
"Un dato dovrebbe preoccupare Occhiuto più di qualsiasi sondaggio o campagna di comunicazione. Dal 2019 il Mezzogiorno ha perso il 7,6% dei residenti tra i 18 e i 35 anni: 313 mila giovani in sei anni. Nello stesso periodo il Nord è cresciuto del 4,8%.
Ce lo ricorda, riportando i dati Istat, Il Sole 24 ore, il quotidiano di Confindustria, non un giornale schierato né una forza di opposizione.
In questo scenario nefasto, la Calabria, purtroppo, compare tra i territori che soffrono di più il fenomeno. Crotone registra un calo del 12,1% dei giovani residenti, Reggio Calabria dell'11,9%. Cosenza si attesta intorno al 9%. Ancora più preoccupante è il dato secondo cui sei ragazzi su dieci tra quelli che partono sono laureati.
Questi numeri rappresentano il vero banco di prova di qualsiasi amministrazione regionale, più di ogni altro reel inventato di sana pianta. E così mentre si moltiplicano i post sui social, i video dei cantieri e le inaugurazioni, la Calabria continua a perdere la risorsa più preziosa che ha, i suoi giovani e le loro competenze.
Peraltro, i dati sui trasferimenti di residenza e sulle posizioni contributive raccontano una realtà molto chiara: chi può costruire altrove il proprio futuro continua a partire.
Ed è qui che si nasconde una contraddizione evidente. La Regione offre un contributo di 500 euro ai diplomati che scelgono di restare a studiare in Calabria e mantengono una media elevata. È una misura che può avere un valore simbolico, ma il mercato del lavoro è molto più veloce dei bandi pubblici: offre stipendi, prospettive e opportunità concrete. Indovinate quale delle due offerte stia vincendo. Si chiama "reddito di merito": il merito di andarsene, e a quanto pare, lo si premia a Milano.
C'è poi il tema delle opere e degli investimenti. Molti dei risultati oggi rivendicati dalla Regione sono legati a risorse europee. Vale per una parte significativa degli investimenti in infrastrutture, scuole e sanità finanziati attraverso il Pnrr, il grande programma europeo che l'Italia ha conquistato e costruito durante il governo Conte. Vale per numerosi interventi che oggi vediamo prendere forma sul territorio.
Sarebbe intellettualmente onesto se riconoscesse con onestà l'origine delle risorse che oggi gli consentono di tagliare quei nastri.
Esiste però un indicatore che nessun carosello può reinterpretare e che misura davvero la capacità di una regione di offrire prospettive ai propri cittadini: la capacità di trattenere i suoi giovani. Ed è proprio quell'indicatore che continua a peggiorare.
Non basta raccontare il ritorno di qualche eccellenza per invertire una tendenza strutturale. Il Sole 24 Ore evidenzia anche che in Calabria il 94% di chi guida un'impresa è nato nel Mezzogiorno. Significa che la regione continua a non attrarre capitale umano dall'esterno, nonostante Occhiuto si sforzi a sostenere il contrario. E così, nel frattempo, un dirigente meridionale su quattro sceglie di lavorare al Centro-Nord.
Dunque, da una parte non si attraggono nuove competenze, dall'altra si perdono quelle che già ci sono.
La ciliegina sulla torta è rappresentata dalle previsioni Istat che non autorizzano ottimismo: entro il 2034 il Sud potrebbe perdere un ulteriore 8,55% della popolazione under 35, e questi sì che saranno tutti meriti di Occhiuto che sta governando l’oggi.
La diagnosi, insomma, è nota da tempo. Come ricorda anche la Svimez, per scegliere di restare servono salari adeguati e servizi efficienti. Servono asili nido, una sanità territoriale che funzioni, trasporti moderni e opportunità di lavoro che consentano ai giovani di costruire un progetto di vita senza essere costretti a partire.
Per questo la mia richiesta è semplice. In Calabria bisogna ripartire dai dati reali e orientare le risorse della programmazione 2021-2027 verso lavoro, sanità territoriale e diritto allo studio.
In Europa continuerò a portare la questione del Mezzogiorno e della Calabria nel dibattito sul right to stay e sulla futura politica di coesione 2028-2034. L'articolo 174 del Trattato sulla coesione territoriale è un impegno preciso che l'Europa ha assunto verso le sue aree più fragili.
Occhiuto, continui pure a pubblicare reel e a tagliare nastri. Ma c'è una realtà che nessuna narrazione può cancellare: i 313 mila giovani che hanno lasciato il Mezzogiorno in questi anni. La polvere sotto il tappeto, prima o poi, la si calpesta». È quanto dichiara l’europarlamentare Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S a Bruxelles, già candidato alla presidenza della Regione.
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