Ex Abramo, 30 milioni di fondi pubblici e stipendi a rischio: "Vogliamo la verità sulla digitalizzazione"

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  15 aprile 2026 11:46

"Giorno 09/04/2026 è stata ufficialmente aperta la procedura di cassa integrazione per 654 dipendenti di Konecta R, nei siti di Crotone, Rende, Settingiano con termine al 31/12/2026. Non verranno impattati i lavoratori con contratto a tempo determinato per i quali il contratto è in scadenza il 18 maggio (sbattendo ancora una volta fuori dal mondo del lavoro giovani calabresi), ai quali viene negata la possibilità di un futuro nella nostra Terra. Una decisione, quella di ricorrere alla CIGS, che lascia disorientati tutti i lavoratori e le lavoratrici ex Abramo che a distanza di poco più di un anno si ritrovano ancora una volta nel limbo della precarietà e con il posto di lavoro a rischio, dopo i proclami della Regione Calabria che a dicembre 2024 annunciava l’avvio della commessa di digitalizzazione delle cartelle cliniche come la risoluzione efficace della vertenza della ex Abramo Customer Care". Così in una nota stampa il Cobas Konecta R. 

"A marzo 2024 - scrivono - alla presenza dei ministri Urso e Calderone presso il Ministero del Lavoro, “il progetto” di digitalizzazione è stato lanciato dal Presidente della Nostra Regione come "pilota", una startup con l’intento di attrarre lavoro non solo calabrese, ma anche da altre regioni. Ottima l’idea, ma la mancanza di una vera pianificazione, messa nero su bianco, ha portato, saltando proprio le fasi di progettazione, all’assegnazione a dir poco frettolosa della commessa al Poligrafo di Stato, affidata a Tim e da qui a Konecta.

Sono stati impiegati ingenti fondi pubblici per un totale di 30 milioni di Euro e come lavoratori e lavoratrici ci chiediamo, a fronte di uno sforzo economico enorme, come sia possibile trovarsi di nuovo con a rischio il posto di lavoro.

Dopo solo un anno che cosa è successo? Cosa non ha funzionato? Chi ha sbagliato? Dobbiamo pensare che questa commessa e questa opportunità di lavoro stabile, innovativo, ad alta professionalità e di forte impatto e utilità sociale (specialmente in Calabria) sia fallita dopo neanche un anno effettivo di lavoro e con un investimento di denaro pubblico così importante?

Come Lavoratori e lavoratrici riteniamo sia un nostro diritto sapere come questi soldi siano stati spesi, cosa non abbia funzionato e come si sia arrivati a dover ricorrere agli ammortizzatori sociali (altri soldi pubblici)

Quali e se ci siano state attività di monitoraggio messe in campo per vigilare su un progetto di fondamentale importanza non solo per i 654 lavoratori ma anche per i cittadini calabresi, in una regione dove l’organizzazione della Sanità è assente e dove l’approccio ad un fascicolo sanitario è punto di partenza necessario per la storia clinica di un paziente e l’accesso alle cure.

Come Cobas, ma soprattutto come lavoratori e colleghi, da mesi evidenziamo problematiche di vario genere a fronte di una flessibilità molto spinta e di continue richieste di ferie forzate; da mesi sosteniamo che questo progetto, che riteniamo valido, senza una reale ed efficace supervisione, senza un piano di sviluppo che metta al centro innanzitutto i lavoratori (perché questo l’intento del finanziamento di 30 milioni di soldi pubblici) non avrà prospettive ed è destinato a fallire.

Ed eccoci ad oggi; Invece di fare un passo avanti, siamo ritornati ai tempi di Abramo: cassa integrazione, stipendi già da fame ridotti, nessuna prospettiva futura.

Come lavoratori e lavoratrici riteniamo urgente una interlocuzione (già inviate pec e messaggi con richiesta di incontro ma ad oggi ancora senza risposta) col presidente Occhiuto e l'assessore al lavoro Calabrese.

Riteniamo sia un nostro diritto essere ricevuti e ascoltati in un confronto costruttivo di idee per uscire da questa nuova crisi che impatta famiglie calabresi che non hanno intenzione di arrendersi e che vogliono rivendicare il diritto a vivere in maniera dignitosa in questa Nostra Terra.

Vogliamo capire se realmente la regione considera la digitalizzazione un progetto sul quale puntare e se c’è la volontà di strutturarlo e costruire futuro. Se i dipendenti Konecta, ex Abramo, per la professionalità dimostrata possano realmente essere parte integrante di un servizio utile a tutta la comunità calabrese. O se semplicemente siano stati sfruttati per pura propaganda.

Vogliamo capire da Konecta quale sia questo grande piano di rilancio industriale che vuole adottare e perché non sia stato avviato in itinere. Come sindacato, ma soprattutto come lavoratori, ad oggi, non vediamo futuro con questa azienda.

E’ finito il tempo delle chiacchiere. E' finito il tempo delle attese. Noi lavoratori e lavoratrici vogliamo essere coinvolti direttamente in questo processo perché siamo stanchi di speculazioni e sfruttamento delle nostre vite. Tanto, troppo silenzio sulla nostra vicenda e ci chiediamo il perché. Ma non è nostra intenzione restare zitti e non lasceremo che ci sia una nuova indifferenza.

Ne parleremo ogni giorno su tutti i canali disponibili e rinnoveremo la richiesta d’incontro col presidente di Regione perché nessuno di noi è rassegnato, perché difenderemo in ogni modo il nostro lavoro il nostro futuro e il diritto a restare". 


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