“I grandi portieri “ di Sergio Dragone- ed Ultra Sport: tra le pagine un gustoso sapore nostalgico

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  17 agosto 2026 10:09

 C’è un gustoso sapore nostalgico nelle pagine dell’ultima fatica di Sergio Dragone, “I grandi portieri”, da poco uscito e disponibile sul web. Sapore nostalgico perché  si parla di calcio in un momento in cui il “più bello sport del mondo” vive non uno dei suoi momenti migliori - soprattutto nel nostro bel paese- tra innovazioni discutibili e prese di posizione che allontanano sempre di più il grande pubblico. Ma tant’è.

Dragone si cimenta in questa ultima fatica a ripercorrere - con la solita dovizia di particolari che gli è propria- una summa dei migliori portieri italiani di tutti i tempi, in una sorta di carrellata gioiosa delle loro gesta fuori e dentro il campo. Ed è un piacere infinito leggere storie improbabili, sportive e umane, che sovente accompagnano quello che da molti viene definito il ruolo più delicato, quello dove non ti puoi permettere alcuna distrazione, quello nel quale serve tanta freddezza ma anche una non comune dose di follia. Si va dai mitici eroi del “ventennio”Giampiero Combi, detto “Fusetta”, Carlo Ceresoli, il “Leone di Highbury”, Valerio Bagicalupo per avvicinarsi ai tempi più vicini a noi, senza dimenticare che quello del portiere è probabilmente il ruolo che si è evoluto di più. Sarebbe improbabile- secondo me impossibile- oggi infatti vedere in Nazionale o in massima serie un portiere alto un metro e settantasei come Franco Tancredi (peraltro bravissimo), o un campione come Enrico Albertosi che fumava come un turco, senza dimenticare Ivano Bordon, l’eroe di Monchengladbach o il “giaguaro “Castellini, autentici pilastri di squadre quasi imbattibili. 

Storie come quelle raccontate da Dragone che si leggono tutte d’un fiato, che stuzzicano per le loro infinite curiosità, che appassionano perché parlano di uno sport che partiva dagli oratori e finiva nei grandi “teatri”. Uno sport ed un ruolo che , come detto, ha subito non pochi rimescolamenti, anche perché oggi viene richiesta anche una discreta tecnica coi piedi, caratteristica impensabile qualche decennio fa. Storie che odorano di provincia, di sacrifici, di campetti di periferia, ma anche di intuizioni geniali, esattamente come un romanzo appassionante che non vorresti mai che finisse. Storie, infine, che riavvicinano al calcio, che fanno scoprire lati meno conosciuti di grandi campioni, esattamente come le loro umane debolezze, di una scuola che una volta era considerata la migliore al mondo, potendo contare su campionissimi come Zoff, Albertosi, Zenga, Tacconi, Galli, Buffon, Sebastiano Rossi, , Peruzzi , Donnarumma e - perché no- anche il mitico Garella, “il più forte senza le mani”, l’unico che vinse due scudetti “impossibili “ con Verona e Napoli. Trenta numeri uno che hanno scritto la storia del calcio per un volume che si legge tutto d’un fiato e che -probabilmente- prelude ad altre pubblicazioni riguardanti altri ruoli. In tutta sincerità, me lo auguro di vero cuore.