Gasperina, quando il borgo era la “capitale” del Mandamento

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Gasperina, quando il borgo era la “capitale” del Mandamento


  06 settembre 2026 12:35

di SETTIMIO PAONE

C’è stata un’epoca in cui Gasperina non era soltanto uno dei borghi collinari dello Ionio catanzarese, ma rappresentava un vero punto di riferimento amministrativo e giudiziario per un territorio molto più vasto dei propri confini comunali. Una pagina importante e forse poco conosciuta della storia locale, che attraversa tutto l’Ottocento e arriva fino alla seconda metà del Novecento.

Le origini di questa centralità risalgono ai primi anni del XIX secolo, quando le riforme introdotte durante il periodo francese modificarono profondamente l’organizzazione amministrativa del Regno di Napoli. Nel 1807 Gasperina venne individuata come capoluogo di Governo e, con la successiva riorganizzazione del 1811, divenne capoluogo di Circondario.

Una funzione che non scomparve con la restaurazione borbonica. Nel Regno delle Due Sicilie Gasperina continuò infatti a rappresentare il centro della propria circoscrizione, inserita nel Distretto di Catanzaro della provincia di Calabria Ulteriore Seconda.

Con l’Unità d’Italia cambiò l’organizzazione dello Stato e cambiò anche la terminologia amministrativa, ma Gasperina conservò la propria centralità diventando capoluogo di Mandamento. Da qui deriva quella definizione, rimasta nella memoria locale, di Gasperina come “capitale del Mandamento”.

Non si trattava naturalmente di una capitale nel significato politico moderno, ma di qualcosa di molto concreto: Gasperina era il centro istituzionale al quale facevano riferimento diversi comuni del territorio. Il Mandamento comprendeva Gasperina, Centrache, Montauro, Montepaone, Olivadi, Petrizzi e Soverato e, secondo una fonte geografico-statistica ottocentesca, raccoglieva complessivamente oltre dodicimila abitanti.

Il dato permette di comprendere quale fosse il peso del paese nell’organizzazione territoriale dell’epoca. Gasperina contava poco più di tremila abitanti, ma ospitava funzioni pubbliche destinate a una popolazione diverse volte superiore.

Il simbolo più evidente di questa centralità fu la Pretura di Gasperina, sede dell’amministrazione della giustizia mandamentale. Qui arrivavano cittadini dei paesi circostanti per controversie civili e procedimenti penali, insieme ad avvocati, testimoni e funzionari. L’esistenza e l’attività della Pretura sono ampiamente documentate: presso gli Archivi di Stato è conservato ancora oggi un fondo relativo agli anni 1866-1896, composto da sentenze e atti civili e penali.

Accanto alla Pretura operavano altre strutture e uffici di interesse sovracomunale. Le fonti ricordano l’Ufficio del Registro, l’Ufficio di Leva e una struttura carceraria collegata all’attività giudiziaria. Gasperina era dunque uno di quei luoghi nei quali la presenza dello Stato assumeva una dimensione quotidiana e visibile.

Bisogna immaginare il paese ottocentesco attraversato non soltanto dai suoi abitanti, contadini, artigiani e commercianti, ma anche da persone provenienti dai centri vicini per presentarsi davanti al giudice, registrare un atto, adempiere agli obblighi della leva o sbrigare una pratica. Questa presenza contribuiva inevitabilmente alla vita economica e sociale del borgo e ne rafforzava il ruolo nel comprensorio.

A rendere ancora più interessante questa storia è il confronto con la geografia odierna. Nell’Ottocento gli equilibri dello Ionio catanzarese erano profondamente differenti. La crescita urbana, commerciale e demografica della fascia costiera sarebbe arrivata soprattutto in seguito. Non è un caso che persino Soverato, destinata nel Novecento a diventare uno dei principali centri del comprensorio, risultasse ancora nell’Ottocento appartenente al Mandamento di Gasperina.
La centralità amministrativa era dunque ancora fortemente legata ai centri storici dell’interno. La collina non rappresentava necessariamente la periferia della costa: sotto molti aspetti avveniva il contrario, perché erano gli abitanti dei diversi paesi a raggiungere questi centri per incontrare le istituzioni dello Stato.

La storia mandamentale di Gasperina, inoltre, non terminò con la fine dell’Ottocento. La Pretura continuò ad operare per gran parte del Novecento e la sua soppressione arrivò soltanto negli anni Sessanta. La questione raggiunse perfino il Parlamento: nel 1963 venne presentata alla Camera dei Deputati un’interrogazione con la quale si chiedeva di evitare la soppressione della sede giudiziaria gasperinese, richiamando proprio le necessità delle popolazioni del mandamento.
Si chiudeva così progressivamente una lunga stagione iniziata oltre un secolo e mezzo prima. Dal capoluogo di Governo del 1807 al Circondario del 1811, fino al Mandamento dell’Italia unita, Gasperina riuscì ad attraversare amministrazioni francesi, restaurazione borbonica e nascita dello Stato italiano conservando una significativa funzione sovracomunale.

È questo, probabilmente, il vero significato storico dell’espressione “Gasperina capitale del Mandamento”. Non un titolo celebrativo, ma il ricordo di una precisa funzione istituzionale esercitata dal paese per generazioni.

Oggi quella geografia amministrativa è scomparsa e il baricentro economico e sociale del territorio si è progressivamente spostato verso la costa. Restano però gli atti, le sentenze della Pretura e le testimonianze documentarie di un periodo nel quale Gasperina fu sede di giustizia, uffici pubblici e funzioni dello Stato.

Una pagina che merita di essere recuperata perché racconta una Gasperina diversa da quella che conosciamo oggi: un piccolo borgo calabrese che, per oltre un secolo, fu uno dei principali punti di riferimento amministrativi e giudiziari di un’intera area dello Ionio catanzarese.