Galluccio: "Catanzaro 15 marzo 2026, qui muore la speranza dei catanzaresi onesti e dei dormienti"

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  16 marzo 2026 18:02

di  GIROLAMO GALLUCCIO*  

Parafrasando le parole scritte dagli onesti palermitani nel ricordo di quel 3 ottobre 1982 che vide la morte del Generale Dalla Chiesa e della Sua Consorte . qui elevo ancora una volta la mia vibrata protesta per le condizioni pietose in cui versa il Cimitero Urbano della Città di Catanzaro. L’articolo letto sulla “NUOVA CALABRIA” di giorno 15 marzo c.a., testimonia la gravità dell’accadimento e fa risaltare l’incuria in cui Esso versa.

Il gravissimo episodio di abbandoni di resti umani lasciati all’interno di sacchetti di plastica e per di più all’aperto nella catacombe fa risaltare grave situazione di igiene pubblica e non solo. Da cittadino catanzarese chiedo a Voi rispettabilissimi rappresentanti della Civica Amministrazione Comunale e Responsabili del Settore interessato, come è possibile che ai giorni nostri si verifichino situazioni così devastanti senza che  siano presi provvedimenti necessari atti a salvaguardare chi non ha più voce per difendersi da tale stato di precarietà. Quante volte ho letto sula stampa ed ascoltato Omelie del nostro Cappellano Don Andrea Perrelli su un insieme di faccende cimiteriali? La Sua inascoltata voce , il Suo battagliare a tutela dei”Dormienti” è rimasto sempre inascoltato, le sue parole angosciate ed elevate a Dio mi ricordano quelle del frate Domenicano Girolamo Savonarola, e di S.Giovanni Battista ,” un grido che parla nel deserto istituzionale” e non vede risposta. Appelli così importanti lasciati cadere in un luogo così mesto e senza vita. Proprio lì, nella desolazione più totale, dove i morti ricercano pace e rispetto.

La voce di Don Andrea  rompe il silenzio del deserto dell’animo umano, una voce che richiama e scuote, una voce che attira l’attenzione, minaccia la tranquillità di coloro che si sono posti giudici clementi di loro stessi. Quella voce continua a risuonare nell’animo di ogni uomo che si incammina sulla via della salvezza. Ciascun uomo deve dare spazio a quel grido che spazza l’anima da false illusioni. Queste, come pula al vento e come paglia nel fuoco, verranno definitivamente distrutte; di esse rimarrà solo la cenere di un’esistenza investita nella frugalità dell’agire.

Come per i farisei e i sadducei, non basta definirsi figli di Abramo per esserlo realmente, ma bisogna vivere come figli, bisogna «solo» volerlo e desiderarlo, come quella moltitudine di uomini e donne che si riversava ad ascoltare una voce tonante.

Non importa se siamo uomini dalla vita chiusa e ferma come un masso, scartata dagli uomini: essa comunque verrà scelta da Dio per compiere grandi opere in noi e nel mondo. Ogni Defunto deve essere rispettato,ogni vita è degna di essere vissuta, risanata ed amata: per questo il Regno di Dio è entrato in comunione con gli uomini. Perché noi possiamo avere la vita e averla in abbondanza, anche nei nostri deserti.

Gli alberi possono morire, essere tagliati, ma la forza vitale che c’è in loro genererà nuovamente un germoglio che darà vita a una nuova realtà. Non per niente Giovanni Battista è vestito in modo ancestrale, quasi a ricordare le vesti che Dio diede ad Adamo, per coprirsi; il Battista ci ricorda che questo uomo, figlio del peccato, «non è degno di slacciare i sandali» a colui che verrà dopo, ma colui che arriverà porterà la forza dello spirito vitale nel mondo, per rigenerare tutti gli uomini come Figli di Dio.

Forse oggi ogni cristiano dovrebbe riascoltare in sé questa voce che grida in un luogo deserto della suo vita e forse, come uomini di buona volontà, dovremmo far risuonare quel grido nel mondo, per far sì che per ogni uomo, popolo e nazione si riaprano a questa nuova vita in Cristo, di cui ogni uomo e dormiente è degno detentore.

In un’epoca come la nostra,quando la democrazia vacilla e la sfera pubblica deve contenere i canali labirintici dei social , chi amministra la res pubblica non può e non deve ignorare il grido di speranza del nostro Cappellano e di tanti cittadini.

Signori Consiglieri Comunali, Assessori, Sig. Sindaco, Sig.ri Consiglieri Provinciali e Deputati Regionali di questa Catanzaro,mi rifaccio alle parole di Blowin in the Wind, forse la più famosa canzona di rivolta di tutti i tempi-echeggiano su un pianeta in cui le differenze fra i privilegiati e i disperati sono sempre più vaste,sempre più insopportabili. La risposta dice Bob Dylan, soffia nel vento. Ed è una risposta che richiama alla responsabilità individuale non meno che a quella collettiva,al gusto etico,allegro e temerario delle scelte.

 * già Comandante Polizia Locale di Catanzaro


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