Festa dei Popoli, SI - AVS Catanzaro: "Non solo festa ma un'idea di città e società"

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  24 settembre 2026 13:31

Sabato sera Catanzaro si ritroverà per la Festa dei Popoli. Ci sarà musica, cibo, incontro e voglia di stare insieme. Ma sarebbe riduttivo fermarsi all'aspetto ludico: nei giorni che precedono la festa, attraverso talk e momenti di confronto, verranno messi al centro temi importanti come integrazione, lavoro, sfruttamento, diritti e dignità delle persone.

È questo il significato più profondo dell'iniziativa: ricordarci che dietro la parola "immigrazione" ci sono persone, lavoratori, bambini, famiglie, storie e diritti, e che una città non si misura soltanto dalla capacità di organizzare eventi, ma anche dal coraggio di interrogarsi sulle proprie contraddizioni.

In questi giorni, mentre a Catanzaro si parla dei popoli di tutto il mondo, a livello nazionale è tornato al centro del dibattito il tema degli alunni stranieri e della conoscenza della lingua italiana. Il Governo annuncia un tetto del 30% riferito agli studenti che non conoscono adeguatamente l'italiano, precisando che il criterio non sarebbe la cittadinanza, ma la competenza linguistica.

La questione dell'apprendimento della lingua è reale. Proprio per questo merita una risposta seria e non, come sempre, puramente propagandistica.

Perché se un ragazzo arriva in Italia e non conosce l'italiano, la risposta dovrebbe essere una scuola messa nelle condizioni di insegnarglielo: più docenti, più italiano L2, più tempo scuola, classi meno numerose, personale stabile, strutture adeguate e strumenti per sostenere chi parte da una condizione di svantaggio.

Un bambino che non conosce ancora l'italiano non è il problema: il problema è lasciarlo senza mediazione linguistica e lasciare l'insegnante senza strumenti.

Continuano a discutere di quanti stranieri possano stare in una classe senza chiedersi quante risorse siano disposti a investire. Gli insegnanti italiani sono pagati meno dei loro colleghi europei, mentre precarietà e carenza di personale continuano a rendere più difficile garantire continuità didattica e qualità dell'insegnamento.

Se vogliamo una scuola capace di integrare, recuperare e non lasciare indietro nessuno, dobbiamo prima di tutto mettere gli insegnanti nelle condizioni di poterlo fare. Non si può chiedere alla scuola di risolvere le disuguaglianze sociali, linguistiche e culturali continuando a sottrarre risorse, personale e stabilità.

Nel 2024 la spesa pubblica italiana per l'istruzione è stata pari al 4% del PIL, contro il 4,8% della media europea.

Se davvero vogliamo evitare le cosiddette "classi ghetto", dobbiamo occuparci delle condizioni che possono produrle: povertà educativa, dispersione scolastica, periferie abbandonate, classi numerose, personale insufficiente, precarietà, edilizia scolastica inadeguata e mancanza di strumenti di sostegno.

Dire che il problema è la presenza degli studenti stranieri rischia invece di spostare l'attenzione dal problema alla sua rappresentazione politica.

È qui che il messaggio della Festa dei Popoli assume un significato ancora più forte. In un momento nel quale il dibattito nazionale torna a parlare di identità, stranieri e minoranze, fino ad arrivare al tema dei bambini italiani che rischierebbero di diventare "minoranza" nelle classi, dobbiamo riportare la discussione sul terreno dei diritti e delle soluzioni concrete.

Non serve negare le difficoltà. Serve affrontarle senza trasformare chi è più fragile nel bersaglio della discussione.

Perché la lingua italiana è uno strumento fondamentale di integrazione. Ma l'integrazione non si costruisce semplicemente spostando gli studenti da una classe all'altra: si costruisce mettendo la scuola nelle condizioni di accogliere, insegnare, accompagnare e includere.

E lo stesso vale per il lavoro. Se parliamo di stranieri senza parlare di caporalato, sfruttamento e lavoro povero, raccontiamo soltanto una parte della realtà. Quando un lavoratore è sfruttato, il problema non è da dove proviene, ma chi lo sfrutta.

Anche le risorse pubbliche raccontano delle scelte politiche. Il protocollo Italia-Albania ha comportato importanti oneri pubblici per la realizzazione e la gestione delle strutture. Il punto è: quali problemi scegliamo di affrontare e quali risorse scegliamo di investire per farlo?

È questa la questione che la Festa dei Popoli ci consegna.

La diversità non è una minaccia da contenere. È una realtà da governare con intelligenza, responsabilità e giustizia sociale.

Perché la scuola italiana è da tempo in difficoltà e, se per nasconderne i problemi la politica ha bisogno di trasformare un bambino nel problema, ha già fallito.

Una classe multiculturale non è una minaccia: lasciarla senza risorse è l'unico, vero pericolo.

Per questo la Festa dei Popoli non è soltanto una festa.

È un'idea di città. È un'idea di società. È la scelta di non avere paura dell'altro, ma di costruire insieme un futuro nel quale nessuno debba essere utilizzato come capro espiatorio per nascondere l'assenza di risposte ai problemi reali".

Così in una nota Fabiola Scozia, Segretaria Cittadina Circolo Giuditta Levato Sinistra Italiana Catanzaro.