
di RITA TULELLI
È stata una serata nel segno della cultura, della scrittura e, soprattutto, dell’emozione quella vissuta ieri, 13 agosto, a San Giorgio Albanese, in occasione di “Aperinchiostro”, manifestazione promossa dal Comune di San Giorgio Albanese e ospitata nel suggestivo piazzale P.D. Refrontolotto.
Un appuntamento che ha saputo trasformare la letteratura in un autentico luogo di incontro, offrendo al pubblico la possibilità di ascoltare scrittrici e scrittori, conoscere le loro opere e lasciarsi condurre attraverso quelle pagine nelle pieghe più profonde dell’animo umano.
Tra le protagoniste della serata, Caterina Madda, che ha presentato il suo romanzo “Fatti coraggio!”, un’opera intensa e profondamente introspettiva, nella quale la vicenda personale della protagonista diviene occasione per affrontare interrogativi universali: quanto siamo disposti a sacrificare di noi stessi per amore? E quando amare qualcuno rischia di significare, invece, smarrire la propria identità?
Accanto a Caterina Madda sono intervenuti Ornella Mamone Capria, Simone Longo, Maria Romeo, Rossella Scaramuzza e Giusy Nisticò, mentre la serata è stata sapientemente accompagnata dalle moderatrici Rossella Minisci e Rosanna Servidio, dai saluti istituzionali del sindaco Gianni Gabriele e dagli intermezzi musicali dei Fratelli Scaravaglione con Emiliana Oriolo.
Un intreccio di parole, musica e testimonianze che ha conferito all’evento un significato ben più ampio di quello di una semplice presentazione libraria: la cultura, ancora una volta, si è fatta strumento di riflessione sulla vita.
Al centro della presentazione di Caterina Madda vi è una domanda semplice nella formulazione, ma complessa nelle sue implicazioni: quanto siamo disposti a perdere noi stessi per amore?
“Fatti coraggio!” è un romanzo psicologico ed emotivo che accompagna il lettore nel percorso interiore di una donna alla ricerca della propria voce. Una voce che trova espressione nella musica, nei sogni e nell’arte, ma che rischia di essere progressivamente soffocata quando una relazione sentimentale, anziché costituire uno spazio di crescita, rispetto e condivisione, si trasforma in una fonte di sofferenza.
La protagonista porta con sé una storia fatta di sacrifici, affetti familiari, aspirazioni e desiderio di realizzazione. Di particolare rilievo è il rapporto con la madre, figura forte e determinata, capace di sostenerla e di incoraggiarla a perseguire le proprie aspirazioni.
Poi arriva Giorgio.
Il suo ingresso nella vita della protagonista rappresenta un punto di svolta. Attrazione, speranze, illusioni, conflitti e ferite emotive si susseguono, costringendola a interrogarsi sul significato autentico dell’amore.
Perché amare, in nessun caso, dovrebbe significare rinunciare alla propria dignità, alla propria libertà o alla propria identità.
Ed è proprio in questa consapevolezza che il romanzo acquista una dimensione universale.
“Fatti coraggio!” non racconta soltanto una relazione difficile, ma affronta una condizione nella quale molti lettori possono riconoscersi: quella progressiva perdita di sé che talvolta si consuma nel tentativo disperato di non perdere qualcun altro.
Le parole che feriscono, le incomprensioni, il bisogno di essere ascoltati, la ricerca continua di approvazione e la difficoltà di comprendere quando un legame abbia cessato di essere una casa per trasformarsi in una prigione costituiscono alcuni dei nodi emotivi attraverso i quali si sviluppa la vicenda.
La fragilità emotiva, la dipendenza affettiva e il bisogno di sentirsi riconosciuti vengono così affrontati senza retorica, attraverso una protagonista che non nasconde le proprie debolezze. Ed è proprio questa vulnerabilità a renderla autentica e vicina al lettore.
Uno degli aspetti più suggestivi dell’opera è il ruolo attribuito alla musica.
Essa non costituisce soltanto una passione artistica, ma diviene un vero e proprio linguaggio dell’anima: la possibilità di esprimere ciò che talvolta le parole non riescono a dire.
La musica diviene così libertà, memoria, identità e, infine, rinascita.
Come una melodia nasce dall’incontro di note differenti, anche l’esistenza è composta di momenti luminosi e passaggi dolorosi, cadute e ripartenze. Non tutte le note sono dolci, ma è proprio la loro armonia complessiva a poter generare una melodia.
In questa prospettiva, l’arte assume una funzione quasi salvifica: consente alla protagonista di recuperare il rapporto con sé stessa e di trasformare la sofferenza in consapevolezza.
Il coraggio evocato dal titolo, pertanto, non coincide necessariamente con il restare, con il sopportare o con il tentare ad ogni costo di salvare una relazione.
Talvolta il coraggio più autentico consiste nel fermarsi, ascoltarsi e riconoscere il proprio valore.
La rinascita, del resto, non avviene attraverso un gesto improvviso e risolutivo, ma mediante piccoli passi, consapevolezze conquistate e la difficile, ma necessaria, decisione di ricominciare.
Particolarmente significativa è stata anche la presenza della poetessa Giusy Nisticò, che ha portato alla serata la sua raccolta poetica “Tempo dei sentimenti”, dalla quale ha recitato una poesia dedicata al drammatico tema della violenza sulle donne.
Un momento di particolare intensità, nel quale la parola poetica si è fatta memoria, denuncia e omaggio.
La poesia è stata dedicata ad **Antonella Lettieri**, la giovane donna uccisa da un uomo a Cirò Marina, nel Crotonese, la sera dell’8 marzo 2017, poco prima delle ore 20. Antonella lavorava come commessa in un negozio di alimentari del paese. Il suo corpo venne rinvenuto la mattina del 9 marzo dal cognato, in una pozza di sangue.
Il ricordo di Antonella, evocato attraverso la poesia, ha conferito alla serata una dimensione civile particolarmente forte: quella di non lasciare che il dolore divenga silenzio e che il silenzio cancelli la memoria.
In questo senso, la poesia di Giusy Nisticò ha assunto il valore di una testimonianza: la parola può diventare uno strumento per dare voce a chi non può più parlare, per interrogare le coscienze e per ribadire con fermezza che nessuna forma di violenza può essere considerata normale, privata o giustificabile.
La letteratura e la poesia, quando incontrano temi così dolorosi, cessano di essere soltanto espressioni artistiche e diventano atti di responsabilità civile.
A impreziosire ulteriormente l’incontro è stata la presenza di Anila Dahriu, traduttrice albanese, che nel corso della serata ha tradotto alcune poesie.
La sua partecipazione ha rappresentato un ulteriore ponte tra culture e sensibilità differenti. Ma Anila Dahriu non è soltanto traduttrice: è anch’ella poetessa e scrittrice, e la sua presenza ha conferito all’evento una significativa dimensione interculturale.
La traduzione poetica, infatti, non consiste nella semplice trasposizione di parole da una lingua all’altra. È, piuttosto, un esercizio di sensibilità, nel quale occorre custodire il significato, il ritmo, l’emozione e la forza evocativa dell’originale.
Attraverso la sua voce, la poesia ha dunque superato i confini linguistici, dimostrando ancora una volta come la cultura possa creare ponti laddove le differenze potrebbero sembrare barriere.
“Fatti coraggio!” di Caterina Madda, “Tempo dei sentimenti” di Giusy Nisticò, la voce e le traduzioni di Anila Dahriu, la musica dei Fratelli Scaravaglione con Emiliana Oriolo e gli interventi degli altri autori hanno dato vita a una serata nella quale generi e sensibilità differenti si sono incontrati in un unico spazio culturale.
La presenza delle moderatrici Rossella Minisci e Rosanna Servidio ha accompagnato il pubblico attraverso i diversi momenti dell’incontro, mentre i saluti istituzionali del sindaco Gianni Gabriele hanno sottolineato il valore di una manifestazione capace di portare la cultura nel cuore della comunità.Ne è emerso un quadro nel quale il libro non è apparso come un oggetto confinato agli scaffali, ma come uno strumento vivo, capace di interrogare, emozionare e persino mettere in discussione le nostre certezze.
Il messaggio più profondo affidato da Caterina Madda al suo romanzo è forse proprio questo: scegliere sé stessi non significa smettere di amare gli altri, ma imparare a non annullarsi nell’amore per gli altri.
La protagonista attraversa le proprie fragilità, conosce il dolore, affronta le proprie contraddizioni e, lentamente, ricostruisce la propria identità attraverso l’amicizia, l’arte, la musica e soprattutto attraverso la capacità di guardarsi dentro senza più paura.
Il romanzo non promette un’esistenza priva di ferite. Racconta, piuttosto, la possibilità di trasformare quelle ferite in consapevolezza.
Ed è forse proprio questo il suo messaggio più autentico: non siamo definiti dalle ferite che abbiamo ricevuto, ma anche dalla capacità di rialzarci e di attribuire un nuovo significato alla nostra storia.
“Fatti coraggio!” parla a chi ha conosciuto l’amore e la delusione, a chi ha avuto paura di non essere abbastanza, a chi ha cercato di salvare un rapporto dimenticando, talvolta, di salvare sé stesso.
Parla a chi si è sentito fragile.
A chi ha avuto paura di ricominciare.
E, soprattutto, a chi ha trovato dentro di sé la forza per farlo.
La serata di San Giorgio Albanese ha così dimostrato che una presentazione letteraria può trasformarsi in qualcosa di molto più significativo: un momento collettivo di ascolto, memoria e consapevolezza.
Tra romanzo, poesia, musica e traduzione, “Aperinchiostro” ha restituito alla parola il suo valore più autentico: quello di avvicinare le persone, custodire la memoria, dare voce alle emozioni e aprire nuove possibilità di comprensione.
Perchè, in fondo, il coraggio non consiste sempre nel resistere.
A volte consiste nel riconoscere che si merita di più.
E allora occorre fermarsi, ascoltare quella voce interiore che per troppo tempo è rimasta in silenzio e compiere la scelta più difficile e, forse, più liberatoria:
avere il coraggio di scegliere sé stessi
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