo, abusato perché riduce sempre più il ruolo legislativo dei rappresentanti diretti del popolo, giá cooptati dai "capi bastone" politici di turno,visto anche il sistema elettorale privo di preferenze.
Comunque sia, l'iniziativa di frenare la delinquenza, risulta legittima nel merito, ma non nel metodo. Ed invero, all'interno del provvedimento normativo si trova una norma che vorrebbe gli avvocati al "soldo" del governo. È scritto nero su bianco che, se i professionisti convincono i loro clienti migranti a rientrare nel loro Paese di origine senza chiedere asilo, allora verranno "premiati" ricevendo una "mancetta" di poco più di seicento euro. Una richiesta che è stata giustamente considerata incostituzionale, perché il diritto di difesa di chiunque e da qualunque parte del mondo provenga, è principio fondamentale non negoziabile. Secondo il Governo, invece, gli avvocati anziché curare gl'interessi dei loro assistiti, dovrebbero "partecipare", violando anche il loro codice deontologico, alle politiche del governo. Come qualcuno ha giustamente osservato, per esempio, se domani il governo di turno decidesse che il divorzio o l'aborto non siano rispondenti agli interessi della maggioranza al potere, allora chiederanno agli avvocati di "tradire" i loro clienti, convincendoli a rinunciare ad un loro diritto riconosciuto per legge ?
E l'asilo politico per i migranti in fuga dai loro Paesi, qualora esistente, è diritto previsto dalla Costitizione, ancor prima che dalla legge ordinaria. Ma se gli avvocati anziché chiedere l'applicazione della legge ai giudici, si "vendono" i loro clienti al governo, quale giustizia si sta immaginando ? Una concezione, quella del governo, dei diritti e dei doveri fondamentali dell'uomo che definire pericolosa è dire poco ! Una deriva illiberale che parte dall'attacco alla separazione dei poteri, prosegue con il ridimensionamento del ruolo dei giornalisti, ed ora vorrebbe "corrompere" l'ultimo baluardo contro ogni abuso di potere, gli avvocati che, per vocazione e mestiere, sono i paladini dei malcapitati clienti, spesso in ostaggio di una giustizia che non funziona. Si mettano l'anima in pace i potenti di turno, gli oltre duecentomila avvocati italiani hanno dichiarato, unanimemente, che questa norma " vergognosa" non l' accetteranno mai, perché l'epoca degli "azzecca garbugli", di Manzoniana memoria, è ormai un triste ricordo del passato a cui ha fatto seguito, tra gli altri, nientemeno che un tale avvocato Calamadrei che considerava la professione prima che un mestiere, una missione.
E se qualcuno, in queste ore, vorrebbe che gli avvocati finissero sulla "graticola" della polemica politica perché non vogliono aiutare il governo a combattere l'immigrazione clandestina, lo invitiamo a leggere un qualsiasi compendio di diritto in uso nelle scuole dell'obbligo, per capire l'enormitá della sciocchezza che sta dicendo. Il diritto lo si studia e sopratutto lo si applica, specie quando a farlo dovrebbe essere la massima istituzione dello Stato, com'è un Governo. Per fortuna e com'era prevedibile, sono stati bloccati dal Presidente della Repubblica a cui hanno assicurato che faranno subito un altro decreto per annullare questo in approvazione. Insomma, nella migliore delle ipotesi, un gesto quantomeno da dilettanti allo sbaraglio, sempre che si riconosca loro la "buona fede".
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