Il giovane attore di "Figli del Minotauro" Francesco Stanizzi ricorda Franco Primiero

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Franco Primiero e Francesco Stanizzi sul set del film Figli del Minotauro

Francesco Stanizzi: “Re Italo esce dalla leggenda perché ora grazie a lui ha un volto” Il regista: “Addio al Nume tutelare della Sila”

  17 gennaio 2026 16:10

"Un ricordo che naviga sulle sponde dello Ionio, fino ad approdare sulle coste calabre. Io Ulisse, tu Re Italo. Poche parole, tanto vento. Resta quell’inquadratura che ci ritrae in vesti d’altri tempi, con il tuo sguardo rivolto dritto all'anima. Ci siamo visti poche volte, Franco, eppure è come se ci dovessimo conoscere dai tempi antichi, legati dallo stesso destino che unì Ulisse e Italo su queste sponde", così Francesco Stanizzi ricorda Franco Primiero venuto a mancare nei giorni scorsi a Magisano.

Incontrato per la prima e unica volta sul set del film "Figli del Minotauro" di Eugenio Attanasio. Entrambi attori sulle mitologiche rive del Mar Jonio, precisamente a Caminia di Stalettì, davanti alla Grotta di San Gregorio. "Ed ecco la scena  - racconta  il giovane attore di Figli del Minotauro Francesco Stanizzi - io con la mia barca tocco la riva dopo un lungo viaggio dalla Grecia, prendo l'elmo di bronzo, metto i piedi sulla sabbia e mi avvicino a lui, Franco Primiero, Re Italo, che è seduto davanti al fuoco. Ci guardiamo! Il primo incontro fra un greco e un autoctono. E quel lungo sguardo dice tutto, anche il futuro. Che diventa storia. Scena che apre il film-documentario, basilare, tanto da essere ripetuta non so se quindici o venti volte per la maniacale poetica  precisione del regista Attanasio, coadiuvato dai formidabili Salvatore Paravati e Nicola Carvello. Franco e io sulla spiaggia negli abiti della costumista d'eccezione Stefania Frustaci. Nel vento che sferza la costa. Franco e io protagonisti della storia. E davvero la sua presenza era regale, per me in quel momento non era cinema, non era recitazione. Mi sentivo veramente al cospetto di un Re fiero - aggiunge Francesco Stanizzi - consapevole di essere padrone della terra in cui ero appena approdato eppure aperto allo straniero, a me, giunto dal mare. Il primo greco approdato nella terra che diventerà Magna Graecia. Faro culturale del mondo. Fuori dalle scene cinematografiche, fuori dal set, ho rivisto poco Franco Primiero ma ogni altra volta, per me, è sempre stato un incontro regale: davanti alla  sua statura, i suoi occhi profondi e al contempo sorridenti, la sua barba,  i suoi modi, i suoi gesti. E forse anche io per lui sono sempre rimasto quel primo  navigante greco - sono ancora  le parole commesse di Francesco Stanizzi - giunto sulle rive joniche, giovane arrivato da una raffinata civiltà che lascia intuire fin da subito  gli impulsi verso un  futuro mirato a raggiungere apici culturali mai raggiunti prima nella storia. Ora Franco Primiero non è più ma Re Italo è lì, vivo, sugli schermi, premiato nelle più importanti rassegne cinematografiche al mondo".

"Prima di lui - conclude l'attore Francesco Stanizzi - Re Italo  era una leggenda, ora Franco Primiero gli ha dato un volto, ormai entrato nella storia". Ma ecco qui di seguito anche il ricordo del regista Eugenio Attanasio: "Ciao Franco.  In una fredda giornata d’inverno ci lascia Franco Primiero. In altri anni, di questo periodo saremmo stati di ritorno da ciaspolate silane tra il Colle del Telegrafo e la Valle del Capitano, che erano i suoi percorsi d’elezione, sia d’inverno che d’estate. Insieme abbiamo realizzato cammini tra la Sila piccola, la Sila Grande e la Sila Greca, dieci anni prima di Checco Zalone, raccogliendo anche testimonianze filmate nelle quali la sua figura troneggiava: nell’ultimo Figli del Minotauro prestava la sua figura ieratica alle sembianze del Re Italo, allevatore dell’Istmo delle Calabrie. La nostra amicizia era nata camminando con il gruppo Uisp/ Calabriando insieme a Caterina, Riccardo, Walter, Carmelo, Felice, Pino e Franco e tanti altri ed era proseguita perché coltivavamo interessi comuni nel segno dell’escursionismo e della ricerca “micologica”. Andare a funghi era la nostra passione ed amavamo simpaticamente sfidarci, quando era il tempo, a chi ne raccoglieva di più. Lui che era un generoso li regalava, così come gli asparagi, senza farli mancare mai a nessuno. Sempre pronto ad imbarcarsi in escursioni esplorative non lesinava mai la sua partecipazione, che era sempre preziosa per conoscenza ed esperienza della montagna; la sua lunga barba bianca gli conferiva un aspetto carismatico, facendolo notare immediatamente. Era e resterà per noi come una specie di Nume tutelare della Sila e dell’ambiente, che amava tanto e che si prodigava a far rispettare, dialogando con tutti e facendosi apprezzare per le innumerevoli qualità umane. Insieme avevamo creato un gioco di collaborazioni cinematografiche per le quali volta per volta era diventato il monaco Efrem il fondatore di Rossano, San Bartolomeo da Simeri, Re Italo e così via, assecondandomi nei miei lavori documentari nei quali era diventato il nostro principale attore feticcio. L’amico Guglielmo lo chiamava Dersù come il protagonista del film di Kurosawa “Il piccolo uomo delle grandi pianure”, per la capacità di rappresentare uno spirito dei boschi, l’anima buona di queste nostre montagne che lo vedevano vagare sempre in compagnia, promuovendo luoghi del cuore come la Grotta Rosa di Magisano. Riuscivo a trascinarlo anche in camminate impegnative nelle quali ogni tanto perdevamo l’orientamento, ritrovandoci soli spesso in mezzo al bosco anche con la luce calante, ma era solo per poco, perché si riusciva sempre a tornare alle macchine, stanchi, affaticati, ma con tanto da raccontare. A Natale poi si trasformava in un babbo Natale da Oscar che faceva impazzire i bambini. Caro Franco - chiude Attanasio - non possiamo accompagnarti in questo tuo ultimo cammino, ma grazie per tutti gli altri che abbiamo fatto insieme, per le belle cose che ci hai insegnato, da idealista e appassionato, da escursionista anarchico con l’aspetto di monaco eremita. Il tuo spirito resterà sempre con noi".

 


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