Il CNDDU ricorda Santo Panzarella, ucciso dalla 'ndrangheta 24 anni fa

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  09 luglio 2026 16:16

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama oggi l'attenzione dell'opinione pubblica sulla drammatica vicenda di Santo Panzarella, giovane calabrese di soli ventinove anni, scomparso il 10 luglio 2002 e divenuto uno dei simboli più dolorosi della cosiddetta lupara bianca, una delle manifestazioni più feroci della violenza mafiosa. A oltre vent'anni dalla sua scomparsa, il suo caso continua a rappresentare una ferita aperta nella coscienza civile del nostro Paese, ricordandoci quanto la criminalità organizzata continui a violare i diritti fondamentali della persona, primo fra tutti il diritto alla vita, alla libertà e alla dignità umana.

La storia di Santo Panzarella è quella di un giovane che avrebbe potuto costruire un futuro diverso, ma che si è trovato progressivamente risucchiato nelle dinamiche oppressive della criminalità organizzata. Nato a Filadelfia, in provincia di Vibo Valentia, e cresciuto a Curinga, Santo era stato allontanato dalla madre, Angela Donato, dalla realtà in cui operavano le cosche mafiose del territorio. Con lungimiranza e amore, la donna aveva cercato di offrirgli una possibilità concreta di riscatto inviandolo nel Nord Italia affinché potesse studiare, lavorare e costruire una vita fondata sulla legalità e sull'autonomia personale, lontano dalle logiche criminali che condizionavano il contesto di origine.

Quel progetto di emancipazione, purtroppo, si interruppe quando il giovane, dopo il fallimento dell'attività economica avviata fuori regione e spinto dalla nostalgia per la propria terra, decise di rientrare in Calabria. Da quel momento Angela iniziò ad assistere con crescente inquietudine a un progressivo cambiamento del figlio. Le nuove frequentazioni, il distacco dagli affetti familiari, le continue uscite notturne e il silenzio con cui rispondeva alle sue preoccupazioni lasciavano intuire un coinvolgimento sempre più profondo nelle dinamiche della criminalità organizzata. La madre raccontò di avere notato una inquietante coincidenza tra le assenze notturne del figlio e alcuni episodi intimidatori verificatisi nel territorio, comprendendo che Santo stava entrando nell'orbita della cosca Anello.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, Santo avrebbe successivamente lavorato come autista di Angela Bartucca, moglie del boss detenuto Rocco Anello. La relazione sentimentale che sarebbe nata tra i due, secondo la ricostruzione investigativa e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, fu considerata un gravissimo affronto ai rigidi codici della 'ndrangheta e avrebbe determinato la decisione del clan di eliminarlo. È doveroso ricordare che tali ricostruzioni investigative non hanno trovato una definitiva conferma processuale nei confronti degli imputati, assolti per insufficienza di prove, lasciando irrisolto il mistero della scomparsa del giovane.

Il 10 luglio 2002 Santo Panzarella scomparve senza lasciare alcuna traccia. Due giorni dopo la sua automobile venne ritrovata completamente distrutta dalle fiamme nelle campagne di Francavilla Angitola. Del suo corpo non è mai stata raggiunta un'identificazione certa. Le ricerche, protrattesi negli anni anche sulla base delle indicazioni fornite da collaboratori di giustizia, non hanno restituito quella verità che la famiglia continua ad attendere. Ancora oggi la sua vicenda rimane una delle pagine più drammatiche e irrisolte della storia della criminalità organizzata calabrese.

In questa dolorosa storia emerge con straordinaria forza morale la figura di Angela Donato, madre di Santo, che ha scelto di non piegarsi all'omertà e alla paura. La sua decisione di collaborare con la Squadra Mobile di Catanzaro e con la Direzione Distrettuale Antimafia ha rappresentato un esempio di altissimo valore civile. Pur consapevole dei rischi personali e familiari, ha deciso di affidarsi allo Stato, contribuendo con le proprie testimonianze all'attività investigativa e trasformando il proprio dolore in un impegno costante per la ricerca della verità. La sua vicenda testimonia come il coraggio di una madre possa diventare un presidio di legalità capace di incrinare il muro del silenzio che troppo spesso protegge le organizzazioni mafiose.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la memoria di Santo Panzarella e l'esempio di Angela Donato costituiscano un patrimonio educativo di straordinario valore. La scuola non può limitarsi a trasmettere conoscenze giuridiche o storiche sulla criminalità organizzata, ma deve educare gli studenti a riconoscere i meccanismi attraverso cui le mafie esercitano il proprio potere, facendo leva sulle fragilità sociali, economiche e relazionali dei giovani. È necessario sviluppare una cultura dei diritti umani che renda ogni ragazza e ogni ragazzo consapevoli del valore della libertà personale, dell'autodeterminazione e della responsabilità individuale.

Per questa ragione il Coordinamento propone che le istituzioni scolastiche promuovano percorsi permanenti di ricerca e di memoria civile dedicati alle vittime della cosiddetta lupara bianca, favorendo la costruzione di un archivio digitale nazionale realizzato dagli studenti, nel quale raccogliere documenti, testimonianze, ricostruzioni storiche e materiali multimediali affinché nessuna storia venga consegnata all'oblio. Parallelamente, appare fondamentale avviare laboratori interdisciplinari nei quali gli studenti possano analizzare le dinamiche sociali e psicologiche attraverso cui la criminalità organizzata esercita il proprio potere di attrazione sui giovani, elaborando proposte di prevenzione da condividere con le istituzioni locali e con il Terzo settore.

Sarebbe altresì auspicabile promuovere, all'interno delle scuole secondarie, percorsi di educazione alla memoria attiva nei quali gli studenti possano trasformare le vicende delle vittime delle mafie in strumenti di ricerca, narrazione digitale e cittadinanza partecipata, utilizzando le nuove tecnologie non come semplici mezzi di comunicazione, ma come autentici strumenti di costruzione della coscienza democratica. La memoria, infatti, non può essere considerata un esercizio commemorativo, ma deve diventare un processo educativo permanente capace di generare consapevolezza, responsabilità e partecipazione civica.

Ricordare Santo Panzarella significa riaffermare il valore irrinunciabile della dignità umana e ribadire che nessuna organizzazione criminale può sottrarre una persona alla memoria collettiva. Significa anche riconoscere il coraggio di chi, come Angela Donato, ha scelto la strada della legalità, dimostrando che la ricerca della verità rappresenta il fondamento imprescindibile di ogni società autenticamente democratica. La scuola italiana è chiamata a raccogliere questa eredità morale, trasformandola in un impegno educativo quotidiano affinché le nuove generazioni sappiano riconoscere, respingere e contrastare ogni forma di sopraffazione mafiosa, facendo dei diritti umani il principio guida della convivenza civile e della costruzione del bene comune.


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