"Si chiude dopo diciassette anni il Commissariamento della sanità calabrese. Il fatto suscita grande entusiasmo tra i poco competenti rappresentanti della politica calabrese di centro destra. Provo a spiegare a tutti che c’è proprio poco per cui stare allegri,
Il commissariamento è un fatto politico mentre il Piano di Rientro è un atto legislativo. Quando una Regione esce dai limiti previsti dalla Legge in relazione agli aspetti economico finanziari (bilanci) o funzionali (rispetto dei Lea) viene posta in stato di Piano di Rientro. Viene assegnato un compitino da rispettare insieme con l’aumento della tassazione e un monitoraggio generalmente trimestrale da parte dei ministeri sorveglianti per seguirne l’andamento. All’inizio era previsto per un massimo di tre anni con la collaborazione di una regione virtuosa poi è andato ad libitum. Quando l’andamento non sembra soddisfacente il tavolo ministeriale può addirittura sostituire la Regione commissariandola. In questo consiste la caratteristica “politica” del commissariamento stesso e questo è quello che è avvenuto in Calabria dal 2010 in poi.
Il commissariamento è un fatto politico mentre il Piano di Rientro è un atto legislativo. Quando una Regione esce dai limiti previsti dalla Legge in relazione agli aspetti economico finanziari (bilanci) o funzionali (rispetto dei Lea) viene posta in stato di Piano di Rientro. Viene assegnato un compitino da rispettare insieme con l’aumento della tassazione e un monitoraggio generalmente trimestrale da parte dei ministeri sorveglianti per seguirne l’andamento. All’inizio era previsto per un massimo di tre anni con la collaborazione di una regione virtuosa poi è andato ad libitum. Quando l’andamento non sembra soddisfacente il tavolo ministeriale può addirittura sostituire la Regione commissariandola. In questo consiste la caratteristica “politica” del commissariamento stesso e questo è quello che è avvenuto in Calabria dal 2010 in poi.
Il commissariamento però, affidato dallo Stato a personaggi poco competenti e in qualche occasione ai limiti della ragionevolezza e del ridicolo, forse con la sola parziale eccezione dell’Ing. Scura, e con l’inspiegabile revoca dopo 48 ore dell'ottimo Zuccatelli, non è riuscito ad affrontare i nodi del problema tanto che esso è stato mantenuto fino ad oggi. Lo stesso Occhiuto, commissario ormai da tempo, è rimasto al palo tanto che ne sta annunciando come imminente la fine ormai da tempo immemore.
La fine arriva invece oggi innegabilmente a seguito di un mercanteggiamento con il voto della Calabria sulle preintese che cercano di aggirare la sentenza della Corte costituzionale in tema di autonomia differenziata.
Come dire che Occhiuto ha venduto la dignità della Calabria per un piatto di lenticchie.
E veramente di un piatto di lenticchie si tratta perché rimangono in essere con la permanenza del Piano di Rientro tutti vincoli e i controlli esercitati dal tavolo di monitoraggio.
La fine arriva invece oggi innegabilmente a seguito di un mercanteggiamento con il voto della Calabria sulle preintese che cercano di aggirare la sentenza della Corte costituzionale in tema di autonomia differenziata.
Come dire che Occhiuto ha venduto la dignità della Calabria per un piatto di lenticchie.
E veramente di un piatto di lenticchie si tratta perché rimangono in essere con la permanenza del Piano di Rientro tutti vincoli e i controlli esercitati dal tavolo di monitoraggio.
Questi infatti potranno venir meno solo con il raggiungimento degli obiettivi di bilancio e del rispetto dei Lea.
E infatti si parla già di un piano economico finanziario per pagare i debiti. Come dire che finora in diciassette anni abbiamo pagato i debiti precedenti al 2010 e risalenti a responsabilità regionali e ora paghiamo i debiti successivi al 2010 e risalenti a responsabilità dei commissari e quindi dello Stato.
Ben diverso avrebbe dovuto essere il ruolo di Occhiuto nella trattativa con il governo (suo) amico cioè tendente a far riconoscere allo Stato i suoi errori e accollando allo Stato stesso la responsabilità dell’attuale situazione.
I calabresi sono stanchi di pagare e di partire o di rinunciare a curarsi".
E infatti si parla già di un piano economico finanziario per pagare i debiti. Come dire che finora in diciassette anni abbiamo pagato i debiti precedenti al 2010 e risalenti a responsabilità regionali e ora paghiamo i debiti successivi al 2010 e risalenti a responsabilità dei commissari e quindi dello Stato.
Ben diverso avrebbe dovuto essere il ruolo di Occhiuto nella trattativa con il governo (suo) amico cioè tendente a far riconoscere allo Stato i suoi errori e accollando allo Stato stesso la responsabilità dell’attuale situazione.
I calabresi sono stanchi di pagare e di partire o di rinunciare a curarsi".
Lo scrive in una nota Lino Puzzonia, già DSA dell’AO di Catanzaro e già DG dell’AO di Cosenza.




