
di FRANCESCO MAZZA
Da anni ormai si continua a dibattere, soprattutto sui giornali locali, su un tema che sembra non trovare mai fine: ZTL oppure isole pedonali? E, alla fine, spesso si finisce per dire che “non si può fare” o “non è il momento”.
Ma c’è un punto che non convince: questo confronto, a ben guardare, sembra nascere soprattutto guardando alle esigenze delle attività commerciali, come se il centro città dovesse essere progettato unicamente per far arrivare e sostare le auto deipotenzialo clienti.
E invece chiediamoci—una volta per tutte—che cosa serve davvero a Catanzaro.
Se i cittadini, i residenti, stanno bene perché la comunità è capace di creare le condizioni per vivere la quotidianità con serenità, è già un risultato enorme.
Se la città diventa più vivibile e piacevole da frequentare, allora le persone diventano clienti naturali, non solo del singolo negozio, ma dell’intero ecosistema del centro: bar, ristoranti, attività culturali, servizi ecc.
Una via, un quartiere, un intero centro storico devono essere attrattivi.
E l’attrattività non si costruisce lasciando tutto com’è, o ragionando per slogan: si costruisce con scelte concrete, con tempi certi e soprattutto con interventi che possano essere misurati.
Lo dice, a titolo personale, Francesco Mazza, proprietario di una libreria a Catanzaro, dopo l’ennesimo ciclo di dichiarazioni e promesse sull’assetto del centro: il tempo delle incertezze è finito. Catanzaro deve essere vissuta a piedi—ma deve valerne la pena.
Per Mazza, infatti, è ormai evidente che si continua a progettare troppo in funzione dell’auto.
“Corso Mazzini e le direttrici principali non possono restare assi pensati per le scorciatoie automobilistiche. Catanzaro in funzione dell’auto è un errore storico e dopo decenni nessuno ha davvero rimediato.”
ZTL e isole pedonali: non in teoria, ma con accessibilità vera
Mazza propone un percorso immediato e graduale: partire da una ZTL con fasce orarie limitate, applicarla in modo progressivo e accompagnare il tutto verso una futura isola pedonale definitiva—con un sistema di accesso realmente funzionante.
Questo significa, in pratica, lavorare sui parcheggi ai margini della città (oltre a quelli già presenti come funicolare e Musofalo), organizzare un servizio navetta frequente e affidabile, ogni 5–10 minuti, e rendere l’accesso più semplice con tariffe ridotte o addirittura azzerate per parcheggi e navette.
Significa anche incentivare i taxi, tutelare la mobilità delle persone con disabilità e potenziare, dove serve, le linee AMAC con corse aggiuntive nelle zone non coperte in modo adeguato (come Pontegrande, Pontepiccolo, Mater Domini, Salaecc.).
“La ZTL e le isole pedonali non uccidono il commercio: lo rafforzano. Più pedoni vuol dire più permanenza nel centro, meno traffico e rumore, e soprattutto un’esperienza migliore per chi visita e sceglie di fermarsi.”
“La gente non userà le navette”: risposta secca
All’obiezione secondo cui “nessuno userà le navette”, Mazza risponde che il punto non è la navetta in sé:
“Il problema è la lentezza, la discontinuità e l’assenza di un servizio realmente competitivo. Se il servizio è frequente, diventa naturale preferirlo all’auto.”
Una prova vera: 6 mesi e dati alla mano
Per evitare che il confronto resti nel solito terreno di polemiche e posizioni contrapposte, Mazza chiede una fase pilota: una sperimentazione di 6 mesi su un tratto definito (ad esempio Corso Mazzini), con monitoraggio degli effetti su traffico, presenze in centro e impatto sulle attività commerciali.
“Non è una scelta ideologica. È una sperimentazione che si basa su dati reali.”
Catanzaro non può aspettare ancora
In chiusura Mazza è diretto: la città non può permettersi di continuare con tavoli, comunicati e discussioni infinite mentre il centro perde attrattività.
Le città che oggi vincono scommettono su turismo, qualità urbana, eventi e nuovi residenti: e non lo fanno a parole.
“Il dialogo su questo tema dura da decenni. Vogliamo che duri ancora? Non sarebbe il caso di aspettare che l’Amministrazione comunale presenti il piano immaginato?
E conclude: se non si prende coscienza di chi siamo e di cosa possiamo pretendere, si continuerà soltanto a parlare—senza arrivare a nulla.
Attendiamo fiduciosi.
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