Il cinghiale tra conflitto e opportunità: a Catanzaro il confronto promosso dal Rotary Club

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Il cinghiale tra conflitto e opportunità: a Catanzaro il confronto promosso dal Rotary Club


  23 gennaio 2026 12:17

di IACOPO PARISI

Un tema di grande attualità, che incrocia ambiente, sanità pubblica, agricoltura ed economia del territorio, è stato al centro dell’incontro  promosso dal Rotary Club Catanzaro, dal titolo Il cinghiale tra conflitto e opportunità: impatto, gestione e prospettive future. L’evento si è svolto presso la sede del Club ed ha registrato una partecipazione attenta e qualificata di cittadini, operatori del settore e rappresentanti istituzionali. L’iniziativa, inserita nel mese rotariano dedicato all’azione professionale, ha inteso offrire un momento di confronto concreto e multidisciplinare su una problematica che, negli ultimi anni, ha assunto dimensioni sempre più rilevanti anche in Calabria.

Ad aprire i lavori è stato il presidente del Rotary Club Catanzaro, Ferdinando Saracco, che ha sottolineato l’impegno del Rotary nel favorire il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e società civile, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di politiche territoriali più efficaci e sostenibili.

Nel suo intervento, la dott.ssa Morena Sia, dirigente veterinario dell’Area C dell’ASP di Catanzaro e vicepresidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della provincia, ha illustrato il quadro sanitario legato alla diffusione della Peste Suina Africana (PSA). Una patologia virale altamente contagiosa per suini domestici e cinghiali che rappresenta una seria minaccia per la filiera suinicola e per l’economia agricola.

cd858e3c-6d12-45d0-a9d0-4798c110ae3e_img_7813.webp

La relazione ha approfondito la sintomatologia della malattia, spesso attenuata nel cinghiale selvatico, che può diventare un vero e proprio serbatoio ambientale del virus, rendendo più complessa l’individuazione dei focolai. Ampio spazio è stato dedicato anche alle procedure operative previste in caso di ritrovamento di carcasse o animali feriti, con un ruolo centrale affidato alla sorveglianza veterinaria, al campionamento e alla tempestiva segnalazione.

Di taglio scientifico e gestionale l’intervento del prof. Fabio Castagna, ricercatore universitario in Clinica Medica Veterinaria presso l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, che ha presentato un’analisi dettagliata sull’evoluzione della popolazione di cinghiali in Italia e in Calabria. Secondo i dati illustrati, negli ultimi anni la popolazione di cinghiali ha conosciuto una crescita esponenziale, favorita da un’elevata capacità riproduttiva, dalla scarsità di predatori naturali e da una gestione storicamente inadeguata. In Calabria, le stime più recenti parlano di oltre 300.000 capi, una pressione non più compatibile con l’equilibrio del territorio, soprattutto nelle aree agricole, periurbane e urbane.

716611e1-982f-4482-a372-b4c3ec0e40aa_img_7825.webp

Castagna ha poi illustrato gli obiettivi del Piano Straordinario regionale, che punta a una riduzione significativa della popolazione attraverso interventi selettivi, catture con sistemi a basso impatto ambientale, abbattimenti mirati e azioni anche in contesti protetti e urbani, sempre nel rispetto delle normative vigenti. 

Uno degli aspetti più innovativi emersi dal confronto riguarda le prospettive future. La gestione del cinghiale, è stato sottolineato, non dovrebbe essere percepita esclusivamente come un’emergenza da contenere, ma anche come una possibile opportunità economica, se inserita in una filiera strutturata, sicura e tracciabile. L'idea prevede, infatti, la valorizzazione delle carni attraverso una filiera controllata, la creazione di un marchio territoriale legato al “Cinghiale di Calabria” e lo sviluppo di prodotti trasformati ad alto valore aggiunto. Un modello che coniuga sicurezza alimentare, tutela ambientale ed economia circolare, trasformando una criticità gestionale in una risorsa per il territorio.

009a7145-0011-4282-baf0-b342744b5715_img_7837.webp

L’incontro si è concluso con un dibattito aperto, orientato alla condivisione di esperienze dirette e proposte operative. È emersa con forza la necessità di una collaborazione stabile tra istituzioni, mondo scientifico, agricoltori e comunità locali, per individuare strategie efficaci e durature.


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy . Chiudendo questo banner, o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.