
Raccontare storie che parlano di solidarietà, memoria e legami familiari può diventare un’occasione preziosa per riflettere su quelli che dovrebbero essere i valori fondanti di ogni comunità. È in quest’ottica che si è svolta la presentazione dell’Associazione “Io dono – Giuseppe Nusdeo” e del libro Il Principe Alato, un momento fortemente voluto dalla Dirigente scolastica, prof.ssa Rita Elia, che ha sostenuto con convinzione l’organizzazione dell’iniziativa nella sala video del plesso “Bruno Chimirri” dell’IIS “V Emanuele II – B. Chimirri”.
A introdurre l’incontro sono state le studentesse Alessia De Nigris e Debora Valle della classe IV C, che hanno guidato il pubblico dentro il significato profondo del progetto “Io dono – Giuseppe Nusdeo”, nato per trasformare un dolore privato in un messaggio di solidarietà, amicizia e speranza. Un messaggio che trova nel volume Il Principe Alato la sua espressione narrativa: una storia che unisce dimensione fiabesca e memoria affettiva e che invita a riflettere sul valore del dono, della gentilezza e dei legami che continuano a vivere oltre l’assenza.
L’incontro è stato moderato dalle prof.sse Rossella Mulé e Loredana Libri, che hanno accompagnato gli interventi e favorito un clima di ascolto e partecipazione. Ha fatto seguito il racconto degli autori, prof.ssa Giuseppina Davoli e dott. Francesco Nusdeo, fondatori dell’Associazione e genitori del piccolo Giuseppe, alla cui memoria il progetto è dedicato. La loro testimonianza, segnata da un coinvolgimento umano profondo, ha ricordato agli studenti la storia del figlio: un bambino di straordinaria forza, che ha affrontato la malattia con un sorriso e una vitalità capaci di coinvolgere compagni, docenti e amici.
Un percorso difficile, segnato da cure lunghe e gravose, ma vissuto sempre con una sorprendente apertura verso gli altri. È da questa esperienza che nasce il libro, scritto come gesto di amore e come invito a trasformare il dolore in impegno e solidarietà. L’atmosfera si è fatta ancora più coinvolgente quando gli studenti hanno iniziato a porre domande, dando vita a un dialogo spontaneo e partecipe che ha trasformato l’intera presentazione in un momento in grado di generare forti emozioni. Insomma, ancora una volta la scuola ha dimostrato quanto iniziative come questa possano arricchire il percorso formativo degli studenti: non solo perché offrono nuovi contenuti, ma perché permettono di guardare alle storie — personali o collettive — con occhi diversi, più consapevoli e più umani.
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