
di FRANCO CIMINO
Che la Democrazia sia morta lo dimostra la guerra. Che la Democrazia non sia più il valore che, a sistema, più di ogni altro garantisce la pienezza della dignità umana, con tutto il ben di Dio che sta dentro, lo documenta la continuità della guerra e il suo moltiplicarsi nei diversi e nuovi scenari in cui si consuma.
La guerra, sostengo da tempo, finirà quando la guerra sconfiggerà sé stessa. Ho più volte anche spiegato il perché e il come questo possa avvenire, nel significato stesso che ho dato a questa affermazione.
Tuttavia, penso che ci sarebbe anche un modo per ottenerlo. Non realizzerà la pace, che ha bisogno di tanto altro ancora e di tanta, tanta Democrazia. Quella vera, che è costituita dall’incontro dei diversi, all’interno del proprio Paese e nel confronto con altri Paesi. E anche dall’abbattimento di muri e fili spinati e, insieme, almeno idealmente, delle separatezze tra le frontiere.
La Democrazia, quale io la intendo, significa soprattutto apertura agli altri e solidarietà nella realizzazione di almeno un minimo di giustizia. Giustizia nella quale risiede il riconoscimento delle identità di ciascuna persona, di ciascun popolo e di ogni singolo Paese, unitamente al loro diritto.
La Democrazia è anche il luogo della Pace, la lunga distesa che conduce alla pace, pur se intervallata da aspre montagne che i popoli dovranno salire e ridiscendere. Ma la Democrazia è l’approdo di un finale che ha sempre un continuo nuovo inizio, sempre verso la stessa direzione.
Forza inarrestabile, che tende verso… Come nella felicità. Come per l’Utopia, la realtà che diviene nella perfezione possibile.
E allora, la Democrazia, se proprio non riuscirà a realizzare la Pace, potrà far cessare la guerra.
Basterebbe che i folli despoti, padroni delle guerre per arrogante presunzione di superiorità, facessero l’errore di dare la parola al popolo. Un bel referendum in contemporanea per Israele, Ucraina, Palestina, Russia, Iran, per dire quelli più noti.
Con una commissione internazionale indipendente che verifichi il regolare svolgimento del voto. I popoli decidano e i governi, questa volta, obbediscano, pena la rivolta popolare e il ribaltamento del potere, con conseguente cacciata dei “dittatori” o padroni del mondo.
Io sono certo che, a stragrande maggioranza, ciascun popolo di ciascun Paese direbbe un NO gigantesco alla guerra.
No, per la cessazione immediata dei conflitti.
No a ogni più piccolo drone, a ogni colpo di fucile o di cannone.
La guerra continua perché a essere uccisa non è solo la vita degli innocenti, ma anche quella Democrazia, che è vita.
Una vita, questa, che però, dal sacrificio di quelle costosissime morti di innocenti, può rinascere. E dalle macerie materiali delle città distrutte potrà riprendere a governarsi. Come dai campi bruciati potrà rinascere il grano della libertà.
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