Furriolo: "Mimmo Rotella e Gianni Amelio, così Catanzaro potrebbe ancora trovare la via del proprio riscatto"

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  12 ottobre 2026 11:53

di MARCELLO FURRIOLO

Catanzaro celebra, nel ventennale della sua scomparsa, il suo più illustre figlio nel campo dell’arte a livello internazionale, Mimmo Rotella. Lo fa con una grande Mostra dal titolo evocativo “Rotella Monumentale” inaugurata nel giorno della ricorrenza della nascita, 7 ottobre  e chiuderà l’8 gennaio quello della morte. L’esposizione, curata da Alberto Fiz, uno dei maggiori studiosi e conoscitori di Rotella e fortemente voluta dall’ assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro Donatella Monteverdi, presenta 25 tele di maxi dimensione collocate in otto sale del Complesso Monumentale del San Giovanni.

Un evento che certamente segna un salto di qualità nelle scelte di politica culturale dell’amministrazione comunale, con il rammarico che giunge alla fine della consiliatura. Ma di questo, forse, si dovrà parlare in altro momento.

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Oggi va sottolineato il valore indiscusso dell’evento, che riporta nella città di Catanzaro un pezzo della grande storia dell’Arte Moderna, attraverso l’opera del più innovativo ricercatore e artefice della lettura dei meccanismi e delle icone della società massificata dei consumi e delle immagini. Che utilizza i linguaggi più innovativi e colti dal Nouveau Realisme, inaugurato assieme a Pierre Restany, alla Mec Art e alla Pop Art americana, all’Artypo, fino all’efficage dell’ultima mostra  della Galleria d’Arte L’incontro di Chiari, che doveva chiudere i battenti il 31 gennaio 2006 a pochi giorni dalla sua scomparsa. Non dimenticando i suoi primi passi rivoluzionari nel 1949, con la Poesia melo-epistaltica, i Poemi fonetici coniugando provocatoriamente immagini e suoni.

La Mostra si apre con un’opera straordinariamente iconica dal titolo Pan Am dalle “monumentali” dimensioni 300x500 cm. di sovrapittura su tela del 1986. Tutto il percorso è di forte impatto emotivo e comprende opere come “Il trionfo di Tarzan” del 1986 che, per la verità, non è un inedito per Catanzaro essendo già stato esposto nella Mostra sempre al San Giovanni del 26 novembre 1999, curata da Pierre Restany e Tonino Sicoli. Come del resto l’ Icarus del 1999 da tempo presente all’ Aeroporto di Lamezia.

L’inaugurazione è stata l’occasione per riaprire la discussione sul rapporto “di amore e di odio” di Mimmo Rotella con la città di Catanzaro. Una querelle che infiamma le passioni periodicamente, ma che è priva di reale rilevanza, trattandosi di un artista patrimonio della cultura sovranazionale. Mimmo Rotella non ha mai reciso i suoi rapporti con la città che gli ha dato i natali e nella quale ha scelto di far riposare definitivamente le spoglie mortali.

E a Catanzaro hanno vissuto persone che hanno avuto un ruolo importante nella vita e nell’avventura artistica di Mimmo Rotella. Da Piero Mascitti per anni stretto collaboratore e persona di fiducia del Maestro e che con Mario Foglietti ha realizzato uno dei film più significativi sull’Uomo e sull’Artista Mimmo Rotella. Ma soprattutto Mario Giuditta, figura eclettica di grande sensibilità artistica e culturale, editore di raffinate pubblicazioni che hanno dato un grande contributo alla diffusione dell’immagine e dei costumi della Calabria. Mario è stato forse la persona più vicina a Rotella, nelle loro peregrinazioni a Roma, Parigi, New York, in cui spesso si accompagnavano con Pierre Restany, il grande critico d’arte francese, che è stato il nume tutelare di Rotella, introducendolo nel mondo del Nouveau Realisme.

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E non mancammo di affidargli l’incarico di realizzare il quadro manifesto di benvenuto a Papa Giovanni Paolo II a Catanzaro, in occasione della sua storica visita in Calabria nell’ottobre 1984.

Catanzaro ha cercato più volte di diventare la Città di Mimmo Rotella, non riuscendoci per una serie di svariati motivi. Perché queste cose non si costruiscono a tavolino, ma richiedono una lenta e sentita maturazione, fatta di gesti, sensibile disponibilità, esercizio generoso di memoria. Il carattere complicato di Mimmo, come di tutti i grandi artisti che hanno faticato e non poco per imporre al mondo la loro arte universale, che ovviamente tende a recidere le radici, specie quando  affondano nell’humus di una piccola città di provincia di una regione periferica rispetto ai grandi circuiti dell’arte moderna, “Roma, Parigi, New York”, come evoca il titolo di uno straordinario volume su Rotella curato proprio da Fiz e Mascitti.

E’ la storia, ancora, di un altro grande protagonista del mondo del cinema, Gianni Amelio.

La Catanzaro di Gianni Amelio, Nino per gli intimi, è una città della memoria. Come tutti i prodotti della memoria è un insieme di sentimenti, di ricordi, di immagini in trasparenza, che assumono forma e dimensione delle emozioni, ma anche delle luci e delle ombre, che a volte si trasformano in amore e odio. Un lungo flash back dello spirito girato in bianco e nero, mentre ai capricci della memoria è legato il periodo di formazione del carattere, quando prende corpo il proprio io rispetto alle diversità e agli altri. Allora Catanzaro è una metafora della propria ricerca di identità, di un percorso umano, artistico e di crescita che si alimenta di luoghi, di spazi, di camere ammobiliate, il negozio di alimentari o il macellaio, in cui Gianni faceva la “ cresta” sulla spesa, ma anche i ricordi confusi del crollo del carcere, o della palestra della Scuola media Mazzini, ma soprattuto inesistenti cineforum del lunedì al Comunale, scambiati, forse volutamente, con gli eroici “martedì del Supercinema” del 1963. E sopratutto il Politeama, luogo simbolo, origine e fine dei propri sogni, luce e penombra dei propri dissidi interiori, delle paure mai risolte, delle debolezze inavvertite o semplicemente inconfessabili, lettino psicoanalitico o copertina di Linus.

Ma il Politeama è anche un luogo catartico, in cui si rispecchiano il proprio bisogno di normalità, ma anche la fuga disperata dalla realtà, scrigno dei desideri e bunker delle proprie insicurezze, mentre fuori si muovono i fantasmi dell’altra Catanzaro, il figlio del chirurgo facoltoso, o il padre impiegato e non emigrato in Argentina, la famiglia allargata, il sesso inquieto e irrisolto.

Un filo sottile che può condurre al rapporto mai nato di Gianni Amelio con la città di Catanzaro e ai sui rifiuti ingenerosi ai vari riconoscimenti alla sua grande Arte.

Un destino comune che intreccia la vita e il successo di due grandi personaggi, Mimmo Rotella e Gianni Amelio, ad una città di provincia che nel recupero di memoria potrebbe ancora trovare la via del proprio riscatto.