
"Una class action per fare chiarezza e “giustizia” sulla gestione del servizio di riscossione dei tributi del Comune di Chiaravalle Centrale". Così il gruppo civico CHI.CE. rompe gli indugi sulla questione e, dopo averla segnalata più volte con note stampa e verifiche in municipio, "annuncia l’avvio di un’iniziativa pubblica di tutela collettiva a seguito delle gravi criticità emerse nella gestione del servizio di riscossione dei tributi a Chiaravalle, attualmente affidato alla società privata AREA S.r.l".
"Dalle verifiche effettuate, infatti, - si legge sulla nota - risulterebbe che i pagamenti richiesti ai cittadini avverrebbero direttamente in favore del soggetto privato concessionario, il quale opererebbe mediante strumenti automatici di prelievo (RID o equivalenti), senza che risulti un atto deliberativo formale del Consiglio Comunale che autorizzi tali modalità operative. Se confermato, questo meccanismo configurerebbe un illecito trasferimento di funzioni pubbliche e di disponibilità finanziarie verso un soggetto privato, in violazione dei principi di legalità, separazione dei ruoli, contabilità pubblica e trasparenza amministrativa".
Il gruppo CHI.CE "annuncia di aver tutto pronto per la class action: comitato, moduli, incarico legale e organizzazione. Con i seguenti obiettivi: Contestare la legittimità dell’affidamento ad AREA S.r.l.; Impugnare tutti gli atti emessi; Ottenere la sospensione immediata delle procedure cautelari ed esecutive; Chiedere la restituzione delle somme indebitamente prelevate; Trasmettere gli atti agli organi competenti".
"D’altronde, la recente sentenza n. 7492/2025 della Corte di Cassazione ha stabilito un principio di diritto chiarissimo: “L’affidamento della riscossione non è un dettaglio gestionale, ma un atto costitutivo di potere pubblico. Se l’affidamento è illegittimo, l’ingiunzione di pagamento firmata dal concessionario è nulla per difetto di legittimazione”. La Suprema Corte impone inoltre la verifica della regolarità dell’affidamento, del rispetto della normativa di settore e della coerenza con gli indirizzi deliberati dal Consiglio comunale. In mancanza di tali presupposti, nessun atto verso il contribuente può considerarsi valido", prosegue la nota.
"Nel caso specifico di Chiaravalle Centrale, l’affidamento del servizio risulterebbe avvenuto tramite affidamenti diretti reiterati, modalità radicalmente incompatibile con un servizio che esercita poteri autoritativi, incide sui diritti soggettivi dei cittadini e comporta funzioni tipiche della Pubblica Amministrazione. La riscossione coattiva non è un servizio ordinario: richiede procedure ad evidenza pubblica, soggetti legittimati per legge e regole rigorose sui flussi finanziari. A ciò si aggiunge una possibile difformità tra gli indirizzi consiliari (aggio massimo fissato al 6%) e il contratto operativo, che prevederebbe: aggio dell’8%, € 5,00 per pratica e il recupero integrale delle spese. Quindi, una violazione diretta del principio di legalità e della vincolatività delle deliberazioni del Consiglio Comunale. Per questi motivi, sono stati inoltre richiesti formalmente al Comune: atti di affidamento, contratti, delibere, pareri di legittimità, schemi contabili e flussi finanziari", conclude il gruppo civico CHI.CE.
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