
di IACOPO PARISI
Un tema di grande attualità, che incrocia ambiente, sanità pubblica, agricoltura ed economia del territorio, è stato al centro dell’incontro promosso dal Rotary Club Catanzaro, dal titolo “Il cinghiale tra conflitto e opportunità: impatto, gestione e prospettive future”. L’evento si è svolto presso la sede del Club ed ha registrato una partecipazione attenta e qualificata di cittadini, operatori del settore e rappresentanti istituzionali. L’iniziativa, inserita nel mese rotariano dedicato all’azione professionale, ha inteso offrire un momento di confronto concreto e multidisciplinare su una problematica che, negli ultimi anni, ha assunto dimensioni sempre più rilevanti anche in Calabria.
Ad aprire i lavori è stato il presidente del Rotary Club Catanzaro, Ferdinando Saracco, che ha sottolineato l’impegno del Rotary nel favorire il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e società civile, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di politiche territoriali più efficaci e sostenibili.
Nel suo intervento, la dott.ssa Morena Sia, dirigente veterinario dell’Area C dell’ASP di Catanzaro e vicepresidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della provincia, ha illustrato il quadro sanitario legato alla diffusione della Peste Suina Africana (PSA). Una patologia virale altamente contagiosa per suini domestici e cinghiali che rappresenta una seria minaccia per la filiera suinicola e per l’economia agricola.

La relazione ha approfondito la sintomatologia della malattia, spesso attenuata nel cinghiale selvatico, che può diventare un vero e proprio serbatoio ambientale del virus, rendendo più complessa l’individuazione dei focolai. Ampio spazio è stato dedicato anche alle procedure operative previste in caso di ritrovamento di carcasse o animali feriti, con un ruolo centrale affidato alla sorveglianza veterinaria, al campionamento e alla tempestiva segnalazione.
Di taglio scientifico e gestionale l’intervento del prof. Fabio Castagna, ricercatore universitario in Clinica Medica Veterinaria presso l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, che ha presentato un’analisi dettagliata sull’evoluzione della popolazione di cinghiali in Italia e in Calabria. Secondo i dati illustrati, negli ultimi anni la popolazione di cinghiali ha conosciuto una crescita esponenziale, favorita da un’elevata capacità riproduttiva, dalla scarsità di predatori naturali e da una gestione storicamente inadeguata. In Calabria, le stime più recenti parlano di oltre 300.000 capi, una pressione non più compatibile con l’equilibrio del territorio, soprattutto nelle aree agricole, periurbane e urbane.

Castagna ha poi illustrato gli obiettivi del Piano Straordinario regionale, che punta a una riduzione significativa della popolazione attraverso interventi selettivi, catture con sistemi a basso impatto ambientale, abbattimenti mirati e azioni anche in contesti protetti e urbani, sempre nel rispetto delle normative vigenti.
Uno degli aspetti più innovativi emersi dal confronto riguarda le prospettive future. La gestione del cinghiale, è stato sottolineato, non dovrebbe essere percepita esclusivamente come un’emergenza da contenere, ma anche come una possibile opportunità economica, se inserita in una filiera strutturata, sicura e tracciabile. L'idea prevede, infatti, la valorizzazione delle carni attraverso una filiera controllata, la creazione di un marchio territoriale legato al “Cinghiale di Calabria” e lo sviluppo di prodotti trasformati ad alto valore aggiunto. Un modello che coniuga sicurezza alimentare, tutela ambientale ed economia circolare, trasformando una criticità gestionale in una risorsa per il territorio.

L’incontro si è concluso con un dibattito aperto, orientato alla condivisione di esperienze dirette e proposte operative. È emersa con forza la necessità di una collaborazione stabile tra istituzioni, mondo scientifico, agricoltori e comunità locali, per individuare strategie efficaci e durature.
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