I lavoratori precari della Cultura al servizio del MIC "messi alla porta" chiedono risposte al Ministero

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  09 marzo 2026 13:08

Che fine faranno i precari della Cultura che hanno prestato la loro opera, necessaria e utile al servizio del MIC? E’ un atroce interrogativo che in questi giorni sta tormentando  i trecento lavoratori- molti dei quali calabresi- che hanno prestato la loro opera ed ora si sentono…messi alla porta. In una nota stampa è tracciato tutto l’iter del loro rapporto con il MIC. Un problema che la classe politica, il ministero, il governo non dovrebbe lasciare senza risposte. 

Pubblichiamo il testo integrale della nota pervenuta in redazione da parte dei lavoratori

“Precari della cultura, 300 famiglie senza risposte. Il 20 febbraio 2026 il deputato di F.I. L'onorevole, Francesco Cannizzaro dichiarava:  "Lieto fine per gli operatori della giustizia. Ora tocca alla cultura e all'istruzione, nessuno verrà lasciato indietro." Parole che avevano fatto sperare anche noi, assistenti del Ministero della cultura nell'esistenza di un piano concreto e positivo per il nostro futuro. Ad oggi, tuttavia, 300 famiglie attendono ancora una risposta. L'unica comunicazione ricevuta è stata la richiesta di restituzione del beige e altri materiali di servizio. Una decisione che lascia sconcertarti, soprattutto considerando che il percorso degli ex tirocinanti del Ministero della cultura era iniziato parallelamente a quello degli ex tirocinanti degli operatori della giustizia. Ci chiediamo quindi per quale motivo, mentre questi ultimi sono stati assunti a tempo indeterminato per noi, lavoratori del Mic non è stata concessa nemmeno la proroga. Davvero il Governo ci vuole far credere che non esistano risorse economiche per garantire continuità lavorativa a 300 padri e madri di  famiglie? Nel frattempo il silenzio della politica pesa come un macigno. Giorni e ore di attesa di angoscia per la maggior parte delle famiglie  che vivono con un solo reddito. Eppure per anni abbiamo prestato servizio per il governo percependo la misera somma di 500 EUR mensili pur svolgendo mansioni equivalenti a quelle dei dipendenti. Lo abbiamo fatto con spirito di sacrificio in silenzio e senza lamentarci. Con la speranza che in futuro il Ministero della cultura riconoscesse il valore di tale impegno.

La costituzione e i principi della repubblica dovrebbero garantire pari dignità a tutti i cittadini. Invece si ha la sensazione che esistano lavoratori di Serie A e lavoratori di Serie B. Molti di noi hanno oltre cinquant'anni,alcuni si avvicinano ai 60 e non sanno come affrontare un mercato del lavoro che non offre nessuna opportunità a questa età. Il paradosso è ancora più evidente se si considera che anche noi del MiC  abbiamo superato un concorso pubblico, non solo, l'emendamento Cannizzaro - Stulpo, (2006/2008) avrebbe dovuto garantire almeno la continuità del rapporto lavorativo  a tempo determinato. Nel frattempo, musei, parchi archeologici, archivi e soprintendenza grazie al nostro operato hanno potuto continuare a funzionare. Gli stessi attualmente in parte sono stati chiusi, altri hanno  limitato l'orario di fruizione. a causa della carenza del personale. Per questo oggi chiediamo al ministro della cultura Giuli delle risposte chiare e degli interventi immediati. Dopo anni di precarietà, sacrifici e lavoro sottopagato non possiamo essere abbandonati. Il rispetto per chi ha servito il ministero passa anche dalla capacità dello stato di non lasciare indietro i propri lavoratori.

Al momento tanti gli articoli da parte di tutti gli esponenti politici Che chiedono  il perché di questo divario. Ad oggi, nessuna considerazione.  Ci sentiamo privati della nostra dignità. Ci sentiamo usati.  Chediamo risposte immediate perché anche i figli di un Dio minore devono essere sfamati”


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