“Il cuore e le pietre”, video poesia da record: il testo di Vincenzo Ursini da migliaia di visualizzazioni

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Ursini e Misasi

  27 gennaio 2026 09:22

In 30 giorni supera le 11.000 visualizzazioni: traguardo davvero clamoroso per la videopoesia «Il cuore e le pietre» di Vincenzo Ursini; testo che il poeta di Petrizzi aveva scritto alla fine degli anni ʼ70 e che ha riproposto di recente partecipando a prestigiosi concorsi letterari vincendone diversi, tra i quali la 55esima edizione del premio Pietro Borgognoni di Pistoia e la IV edizione del premio La Casa Rossa di Cesena.

Apparso poco prima di Natale su FB come videopoesia, il testo di Ursini, arricchito di penetranti immagini e recitato con singolare finezza emozionale, ha ottenuto in pochissimo tempo questo ambito risultato letterario.

«Il cuore e le pietre» di Vincenzo Ursini, una delle più autorevoli, autentiche e ricercate voci poetiche del secondo novecento, - scrive la professoressa Francesca Misasi - è una poesia che nasce «ab imo pectore» (Lucrezio) dal profondo del cuore ed in cui parola ed emozione hanno raggiunto note così alte da toccare lʼanima e la ragione. Una poesia di rilevante attualità, che ha sfidato e sfida il tempo, un componimento originale, unico, che rifugge dall’ovvio, dai modelli dominanti e da qualsiasi formalismo preimpostato o indotto. Un piccolo gioiello di rara e ritrovata coscienza linguistica, dote rarissima di questi tempi, che scolpisce, attraverso unʼinteriorità rivelata, una sovraesposizione emotiva che fa sentire il lettore, attraversato da un’irrefrenabile commozione, parte della narrazione. Si coglie, nel testo, che trasmuta in fragranza di memoria, quella ricerca interiore che diventa espressione di unʼanima ancorata ai ricordi, alla lotta tra sentimento e ribellione, tra solitudine e angoscia, legata a un passato ancora vivo ma abitato da velati stati di coscienza, e dal quale emerge il legame fondamentale e tormentato col padre e il senso di smarrimento per averlo troppo presto perduto.

Affiora nella lirica, infatti, con grande dignità comunicativa, sapienza del cuore e radicale onestà, un affetto sofferto, malcelato, frutto probabilmente di una contrapposizione generazionale ma che il poeta solo col tempo, ha saputo trasformare in rimpianto, in conforto in poesia, in quel verso di riconciliazione e grande serenità interiore che recita “rancore più non sento per la morte.

Nei suoi versi, infatti, lʼamore filiale, alla stregua di P. Neruda, (amore-perdita) si dilata, si riconosce come sentimento profondo legato alla quotidianità, ai ricordi che diventano, nel tempo, quella forza vitale che dona senso alla vita. Non a caso il Nostro, con affascinante e ricercata nitidezza espressiva, fa rivivere la figura paterna tra gli orrori, le macerie e le sofferenze di un periodo complesso e doloroso della nostra storia. Un periodo processato e stigmatizzato nella lirica, in un concentrato di versi lucidi, penetranti che svelano e decodificano, parola per parola, la paura, il terrore, la sofferenza e dove la scenografia d’insieme, diventa personaggio chiave della tragicità del dramma vissuto. Versi inimitabili in cui il dolore non è il dolore dostoevskiano che diventa strumento di purificazione e coscienza, ma è dolore esistenziale, quello che arriva a distruggere l’amore sacro per la vita.

Una poesia che si può accostare, per l’intensità simbolica ed espressiva di versi lancinanti come «aveva unghie di fuoco/…» e «…donne appese come capre alle forche dei pioppi lungo il fiume./ », alla valenza figurativa e surreale della Guernica di Picasso diventando, come il dipinto, strumento potente e silenzioso dell’Arte quale memoria collettiva e monito contro la violenza e la sopraffazione. «Il cuore e le pietre» non è solo una lirica ineffabile, o il flusso emotivo di un ricordo ma una poesia universale, una cosmogonia lirica dʼincommensurabile valore poetico che riflette e si accosta, in modo autentico e personale, alle voci più pure e autorevoli del firmamento poetico internazionale. Si coglie, infatti, nello scorrere fluido dei versi, l’eco della tenerezza delicata e aulica del Pascoli, della malinconica eleganza del Leopardi (Quieta disperazione), della discrezione formale, del pudore, del sentimento e dell’austera meditazione del Montale nonché il richiamo al verso sobrio, cristallino e malinconico de «La vita fugge» del Petrarca! Una poesia articolata e sublimata dalle emozioni del poeta che diventa, come per W. Whitman, (Varie sfaccettature delle emozioni), ʼenergia puraʼ esperienza totale ed espressione vitale dei sentimenti. Una lirica di nostalgia e luce, percezione e memoria, dove la raffinatezza della forma si fonde con la tensione comunicativa aprendo varchi di senso e di significati, scoprendo in poche, mirate e illuminanti immagini, conflitti e realtà irrisolti.

Ursini, che conosce molto bene lʼarte del comporre, ha saputo cogliere e deflemmare, attraverso una struttura lineare e vibrante, come pochi riescono a fare, il senso autentico della realtà e i sentimenti in modo personale e istintivo ma anche logico e concettuale. È riuscito a trarre dal dolore, un canto consolatorio e necessario emulsionando, nel contempo, coscienza civile e poesia. Importante altresì, sottolineare la magistrale finezza compositiva del Nostro, nellʼaver saputo legare il tempo passato, al tempo della sua giovinezza e al presente senza per questo, creare vuoti o fratture al fluire limpido o al ritmo costante dei versi, facendo emergere, nel contempo, che dalla realtà vissuta dal padre quando «…la fame /dormiva sulla pancia del gatto…/ » e quando «Tu / portavi dentro baratri improvvisi…» e da quella della sua gioventù di «… e noi viviamo ergastoli infiniti.» nulla sia cambiato veramente. Pochi, toccanti e icastici versi che spiegano, più di mille argomentazioni, la cruda negatività della realtà di quel tempo.

È una poesia «Il cuore e le pietre», che si sgrana come un ʺrosario dell’esistenzaʺ, una cromia di sentimenti che attraversano le anguste geometrie dell’animo umano e dove si sente il profumo del pane caldo di famiglia e dove «… il mare ha brividi di azzurro/ e l’estate è una stella cadorina,/…»

Versi d’incanto che seducono come i riflessi notturni e ammalianti della luna sull’acqua. Un altro straordinario elemento chiave di questa eloquente lirica, è l’uso della parola che, incisiva, tagliente, levigata, scarnificata dal superfluo ma intrisa d’interiorità e nutrita di un sentimento autentico, diventa, nel contesto, veicolo di valori, coniugazione di verità e lirismo emozionale. Vincenzo Ursini usa nel testo, la purezza e la ricchezza semantica della parola per costruire, plasmare e raffigurare la narrazione dell’animo umano. Dal punto di vista strutturale inoltre, lʼuso della parola si lega, con elegante rilevanza, al richiamo delle potenti ed illuminate metafore elaborando un codice lirico florido ed espressivo di particolare sensibilità.

Anche il linguaggio, forbito e aduso alla ricercatezza, - conclude Francesca Misasi - si distingue per lʼeleganza dello stile e recupera, nella parola, il senso vero della tradizione oltre ad assumere quel valore etico che richiama la grande poesia del ‘900. «Il cuore e le pietre» rappresenta, per la poesia, una pietra miliare, un esempio di dignità comunicativa, di coscienza linguistica e di senso estetico ed evocativo, elementi fondamentali per un’ispirata progettualità poetica. Una lirica magistrale la cui potenza suggestiva conferma, qualora ce ne fosse bisogno, il grande e inestimabile carisma di Vincenzo Ursini!

«Il cuore e le pietre» é una poesia d’ineguagliabile bellezza, un concentrato di emozioni che vanno dritte al cuore, una lirica che misura tutta la grandezza e lʼumiltà di chi lʼha composta.


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